Viaggio

Il viaggio

Il_ParasoleVacanza è perdersi e, dal mio punto di vista, il luogo non è fondamentale. Credo che l’esperimento si possa fare anche dal divano della propria abitazione, o da paesaggi già di gran lunga praticati, ma in questo caso lasciarsi andare sarà più difficile perché ci ancoriamo alle comode abitudini, almeno per me è così. Risoluta nel proposito, ho compreso che desideravo sentire una lingua sconosciuta. Una musica nelle orecchie che interrompe i pensieri operativi e lascia lo spazio ai flussi immaginifici, così me li figuro: spazi sconfinati, allietati dal sole e dal cielo azzurro, luoghi colmi di bellezza composta da fiori e da sorrisi. Meta e tragitto, parti integranti della composizione del mio viaggio; la prima si configura come la destinazione, il posto in cui ci si ferma per osservare ma anche per ascoltare ciò che è stato raccolto fino a lì. Il secondo è movimento, necessario e sufficiente per incontrare una meta.
Ho sempre preferito le vacanze dinamiche, dove il panorama cambia ogni giorno e si può fare indigestione di varietà culturali, culinarie, metereologiche e così via. Mettendo insieme tutti gli ingredienti, desiderosa di un posto che non conosco, come un nuovo libro da leggere, ho disegnato il mio viaggio.
La partenza è prosssima… il dove lo scoprirete fra poco, seguendo le story su Instagram. Vi prometto di condividere tutta la bellezza che incontrerò sul mio cammino!

Nell’immagine: Il parasole, Francisco Goya – 1777.

Il sapore

“Cucinare è prendersi cura.” Me lo ha detto il mio amico E. quando gli ho raccontato l’ultima ricetta che avevo elaborato. Mi sono interrogata sul mio desiderio di cucinare, ho pensato ai piatti che ho voglia di preparare e di gustare. Ho compreso che ci sono due momenti differenti: quello del ricordo e quello della scoperta.
Il ricordo è ricerca di sapori famigliari, attraverso una ricetta ereditata da mia nonna ritorno a indugiare nella mia infanzia. Mentre cucino ritrovo gli spazi della sua grande casa, i profumi delle mattine d’estate, rivedo i suoi capelli grigi ondulati e l’immancabile rossetto rosso sulle labbra. Quando assaporo sento il suo abbraccio. Non è semplice arrivare al suo sapore, è un costante avvicinamento. Cucino, assaggio e mi dico che manca ancora qualcosa, mi do appuntamento alla volta successiva e ci riprovo. Mi convinco che fosse meglio il risultato precedente e programmo di tentare di nuovo. Vorrei farlo in una sera d’inverno, vorrei che ci fosse una stufa a legna, come quella che aveva lei.
Poi arriva il giorno della scoperta, penso a un ingrediente e immagino quale sia il modo migliore per catturare il suo gusto. Penso agli abbinamenti, mi chiedo con che cosa potrà trovarsi in armonia. Nasce una ricetta, sono in un ambiente nuovo, che posso scoprire attraverso quel sapore creato da me. Mi riconosco.
Che sia ricordo o scoperta, amo condividere i miei sapori con le persone a cui voglio bene. Mentre preparo un piatto per gli altri, spero che possano alimentarsi, che quel gusto a me caro possa arricchire i loro palati con emozioni e desiderio di esplorare.
Cucinare è come affrontare un viaggio, mi affido ai sensi e inizio il cammino, posso scegliere una nuova meta o andare verso un posto che conosco. Sarà in ogni caso una scoperta perché io sarò cambiata, e nel progressivo avvicinamento al sapore famigliare troverò il punto che è diventato per me ragione, mentre nel nuovo sapore incontrerò un gusto che alimenterà la mia consapevolezza.
Ripenso all’idea di prendersi cura e credo che la cucina, e la ricerca del sapore, ci aiuti a prenderci cura di noi stessi e degli altri. Così come nel viaggio, anche a tavola la partecipazione è un ingrediente che porta piacere.

Nell’immagine La tavola imbandita, Henri Matisse