Maison Madame Ilary Couture

IlaryNon è semplice parlare di Ilaria senza pensare a Maison Madame Ilary Couture poiché Ilaria Parente è la Maison. Io stessa mi sono sempre rivolta a lei chiamandola Ilary, omettendo “Madame” solo da quando siamo entrate in confidenza.

“Non ho mai avuto un piano B, per me creare è una necessità” Ilary mi ha accolto in atelier con queste parole e, mentre ascoltavo la sua storia, ho trovato la ragione della totale aderenza tra la persona e il progetto. La Maison è Ilaria, dentro alla Maison confluisce la passione, a tratti ossessione, che Ilary ha per il suo mestiere che non è un lavoro ma il suo modo di manifestare ciò che ama. Il lavoro c’è, e questo Ilary lo sa bene, ma diventa l’energia sprigionata dalla dedizione, dalla pazienza e dallo studio continuo.
Ha iniziato a tredici anni a Napoli, dove è nata. Si innamorò di un turbante bianco, che conserva ancora oggi, come una reliquia, nel suo atelier, e fu un vero colpo di fulmine. Era il copricapo indossato da sua madre per il matrimonio e lei, bambina esploratrice, dopo averlo trovato nell’armadio capì che cosa voleva fare. Ha orientato i suoi studi verso l’arte e si è trasferita a Milano per frequentare l’Accademia, dove si è diplomata in costume e scenografia. Ha lavorato in teatro, anche Alla Scala, ma ha sempre saputo quale fosse il suo sogno e non ha mai smesso di camminare verso di lui. Ilary ci ha sempre creduto, anche quando le scelte da fare sono state difficili. Con i sogni è così, non bisogna mai perderli di vista perché loro hanno il segreto della felicità e Ilary me lo conferma, quando mi confessa di avere rinunciato a comprare l’auto perché le uniche macchine che compra sono quelle per cucire.
Chiedo a Ilary come nascono le idee e lei, con la luce negli occhi, condivide il nucleo della sua ispirazione. Andiamo indietro nel tempo, arriviamo alla fine degli anni Venti ed esploriamo gli anni a venire, fino alla fine dei Cinquanta. Sono stati anni di cambiamento e rivoluzione poiché, come Ilary sostiene, gli abiti raccontano l’umanità e il suo percorso. Parliamo fuori dalle mode, per Ilary esiste una verticalità, nella sartoria, che ha radici profonde e vive nei tagli, nei tessuti, nell’armonia dei corpi e nella valorizzazione delle forme.
“Vuoi coprirti o vuoi vestirti?” Me lo chiede a bruciapelo e io resto in silenzio perché non avevo mai pensato a questa differenza, superficiale in apparenza ma profonda nella sostanza. L’abito è il nostro modo di andare nel mondo e dentro all’abbigliamento riponiamo chi siamo, come ci sentiamo e chi vorremmo essere. In un istante ripercorro miriadi di situazioni in cui mi sono preparata per uscire, per partire, per andare a fare la spesa o, semplicemente, per stare in casa a leggere e a scrivere; realizzo che le mie scelte non sono mai state dettate dal caso, anche se a volte l’ho creduto. Mi abbiglio in base a come mi sento, c’è una sartorialità spontanea che ritrovo ogni mattina e che mi fa vestire. Solo io capisco il senso, ma è ciò che importa perché imparo ogni giorno a indossare me stessa.
L’abito su misura è il lavoro di un professionista che comprende non solo la fisicità, ma anche l’intimità dell’altro e, con pazienza, studio e amore, propone una soluzione unica per un soggetto unico poiché, ognuno di noi è differente.  La sartoria è di certo tradizione, c’è artigianalità e conoscenza nel lavoro manuale che viene tramandato da secoli, ma è anche rivoluzione poiché, come sostiene Ilary, in una società in cui impera l’omologazione valorizzare la propria differenza è un gesto rivoluzionario. Alla rivoluzione aggiungo la consapevolezza, è un importante traguardo nelle scelte su cosa indossare poiché, con un semplice capo, possiamo trasferire un messaggio a chi ci vede ogni giorno. Un capo sartoriale è costruito con tessuti nobili, è realizzato con le mani di un lavoro retribuito in maniera adeguata, è duraturo perché la sua qualità gli consente di vivere, oltrepassando le mode. Penso alla calotta, il copricapo che Ilary ha rivisitato e che realizza in differenti versioni. Non è un semplice cappello ma è un omaggio a una donna coraggiosa, Amelia Earhart la prima aviatrice a volare sull’Oceano Atlantico, e indossarlo con consapevolezza e fierezza fa parte dell’atto rivoluzionario poiché i capi, attraverso la loro estetica, trasportano un contenuto che confluisce nella forma.

Saluto Ilary e la ringrazio per avermi accolto nel suo mondo. Se qualcuno la dipingesse dovrebbe scegliere colori che accendono: il rosso, nelle sue differenti gamme, ma anche l’arancio e il giallo. Mia cara Madame Ilary, porterò con me la passione e l’energia del fuoco che alimenta la fierezza del coraggio e la costante devozione verso ciò in cui credi.

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