Autore: Ratatuia Metropolitana

Che cos’è la bellezza

Ci sono momenti in cui prevale il silenzio. Sono ore, giorni o mesi; il tempo è relativo e dipende da ognuno. La gente intorno ti dice che servirà tempo, tu stesso te lo ripeti, e non è possibile definire la scadenza. Silenzio, è lui il protagonista in quel tratto di strada che ti separa da te di prima a te di dopo. Questo accade di fronte ad un evento straordinario, triste o allegro che sia, in genere la nostra attenzione è più concentrata su episodi tristi, sono quelli che ci mettono alla prova, anche se il cambiamento in noi può essere provocato da avvenimenti gioiosi, anche quelli trasformano, e ti lasciano senza parole, in silenzio.

Sono rimasta in silenzio per qualche mese, non riuscivo a trovare le parole, non avevo argomenti da condividere ma poi l’altro giorno ho trovato la bellezza, è lei che mi ha spinta. Per caso, sfogliando un giornale, ho trovato l’immagine dei Jardin du Luxembourg e sono entrata nella loro bellezza. Ho sentito il profumo dei fiori, ho sfiorato l’erba camminando a piedi nudi, mi sono seduta su quella sedia verde che ho visto solo in questo posto, ho sentito il sole sul viso e mi sono dedicata alla lettura. Poi una signora si è fermata e mi ha offerto un morceau de baguette, era gentile e sorrideva.
Tutto questo in un istante mentre guardavo la fotografia sulla pagina del giornale. La bellezza è dentro a tante cose, si incontra spesso, basta saperla vedere. La bellezza mi consola, mi aiuta ad aprire gli occhi verso il domani.
Dopo avere chiuso il giornale ho fatto una lista, mi sono concentrata su ciò che per me emana bellezza: la rosa e il velluto dei suoi petali, un dipinto Renoir con la luce che lui sapeva catturare, una visita al Musée d’Orsay, il sorriso della mia nipotina, il profumo dell’erba appena tagliata, un Notturno di Chopin, una passeggiata in bicicletta, lo sguardo dell’uomo che ho amato, le Lezioni Americane di Calvino e tanto altro ancora. Voglio comporre una lista in divenire, fatta da ciò che ho già conosciuto e da ciò che ancora non conosco ma che saprò accogliere.

Fotografia

La mia amica R. mi ha fatto vedere una fotografia in bianco e nero che la ritrae accanto alla sua nipotina nel giorno della Cresima. È passato un po’ di tempo da quello scatto, basti pensare che la sua nipotina ha un figlio che si è laureato l’anno scorso. Mi piace quell’immagine ed è piaciuta anche a R. che ha deciso di renderla digitale per ospitarla nella chat del suo smartphone.
Ricordo le fotografie della mia infanzia e ripercorro le occasioni in cui si decideva di immortalare l’evento; accadeva nei momenti importanti ed era affidato al professionista. Ad un certo punto avevano cominciato a circolare le prime macchine fotografiche, ho memoria anche di quegli scatti, li ho registrati tutti fino al giorno in cui arrivò l’istantanea, quella che non aveva bisogno dei tempi di sviluppo, usciva come una lingua e si dovevano aspettare pochi minuti per vedere l’effetto. Ne conservo qualcuna, mi ritraggono goffa o mossa, a volte con gli occhi chiusi ma hanno reso eterno il momento. C’è una situazione dietro a quello scatto; penso ad una foto in cui stavo mangiando delle patate al ristorante, avrò avuto otto anni, me la fece mia madre. Ricordo quella vacanza, eravamo al mare e ho in mente la spiaggia e la disposizione dello sdraio, rivivo il sorriso di mia madre e la sua pazienza di fronte ai miei capricci perché preferivo le patate arrosto all’insalata. Oggi con lo smartphone è tutto più facile, si fanno migliaia di scatti e si butta ciò che non va bene, non si deve attendere e ci si può fare il selfie. Si prova, si sbaglia, si taglia, ci si mette in posa e si utilizzano effetti speciali. Continuo ad essere parsimoniosa, registro ciò che ritengo importante, mi piace sapere che c’è una situazione dietro all’immagine, è quello che dà lo spessore, è la profondità di una dimensione in più; penso alla complicità tra i soggetti e il fotografo e sono convinta che in questo modo il ricordo rimanga vivo, l’esperienza sarà registrata.