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Kanpai: esperienza giapponese

Mi hanno portata al giapponese; l’idea era di farsi una scorpacciata di shushi e tempura accompagnati dai classici rotolini, i california roll, di cui vado ghiotta.
Sono entrata al Kanpai e l’ambiente mi è sembrato diverso dal solito ristorante giapponese che incontriamo in città. Poi ho approfondito e ho scoperto che il locale trae ispirazione da “l’Izakaya” che è il tipico locale nipponico dove in maniera informale si beve sakè accompagnato da piatti tradizionali*.
Mi sono accomodata e confesso di essere rimasta delusa dal menù perché non c’era nulla di ciò che si può trovare in un ristorante giapponese a Milano; addio sushi!
Ho guardato meglio, mi sono lasciata consigliare dal personale molto preparato e competente e mi sono buttata alla scoperta di ciò che veniva proposto. Una meraviglia, un percorso nella cucina tradizionale della terra nipponica, gusti delicati e decisi, sapori innovativi che colpiscono le papille e fanno restare senza fiato. La chef Jun viene da Tokyo e non sono riuscita (per ora!) ad incontrarla ma so che ha una laurea in arte e questo credo che abbia influenzato il suo potenziale estetico che esprime con professionalità e competenza nei piatti che propone; ne cito uno su tutti: Nasunagi melanzane in salsa kabayaki in ciotola di riso, una delizia fuori dalla norma.

*Citazione dal sito web del locale.

Nella foto Jun, la chef di Kanpai

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Sentirsi a casa

Ho passato qualche giorno nelle Langhe, un luogo in cui trovo il giusto spazio per pensare e per prendere un po’ di tempo. È una terra peculiare, i colli sono accerchiati dalle Alpi e vicini al mare della Liguria. Il terreno è fertile e troviamo: buon vino, buon cibo e incantevoli profumi. Questo sentire, insieme all’eccezionalità dei posti, è testimoniato dal Comitato UNESCO che nel 2014 ha riconosciuto questi luoghi come parte integrante del patrimonio mondiale.
In una località defilata, lassù in cima, nei pressi di Santo Stefano Belbo, si trova una struttura che un tempo, era un monastero. Nel 1619 un gruppo di monaci cistercensi decise di edificare sui resti di una cappella costruita un secolo prima del loro arrivo.
Intorno al 1860 il monastero venne acquistato dai Conti Incisa che ne fecero una dimora privata e solo nel 2002 la struttura divenne il Releais San Maurizio.

“Qui siete a casa.” L’ha detto la ragazza alla reception mentre ci faceva visitare le aree comuni, il ristorante e la cantina. Quelle parole sono rimaste per tutto il soggiorno e mi hanno fatto sentire a casa mia, in un luogo in cui potere leggere, muovermi, prendere qualcosa, ricevere degli amici, e tutto ciò che mi viene in mente quando sono nella mia abitazione: persino cucinare.
C’è stata l’occasione, e forse è come se l’avessi fatto.
“Venga signora che la metto in HD.” Così ha risposto lo chef Giampiero Vento mentre preparava il bonet.
La cucina ha una grande vetrata che si apre sulla sala dedicata alla colazione e io sbirciavo per verificare che la pasta sfoglia fosse tirata con il mattarello.
Due chiacchiere semplici, qualche consiglio utile sulla scelta degli ingredienti, uno scambio di opinioni su alcuni ristoranti milanesi e sulla ristorazione parigina e per finire la garanzia sulla pasta e il pane.
“Li facciamo noi ogni mattina.” Mi ha assicurata lo chef Vento.
Posso testimoniare, mattarello compreso.

La fotografia è presa dal sito web della struttura.