A cena dalle ragazze

Presentazione. Siamo a Milano, nel quartiere di Porta Venezia, in una delle strade racchiuse fra Viale Piave e Corso Buenos Aires. C’è un palazzo di cinque piani; è una casa in stile liberty con gli scuri in legno e i balconi in pietra sorretti da piccoli putti, alcuni sorridono altri mostrano il ghigno, non si è ancora capito il perché.
È il 2018 e ci sono quattro ragazze che hanno preso una decisione importante.
Viola, Milvia, Emma e Rosa hanno superato i quarant’anni, alcune sono già oltre i cinquanta (o i sessanta?); l’età non è rilevante, coltivano un moto di cambiamento, c’è voglia di essere.
Hanno delle cose in comune: preferiscono le bollicine al vino fermo; non risparmiano sulle risate, a volte rumorose; indossano abiti colorati; scelgono.
Agiscono nel presente, amano condividere, anche i dettagli, ma trovano il giusto equilibrio per ascoltare sé stesse e gli altri. Stanno al volante della propria vettura, partono ingranando la prima, percorrono la strada con velocità ma sanno fermarsi e fare retromarcia se lo ritengono necessario. Vivono con entusiasmo e, forti della loro consapevolezza, hanno coraggio.

Questa storia è dedicata a tutte le ragazze, indipendentemente dalla loro età. >> Leggi

I soggetti di agosto

Sono rimasta a Milano per una manciata di giorni in più del solito. Ad agosto si parte ma quest’anno ho indugiato e, alla vigilia di Ferragosto, mi trovo ancora in città. Cammino per le strade alla ricerca delle ultime cose per la partenza; ci sono quegli ultimi acquisti, che sembrano una questione di vita o di morte, e che mi portano a correre da una parte all’altra alla ricerca del negoziante eroe ancora aperto. Incrocio le informazioni su Internet e faccio un doppio controllo telefonando, riappendo e mi chiedo se sia davvero fondamentale l’acquisto di quella specifica crema idratante, non potrei prenderne una diversa, si tratta solo di resistere per due settimane, che cosa sarà? Però ho telefonato, ho detto che sarei passata. Decido di andare. Il caldo è meno forte della scorsa settimana, passeggio ma c’è poca gente in giro, vedo persone fuori dall’ordinario. Un signore distinto, con la camicia azzurra abbottonata fino al colletto, passeggia con in mano un bastone di ferro che alla base ha un disco piatto, sembra quell’attrezzo che si utilizza per intercettare il metallo nella sabbia. Cammina sul marciapiede e cerca. Una signora è seduta sulla sedia di legno fuori dal suo negozio, mentre passo mi chiede se voglio della pasta fresca. Mi fermo incuriosita e lei mi spiega che sta chiudendo e ha dei buonissimi ravioli di magro che vanno mangiati in fretta, mi propone uno sconto e io accetto perché mi risolve la cena.
Continuo sulla mia strada e vedo una signora elegante, ha gli occhiali scuri e porta un passeggino, la supero e vedo che sopra ci sono i sacchetti del supermercato, li ha legati per bene per evitare che scivolino.
Finisco i miei giri e mentre torno a casa mi chiama la mia amica M., le faccio un quadro della mia esperienza e lei conferma che ad agosto i soggetti particolari si vedono con facilità.
“C’è meno folla in cui mischiarsi.” Mi dice M.
Credo che abbia ragione ma dalla signora della pasta fresca tornerò anche a settembre, i ravioli erano buoni.