La preparazione del viaggio

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Continuo a chiamarle vacanze, non mi piace la parola ferie perché mi trasmette un senso di costrizione. La vacanza, come dice la definizione [cit. Garzanti Linguistica] è un periodo di stacco dalle proprie ordinarie occupazioni, ci consente di occuparci dello straordinario, di quello che in genere non facciamo per mancanza di tempo o di opportunità. La scelta di cosa fare nel periodo di vacanza è personale, è nostra la decisione di come esplorare lo straordinario e può dipendere da tanti fattori ma credo che sia anche la manifestazione del nostro sentire.
Quest’anno ci ho messo un po’ a decidere, non avevo idee e ho persino pensato di starmene a casa a godermi giornate calme e tranquille. Farò anche questo perché considero straordinario vivere la quotidianità con ritmi diversi, fermarsi a parlare con le persone, dedicarsi alla preparazione di una nuova ricetta, uscire a piedi, passeggiare guardando in alto per le strade che si percorrono ogni giorno con la fretta.
Nelle ultime settimane si è affacciata un’idea che ho cullato fino a quando non ha preso forma. Farò un viaggio, ho immaginato un percorso fatto di luoghi che vorrei visitare e ho pensato a come farmi trasportare attraverso quei posti. Ho raccolto ciò che mi piace e ciò che vorrei conoscere ho fatto due conti e ho trovato una soluzione che mi ha fatto sentire bene. Mentre la progettavo sentivo gioia perché capivo che era come indossare un vestito fatto su misura, un abito che fa risaltare i punti di forza e attenua quelli deboli. Mancano poche ore alla partenza e devo ancora preparare il bagaglio, completare i punti scritti nelle mie liste, evitare di dimenticare qualcosa, fare commissioni dell’ultimo minuto, dare seguito ad un po’ di ansia fisiologica che mi accompagna sempre quando devo partire e andare verso l’ignoto.
La preparazione mi è piaciuta e ora, come quando si cucina una nuova ricetta, è il momento dell’assaggio. Sono sicura che mi porterò a casa qualcosa, di materiale e non, da toccare e da sentire.

Buone vacanze a tutti!

Nell’immagine ci sono le tappe che attraverserò durante il viaggio francese. Siete curiosi? Troverete gli aggiornamenti su Instagram

Il melone

Il mio fruttivendolo di fiducia sta per chiudere, siamo ad inizio agosto e attende le meritate vacanze. Mi accoglie con il sorriso, come sempre, e quando gli chiedo il melone, quello buono che solo lui, con grande attenzione, è in grado di procurare, mi dice che è finito.
Ci resto male perché il melone fa estate. Quello giallo retato che profuma e che mi porta dritta verso le melonaie della mia Emilia. Mentre lo mangio penso ai carretti a bordo strada nel caldo di agosto, alle signore giunoniche con il grembiule e il ventaglio che si riparano sotto ad un ombrellone bianco e rosso. Ricordo mia madre che fermava l’auto a bordo strada e che ne annusava almeno dieci prima di scegliere quello buono.
Mi butto sulle pesche noci, ce ne sono ancora tante e mi convinco che mi possono dare soddisfazione. C’è un signore che sta pagando il conto, è stato servito poco prima di me. Si ferma e chiede di levare il melone dal suo sacchetto.
“Per lei.” Mi dice.
Mostro stupore e fatico a comprendere. Il mio fruttivendolo di fiducia mi rincuora spiegandomi che quel signore aveva preso l’ultimo melone e che ha deciso di darlo a me.
“È sicuro?” Gli chiedo.
“Certo. Ho tante altre cose.”
Ritrovo il sorriso e lo ringrazio come se quell’uomo mi avesse donato una pepita d’oro.

Sulla via del ritorno mi rendo conto che siamo impreparati di fronte ad un semplice gesto di gentilezza, rimaniamo stupiti, quasi increduli. Sarebbe bello se tutti lo facessero, se fossimo abituati a viverlo come la normalità. In fondo è gratis, essere gentili non costa nulla ma ripaga con una moneta molto preziosa.