Intrecci

Avete mai pensato a quante persone conoscete? Ci sono quelle che avete conosciuto tanti anni fa e con le quali siete in costante relazione; c’è il collega di lavoro con cui passate tutta la giornata ma del quale sapete poco o quello che invece si confida e del quale conoscete le abitudini o che cosa prepara per cena. Ci sono i compagni del liceo, quelli dell’università, quelli con cui avete fatto una vacanza tanti anni fa; ci sono gli amici di quella associazione culturale che oggi non frequentate più ma con loro è rimasto un legame e due volte all’anno vi vedete per una pizza. L’elenco potrebbe continuare e potrebbe arrivare fino a quella signora simpatica con cui avete chiacchierato quella volta sul treno Milano – Roma.
È stata la mia amica Y. a farmi pensare a questo. L’altro giorno ci siamo viste, lei è una di quelle persone che conosco da anni, amica di un’amica dell’università, quest’ultima si è persa ma con Y. il contatto è andato avanti e una volta al mese, al massimo ogni cinque settimane, decidiamo di prenderci un caffè e di chiacchierare un po’. L’altro sabato, era dopo pranzo, ci siamo viste e ha voluto condividere la sua teoria degli intrecci. Mi ha spiegato che le persone che incontriamo secondo lei sono un filato, ognuno ha il suo colore e la sua consistenza, questi filati si intrecciano con noi e con le nostre caratteristiche per formare un grande tessuto. Mi è piaciuta la sua immagine, mi ha fatto pensare che da ogni persona che incontriamo riceviamo qualcosa. Inoltre, a ben vedere, noi stessi possiamo diventare parte del tessuto degli altri. Quale responsabilità? E se il mio colore o la mia consistenza non piacessero? Forse è solo una questione di frequenze, ci si riconosce e si comprende se ci sia un punto di attrazione, qualcosa che ci spinge a sentirci parte di un tessuto che può diventare ancora più grande, ancora più bello.

Annunci

Il menù del giorno di festa

Nei giorni che precedono il Natale penso alla tavola di quando ero bambina. Ricordo mia nonna all’opera, indaffarata nella preparazione dei piatti della nostra tradizione: tortelli di zucca e cappelletti, anguilla marinata e bollito; questo era ciò che non poteva mancare nel giorno della Vigilia, in cui si evitava la carne, e in occasione del banchetto natalizio, durante il quale la carne era d’obbligo perché significava abbondanza e festa. Da allora sono cambiate tante cose, compresi i miei gusti culinari, ma alcune di quelle ricette le porto con me. Quest’anno ho pensato a un menù che racchiuda tutto: la tradizione, utile per ricordarmi le mie radici; l’innovazione, qualcosa di diverso, frutto di una sperimentazione che ha dato ottimi risultati. Il cibo sa raccontare una storia, ne sono convinta perché mentre costruivo il menù pensavo ai momenti in cui avevo degustato quella pietanza; ho visto un percorso in cui i piatti elencati rappresentano dei punti, dei traguardi o dei momenti di passaggio verso un obiettivo futuro. Credo che ognuno di noi abbia dentro il proprio menù, quello che meglio rappresenta la propria storia. Condivido il mio con tutti voi, augurandovi un meraviglioso Natale!

PER COMINCIARE… Meglio conosciuto come antipasto.

Iniziamo degustando qualcosa di semplice che non può mancare sulla tavola di Natale. Che sia per la Vigilia o per il giorno del 25 dicembre, i crostini con burro e salmone aprono il convivio. Non credo che sia necessaria una ricetta ma, per chi non li ha mai provati, lascio un mio suggerimento. Utilizzate il pane morbido dei tramezzini, tagliate dei triangoli e fateli tostare in forno per 5-7 minuti; imburrate mentre sono ancora caldi e adagiate una fetta di salmone affumicato.

Il secondo antipasto è frutto di una sperimentazione nata per caso ma che ha dato un risultato molto gustoso e allegro, s’intitola Provenza e tartufo.

Il terzo antipasto ha come protagonista le capesante al profumo di thè verde, un piatto che ho ricercato con la finalità di mettere insieme ingredienti che amo e che sembravano distanti fra loro.

IL PROTAGONISTA… Meglio conosciuto come primo piatto.

La scelta è per me indiscutibile, parliamo dei tortelli di zucca. Mi limito a un primo solo perché a un piatto come questo è necessario lasciare spazio, è bene goderseli fino alla fine e poi aspettare un po’, assaporare quell’aroma finale che resta sulle papille, fermarsi. Fate una pausa prima dei secondi, approfittatene per chiacchierare tra voi e raccontarvi qualche storia.

IL SECONDO TURNO… Meglio conosciuto come secondo piatto.

Vi propongo un pesce molto delicato che ha un’ottima carnosità e un sapore avvolgente. Si tratta della cernia che è in grado di trovare grande armonia insieme allo zenzero; il piatto è la cernia al profumo di zenzero.
Voglio abbinare la cernia a un piatto a me molto caro che può essere un ottimo contorno ma che ha la dignità di un secondo quando viene servito con pane casereccio. Penso alla Ratatuia che potete preparare seguendo la ricetta di Ratatuia Metropolitana.

PER FINIRE… Meglio conosciuto come “il dolce”.

A Natale non possono mancare pandoro e panettone a seconda dei vostri gusti. Ai più golosi consiglio di abbinare la crema di mascarpone, per celebrare con abbondanza la gioia per questa giornata di festa.