Locali

A Firenze da Zà Zà

Stavo facendo ordine tra i materiali e ho trovato questa foto nel mio archivio.
Ho ripensato a una serata di tre anni fa che mi ha portata per caso in questo locale. Mi trovavo in viaggio con qualche amica, la nostra meta era Cortona ma a Firenze avevamo deciso di fermarci per ammirare le bellezze della città. Due passi verso il Duomo e una capatina fino alla Basilica di San Lorenzo; dovevamo cenare ed eravamo certe di trovare un posto accogliente vicino al mercato. Ne abbiamo provati tanti, era tardi e nessun oste ci voleva accogliere. Continuavamo a chiedere, dicevamo che ci saremmo accontentate di qualcosa di freddo, ma tutti erano già in chiusura. Poi arrivammo da Zà Zà, incontrammo una ragazza sorridente che ci fece accomodare, ci diede del pane con l’olio e ci portò un bicchiere di vino. La cucina era in chiusura ma c’era tempo per ordinare ancora qualcosa, la scelta era limitata, anzi forse non c’era neanche la possibilità di scegliere, credo che ci abbia portato lei qualcosa scegliendo tra ciò che era rimasto, ricordo solo che era buono. Il locale, ormai vuoto, era dedicato a noi; il personale disponibile attendeva che noi finissimo la cena in pace e tranquillità, senza fare pressioni. Alla fine, al momento del conto, ci prodigammo in ringraziamenti per l’ospitalità. “Ci mancherebbe!” Disse la ragazza che ci aveva accolto, per lei era stato facile essere gentile ed educata ma spesso questo atteggiamento non è scontato.  Da Zà Zà ci devo tornare.

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Le Api Osteria

La mia amica F. mi ha consigliato questo ristorante; non mi ha detto molto, ha parlato di un locale piccolo e intimo, un po’ defilato e ha precisato che mi sarebbe piaciuto e io mi sono fidata perché lei conosce i miei gusti culinari.
Ho trovato un locale molto semplice dove il vero protagonista è il cibo. I tavoli sono pochi e il coperto, seppure ben curato, è ridotto al minimo. Lo chef, Hide Matsumoto, è di origine giapponese ma propone una cucina italiana con una selezione di piatti che richiama la tradizione milanese. Ho avuto modo di assaggiare il risotto allo zafferano preparato con pezzetti di vitello e presentato con il midollo trionfante al centro. Sono rimasta incantata da questo piatto, l’ho trovato così delizioso che tornerei nel locale solo per assaggiare di nuovo quel risotto.

Alla fine della serata, ero una degli ultimi commensali, lo chef è venuto in sala e ho avuto modo di fare due chiacchiere e, parlando del suo risotto, è successo qualcosa di interessante.

Ratatuia Metropolitana: “Complimenti per il risotto. Mangiandolo ho sentito che chi l’ha preparato non ha solo imparato a fare questo piatto ma ha appreso la cultura del luogo, il nostro modo di essere, l’unicità che contraddistingue il milanese e il suo risotto giallo. Si sente la comprensione, si coglie il desiderio dello chef di essere parte del luogo da cui proviene la ricetta.”

Hide Matsumoto: “Grazie. Posso chiamare la ragazza che sta con me in cucina e lei può ripetere?”

Annuisco con piacere e attendo mentre lo chef si allontana, dopo pochi istanti ritorna al mio tavolo insieme a una ragazza dal viso sorridente e dagli occhi luminosi. Ripeto quello che avevo già detto allo chef, lo dico guardando la ragazza che mi ringrazia con le mani giunte.

Hide Matsumoto: “Io ho imparato come fare osservando e lavorando insieme ai maestri della cucina italiana, poi ho insegnato a lei che da tempo osserva e sta accanto a me e stasera ha fatto il risotto per voi.”

A questo punto non sapevo chi tra i due fosse più felice di quel complimento, se la ragazza, artefice di quello splendido risotto, o lo chef appagato per essere stato in grado di trasmettere ciò che lui stesso aveva imparato. Anche io ero felice, lo ero perchè avevo dato un piccolo contributo alla loro felicità.