Il mese delle due eclissi

Agosto, che è il mese – almeno per noi italiani – dedicato allo svago e al riposo vacanziero, ci regalerà due eventi astronomici sui quali è caduta la mia attenzione.
Mi affascinano i movimenti della luna e i suoi balletti nel cielo m’incantano. Osservo il suo mutare durante i giorni, ammiro il suo splendore che cresce e, nelle serate limpide, mi butto all’inseguimento per osservarla. Fa capolino fra i palazzi, accarezzata da qualche frasca si nasconde, poi si palesa. Il suo alone è un richiamo. Inutile confutarlo, c’è attrazione. Anche quando non si vede, nel tempo in cui incarna le spoglie della luna nuova, so che c’è, esiste e si prepara per tornare a risplendere.
Il 12 agosto, verso sera, tra le 19.30 e le 20.30 la luna nuova oscurerà il sole nella prima eclissi totale del nuovo millennio, l’ultima fu nel 1999. Dall’Italia la visibilità non sarà totale ma potremo comunque osservare l’eclissi solare per un buon novanta per cento.
Il 28 agosto, nell’orario dell’alba, tra le 4.30 e le 6.00, la luna piena si troverà di fronte al sole e, tramontando, proprio mentre il sole le sorge in fronte, si creerà un’eclissi lunare.
Sole e luna, giorno e notte, luce e ombra. Il perpetuo dualismo, che contraddistingue la nostra avventura terrena, sarà visibile[1].
Ho ripreso un testo[2] in cui si parla di un viaggio fatto sulla luna e di un viaggio sul sole, l’autore ci racconta della luna e la descrive così [Cit.] quel globo color zafferano suscitò in noi vari pensieri che ci svagarono lungo il cammino. E con gli occhi annegati nel grande astro, qualcuno lo chiamava la lucerna del cielo […] altri ancora sostenevano potesse essere il sole che, dimessi i suoi raggi al calar della sera, guardava per un buco quanto avveniva in questo mondo durante la sua assenza. Mi piace l’idea che la luna sia un sole travestito, così come amo fantasticare su ciò che accade nella vastità del cielo. Non sempre i moti sono visibili, ma questo significa poco, poiché i corpi celesti si muovono, anche se non li vediamo, ed è questa la potenza della loro immensità.

Immagino. Mi figuro i fenomeni di questo agosto caldo, come un educato passaggio di testimone, un invasione del dominio altrui fatta con gentilezza, una sorta di servitù di passaggio, necessaria perché ogni tanto i cammini si uniscono.
È l’osservazione di un corteggiamento di due entità che, seppur divise, collaborano per portare luce. Nella scelta di ognuno c’è l’elezione della luminosità più splendente, io mi affido alla luna.


Nell’immagine:
 Peder Severin Krøyer, Pittore sulla spiaggia di Skagen, Luna nuova, 1907.

[1] Attenzione: il Ministero della salute avverte che l’osservazione dell’eclissi solare a occhio nudo mette a rischio la salute visiva. Se decidete di osservarla munitevi di protezioni certificate.

[2] L’altro mondo. Gli stati e gli imperi della luna, gli stati e gli imperi del sole di Savinien Cyrano de Bergerac (Elliot edizioni)

Il piano di viaggio


La prima volta ho usato la Lonely. Mi ero recata in libreria, avevo esaminato gli scaffali nel settore dedicato ai viaggi e, tra tutte le guide sulla Costa Rica, scelsi la Lonely Planet nella versione inglese. Questo trucco me lo aveva insegnato un maestro del viaggio.
“Se hai bisogno di chiedere informazioni” diceva con la voce sicura di chi ci era già passato, “fai vedere la pagina. La gente parla di più l’inglese che l’italiano, ti potranno aiutare.”
La Lonely diventò la mia compagna di viaggio, del primo e degli altri che vennero.
L’avventura aveva inizio mesi prima della partenza, nel giorno in cui acquistavo la Lonely. Studiavo la guida, sottolineavo, mettevo post it, e iniziavo a scrivere su un foglio bianco l’itinerario. Mi confrontavo con il compagno di viaggio, vagliavamo insieme le alternative e avevamo cura di inserire sul foglio i Play around, che nel nostro gergo erano momenti ameni, o forse qualcosa in più: lasciarsi andare, perdersi, abbandonarsi all’imprevisto che porta con sé la meraviglia.
Il mio piacere per il viaggio è nato così, da una partenza anticipata che mi consente, ancora oggi, di vivere l’esperienza nella mia immaginazione. È quasi come leggere un libro avendo l’opportunità di atterrare nelle pagine e di chiacchierare con i personaggi. Sono pensieri e immagini che, una volta arrivata sul luogo, si materializzano. Si misura così l’aspettativa. Si sente il luogo, si vive l’esperienza. Ma, soprattutto, s’improvvisa. Compongo l’itinerario avendo cura di evidenziare I must, ciò che non si può perdere se si va in quel luogo, ma, ogni tanto, decido di lasciare indietro qualcosa per dare la priorità a un Paly around.
Rileggendo Thoreau[1], ho trovato la definizione di vagabondo. In verità lo scrittore ne propone un paio: la prima intende colui che, nel Medioevo, percorreva il Paese facendo l’elemosina con il pretesto di recarsi in Terra Santa; la seconda allude a coloro che sono senza terra, ossia che non appartengono a nessun luogo e, forse proprio per questo, si sentono a casa propria in ogni luogo. Nella prima definizione il vagabondo deriva dal termine Sainte-Terre, nel secondo caso da sans terre. L’arte di Camminare, secondo Thoreau, è fare passeggiate che abbiano il genio del Vagabondare.
Che il significato si basi sulla prima o sulla seconda definizione poco importa, possiamo anzi trovare un’unione fra le due matrici poiché, chi ambisce alla Terra Santa insegue una meta e chi è senza terra una meta l’ha trovata, forse ha trovato la sua Terra Santa, la pace che viene quando si raggiunge un equilibrio che sta dentro, e non fuori.
Il viaggio è per me un’occasione per Camminare, per racchiudere in pochi giorni: esperienze, scoperte, meraviglie, conoscenza. Progetto, pianifico, immagino. Lo faccio per prepararmi, per attivare i miei sensori (e i miei sensi) e predispormi. Ma lo faccio anche perché fa parte del mio carattere, mi fa sentire tranquilla l’idea di avere una traccia e mi aiuta a esercitarmi a lasciarmi andare all’improvvisazione. Senza piano che gusto ci sarebbe a non seguire il piano?

 

Nell’immagine: Ricardo López Cabrera, Coppia nello scompartimento di un treno, 1895

 

[1] Rif. Henry David Thoreau, Camminare. SE – Piccola Enciclopedia