La Milanesiana

A metà giugno, quando la brezza calda viene a trovarci, mi ricordo che è tempo di Milanesiana. Quest’anno il tema è “Il dubbio e la certezza” e gli ospiti si cimenteranno per proporre la loro personale manifestazione su questo argomento. L’ideatrice e curatrice, Elisabetta Sgarbi, ha scritto che all’inizio si era scelto “il dubbio” ma poi lei ha voluto accompagnarlo con la speranza della “certezza” augurandosi che ci sia sempre anche se, a volte, è più timida. Il programma del festival, che oggi è una rassegna interdisciplinare che va dall’arte alla filosofia e alla scienza, passando per la letteratura e la musica, è molto ricco e propone nomi celebri che popoleranno per circa un mese gli spazi della nostra città e di altre con cui si è instaurato una sorta di gemellaggio come: Torino, Verbania, Bormio, Firenze.
Una scorpacciata di stimoli che ci potranno accompagnare nella calda estate per arricchirci e consentirci di mantenere in movimento il nostro motore, la nostra mente.

Buona Milanesiana a tutti!

I gettoni

“Passavo il pomeriggio a cercare i gettoni. Tabaccaio, edicola, bar, benzinaio.”
Mentre l’uomo parlava pensavo a quelle monete color bronzo con i solchi, si utilizzavano nei telefoni pubblici. Avevano un contro valore in lire, forse duecento? Non ricordo. Accadeva prima delle cabine che accettavano le monete, prima delle schede telefoniche da cinque mila lire.
“L’avevo conosciuta al mare, lei di Roma e io di Torino.” Aveva continuato descrivendomi una ragazza bionda con i capelli lunghi.
“Potevo telefonarle solo dalle venti alle venti e trenta, in quella mezz’ora lei era a casa da sola.”
Ascoltavo la storia e mi chiedevo che cosa si dicessero.
“Avevo tredici anni e mi vergognavo. Cenavo in fretta, inventavo una scusa per i miei genitori e correvo alla cabina all’angolo.”
L’uomo rideva. Erano passati più di quarant’anni ma tutto sembrava successo il giorno prima.
“Trovavo la signora. La moglie del custode che chiamava la sorella, chiacchierava, rideva e la mia mezz’ora si accorciava.”
Non ricordava più come e perché fosse finita.
“Qualche cartolina e poi basta.”
Mi raccontava quanto era bella e diceva che l’anno dopo, in gita scolastica a Roma, l’aveva cercata ma a quel numero non rispondeva più.
“Oggi mio nipote compie tredici anni.” Aveva continuato lui. “Gli ho regalato i soldi, gli ho detto di utilizzarli per offrire una cena a una bella ragazza.”
L’uomo diceva che il ragazzino non era interessato, aveva altre idee sull’impiego di quel denaro.
“Gli ho raccontato la storia e sa che cosa mi ha detto?”
Avevo risposto di no.
“Zio, non potevi contattarla su Facebook anziché telefonarle?”