Autore: Ratatuia Metropolitana

Creare spazio

Creare_spazio“La vita è lunga.” È la risposta che mi ha dato la mia amica S., me l’ha detto con certezza serafica quando mi sono complimentata con lei per la sua capacità di avere degli spazi vuoti, sugli scaffali e all’interno dei mobili della sua abitazione.
Ho avuto modo di vivere a casa della mia amica per qualche giorno, lei era partita e io avevo bisogno di un appoggio temporaneo. Mi sono trasferita e, in uno spazio non mio, ho dovuto cercare le cose. Ho aperto la dispensa, ho trovato quello che mi serviva, tutto era sistemato perfettamente e ricopriva la metà dello spazio disponibile. All’interno di un mobile che ha tre scaffali solo due erano occupati, il terzo era vuoto, in attesa. Lo stesso vale per l’armadio, pieno solo a tre quarti, con un’area pronta ad accogliere ciò che verrà. Anche la libreria, che veste un’intera parete, era organizzata con equilibrio tra l’archivio di ciò che è stato e aree pronte per ospitare il futuro.
Ho pensato alla mia libreria, satura, spesso a causa di oggetti dei quali non sono mai stata padrona e che, per pigrizia, ho rinunciato a smaltire. L’ho fatto. Ho creato spazio. È stato un lavoro impegnativo ma mi ha portato una grande soddisfazione e, mentre componevo il nuovo ambiente, mi sono resa conto che la mia attenzione è andata sul vuoto e non più sul pieno, come mi capitava un tempo. Ho volutamente cercato di dare spazio al vuoto, a ciò che potrà esserci, a quello che arriverà solo nel momento in cui avrò la giusta predisposizione per accoglierlo.
Mi è venuto in mente un quadro di Piet Mondrian, uno dei tanti dipinti composti da rettangoli colorati intervallati da quelli bianchi. Lascio agli esperti la spiegazione didattica, io mi accontento di condividere il senso che ci ho trovato, quello che è stato utile per me e che risiede in quel bianco. È quello ciò che più importa, un’area pronta a ospitare, uno spazio candido nel quale dipingere ciò che desidero.

Nell’immagine una riproduzione ispirata a una delle composizioni di Piet Mondrian.

DART Milano

 

DartLa parola che ha stimolato la mia curiosità è Dynamic, è questo il ruolo ricoperto dalla D nell’acronimo che descrive l’iniziativa. Il resto si presenta da sé e sta per Arte.
Ho inseguito quel Dynamic, volevo saperne di più, avevo inteso che ci fosse del movimento, immaginavo una esposizione itinerante, ma non avevo colto la giusta prospettiva. Il DART viene ospitato dal Museo della Permanente, che evoca stabilità e fissità, ma la mobilità sta nel concetto curatoriale della mostra, insieme ai pezzi che ne fanno parte. Il museo dinamico raccoglie opere da collezioni private e le espone al pubblico, che trova qui l’unica possibile occasione per ammirarle, è questa la missione del gruppo che l’ha costituito, il quale si pone l’obiettivo di creare una grande rete fra la comunità dei collezionisti.
A rinforzare l’idea del movimento c’è il fatto che le opere di un’esposizione possono mutare durante il periodo, a patto che l’autore resti lo stesso. Nella mostra in corso oggi, ad esempio, nella sezione dedicata al grande Novecento italiano, potrebbe accadere che il quadro di un artista venga restituito al legittimo proprietario e che al suo posto ne arrivi un altro, del medesimo autore e proveniente da un’altra collezione. Questo significa che, durante i mesi di esposizione, è utile andare più di una volta perché si potrebbe avere una fantastica sorpresa.
Tornando all’esposizione in corso in questi giorni, dove troviamo centoventi opere suddivise fra la sezione dedicata al Novecento italiano e quella dedicata a capolavori antichi, ho apprezzato dipinti meravigliosi che è possibile ammirare con tranquillità, in un luogo discreto in cui si trova lo spazio per entrare in intimità con l’arte, facendo indigestione della bellezza che ci può offrire.
Segnalo due quadri che, dal mio punto di vista, valgono la mostra.

Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931), Donna sdraiata in lettura, 1914, olio su tela, 73 x 92 cm

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Le pennellate e i colori mi hanno avvolta e mi hanno portata in quell’atmosfera, a provare il dolce abbandono che può dare la lettura.

Michelangelo Meriai detto Caravaggio (Milano, 1571 – porto Ercole, 1610), Maddalena Addolorata, 1605-1606, olio su tela, 112 x 92 cmMaddalena_2

La magia, non ho altre parole per condividere l’intensità di un dipinto in cui non si vede il volto ma solo un capo chino ed è forse quel collo, e la porzione di schiena, curvata dal dolore, che mi hanno portata all’empatia con la protagonista.
Questo dipinto ha una storia intrigante perché è il lavoro preparatorio di un’opera dedicata alla morte della Vergine Maria. Il quadro fu rifiutato dai Carmelitani Scalzi e venne acquistato dal Duca di Mantova che dovette venderlo a seguito di un dissesto finanziario e, dopo diversi passaggi, arrivò al re di Francia e infine al Louvre dove oggi viene custodito. 

Quanto dinamismo troviamo in un’opera d’arte? Immagino le mani che l’hanno toccata, i tetti che l’hanno riparata e gli amanti che l’hanno custodita. Credo che, se la si guarda con attenzione, in ogni opera d’arte si possa percepire un po’ di eternità.

Le fotografie:
“XX Il Grande 900 Italiano” e “I Capolavori delle Collezioni Private”
Ph. Courtesy DART Milano
Maggiori informazioni sugli orari per le visite sul sito del museo