Messaggiamo

Aspettavo che mia madre uscisse per attaccarmi al telefono fisso. Cercavo la scusa per uscire, inventavo che mi serviva un quaderno, la penna rossa, la china per il rapido. Infilavo le scarpe e andavo dalla mia amica, ci raccontavamo delle cose; probabilmente stupide ma importanti per allora. Ridevamo e piangevamo. Poi arrivavano le altre, anche loro per caso, sentivano un richiamo. La voglia di stare insieme a dire niente o forse tutto. Oggi continuiamo, ci diciamo tante cose. Lo facciamo nella chat del gruppo, ci mettiamo i vocali e tutto il resto. C’è lo spazio per gli alti temi dell’essere su questa Terra e quello per le futilità. La foto dell’ultima gonna acquistata, di quella scarpa deliziosa che vive insieme alla citazione di un libro di Calvino. Il quadro all’ultima mostra, l’interno di una chiesa francese, i video del Madagascar con le scimmie che danno il buongiorno. Il mare, l’aperitivo in terrazza. La voglia di stare ancora insieme, i progetti per trascorrere un fine settimana in un luogo esotico, solo noi, come siamo oggi ma con il sorriso di un tempo. Condivisione. Voglia di vivere insieme quel momento e la sua bellezza.
La tecnologia ci consente di entrare nei tempi di vite che hanno tempi diversi. Non c’è la censura dovuta alla paura di disturbare, al pensiero che l’altro stia preparando la cena o addormentando il bambino. Abbiamo fatto verbo il sostantivo che viene superato dall’azione. Non ci serve più l’atto dell’inviare ma è il messaggio in sé la nostra azione, diretta più che mai verso la condivisione. Schiaccio il microfonino e so che arrivo dai miei amici così come loro vengono da me, nelle sere più fredde, per lenire la stanchezza della giornata, per portarmi un sorriso. Poi però ci vediamo, abbiamo ancora bisogno di stare insieme davanti ad un bicchiere di vino o ad una tisana calda, a seconda dell’umore, in base ai temi e alle passioni. Prendiamo più tempo, quello che non avevamo, quello che dedichiamo a tutto il resto. Di questo ora una porzione è anche per noi che non smettiamo mai di messaggiare.

Deve essere per il cielo

Il mio viaggio francese si è concluso da una settimana e, facendo ordine tra le fotografie, mi trovo a ripercorrere le tappe. Penso a ciò che più mi è piaciuto, ai luoghi in cui tornerei e mi interrogo sulla mia costante tensione verso la Francia. Da diversi anni cerco il modo di trascorrere un periodo francese, lentamente la esploro e mi concentro ogni volta su posti nuovi. Mi piacciono le bellezze architettoniche, le chiese, i musei, amo la scoperta, navigo tra le diversità, in ogni posto.
Le persone sono gentili, ho incontrato per lo più cordialità e accoglienza. Apprezzo la facilità con cui ci si può sedere a un tavolino degli innumerevoli locali ordinando un caffè e restando ore a leggere, a pensare a osservare senza essere disturbati.
In questo viaggio ho trovato una cosa nuova: ho visto molto cielo. In tutte le città che ho visitato il manto blu è stato protagonista, sia nel centro che nelle zone periferiche, ho trovato un ottimo equilibrio fra le costruzioni e ho avuto la sensazione di avere un grande spazio aereo a disposizione. È un senso di apertura che, se torno ai ricordi di altri viaggi, ho sempre apprezzato anche se non ero riuscita a nominarlo. L’espressione massima si ha al mare dove i confini si mischiano e il cielo si confonde con l’acqua offrendoci una culla nella quale liberare i nostri pensieri. Non credo che a Milano ci sia meno cielo, forse quando mi muovo in questa città sono distratta dalla quotidianità e dall’innato grigiore che dipinge le giornate. Amo il grigio milanese perché è una sua caratteristica e ho memoria di certi blu che sa regalare ma non sono ancora riuscita a trovare un luogo cittadino in cui sentire così tanto cielo. Forse è per questo che si cercano le terrazze? Se ripenso alle grandi città c’è sempre una terrazza panoramica dalla quale osservare la terra e il cielo, io mi sono concentrata sul secondo ma non ne ho mai tratto grande soddisfazione così come non me ne dà lo sguardo dal finestrino dell’aereo. Mi piace l’abbinamento piedi per terra e testa nel cielo, credo che sia questo il connubio per l’equilibrio; né troppa terra né troppo cielo, la giusta dose di terra e la giusta dose di cielo.  Il viaggio francese mi ha dato ciò che cercavo. Non sapevo di esserne alla ricerca ma ora l’ho compreso e guarderò la mia città con un differente punto di vista, osserverò con attenzione le dosi di terra e di cielo e sono sicura che troverò anche qui il punto in cui liberare i miei pensieri. Credo che viaggiare serva anche a questo, a comprendere ciò che abbiamo e a guardarlo con occhi più consapevoli.