Locali

Le Api Osteria

La mia amica F. mi ha consigliato questo ristorante; non mi ha detto molto, ha parlato di un locale piccolo e intimo, un po’ defilato e ha precisato che mi sarebbe piaciuto e io mi sono fidata perché lei conosce i miei gusti culinari.
Ho trovato un locale molto semplice dove il vero protagonista è il cibo. I tavoli sono pochi e il coperto, seppure ben curato, è ridotto al minimo. Lo chef, Hide Matsumoto, è di origine giapponese ma propone una cucina italiana con una selezione di piatti che richiama la tradizione milanese. Ho avuto modo di assaggiare il risotto allo zafferano preparato con pezzetti di vitello e presentato con il midollo trionfante al centro. Sono rimasta incantata da questo piatto, l’ho trovato così delizioso che tornerei nel locale solo per assaggiare di nuovo quel risotto.

Alla fine della serata, ero una degli ultimi commensali, lo chef è venuto in sala e ho avuto modo di fare due chiacchiere e, parlando del suo risotto, è successo qualcosa di interessante.

Ratatuia Metropolitana: “Complimenti per il risotto. Mangiandolo ho sentito che chi l’ha preparato non ha solo imparato a fare questo piatto ma ha appreso la cultura del luogo, il nostro modo di essere, l’unicità che contraddistingue il milanese e il suo risotto giallo. Si sente la comprensione, si coglie il desiderio dello chef di essere parte del luogo da cui proviene la ricetta.”

Hide Matsumoto: “Grazie. Posso chiamare la ragazza che sta con me in cucina e lei può ripetere?”

Annuisco con piacere e attendo mentre lo chef si allontana, dopo pochi istanti ritorna al mio tavolo insieme a una ragazza dal viso sorridente e dagli occhi luminosi. Ripeto quello che avevo già detto allo chef, lo dico guardando la ragazza che mi ringrazia con le mani giunte.

Hide Matsumoto: “Io ho imparato come fare osservando e lavorando insieme ai maestri della cucina italiana, poi ho insegnato a lei che da tempo osserva e sta accanto a me e stasera ha fatto il risotto per voi.”

A questo punto non sapevo chi tra i due fosse più felice di quel complimento, se la ragazza, artefice di quello splendido risotto, o lo chef appagato per essere stato in grado di trasmettere ciò che lui stesso aveva imparato. Anche io ero felice, lo ero perchè avevo dato un piccolo contributo alla loro felicità.

Savini Tartufi a Palazzo Moscova

savini_tartufiUn locale intimo nel quale si può passare inosservati al punto da avere la sensazione che la propria privacy sia rispettata dall’inizio alla fine. Una serata tranquilla all’insegna dell’esperienza culinaria dedicata al tartufo, un cibo che non accetta mezze misure, si può amare o odiare. È questa la promessa di Savini Tartufi, ristorante interamente dedicato al sovrano della famiglia delle Tuberaceae.
Il locale, aperto da poco più di due mesi, offre un menù goloso e pieno di sorprese. Il tartufo è protagonista di ogni piatto, dall’antipasto al dolce e, al di là dei canonici abbinamenti come l’uovo o il tagliolino, sorprende per la sua duttilità in accoppiata ad esempio alla trota o al cioccolato. Il personale è molto competente e riesce a consigliare l’ospite verso un percorso a lui congeniale, la gentilezza e l’accuratezza nell’accoglienza fanno di questo luogo un posto in cui stare bene, non solo per ciò che si gusta ma anche per l’atmosfera e il servizio.

Savini Tartufi (nella foto un particolare preso dal sito web)  si trova all’interno dell’NH Hotel, Palazzo Moscova in viale Monte Grappa 12  Milano.