Accelerazione

Penso con ammirazione a quegli studenti che decidono di comprimere due anni di scuola in uno solo. Non ho mai provato, non so che cosa significhi ma immagino che sia previsto un doppio lavoro, dato dalla necessità di apprendere più cose in un tempo minore. In fisica si parla della variazione della velocità nell’unità di tempo, capita quando c’è bisogno di arrivare prima, si pigia sull’acceleratore o si inizia a correre. L’ultima settimana è stata caratterizzata, almeno per me, da questa necessità. Ho dovuto imparare a gestire il lavoro da casa, e a governarne i ritmi spesso incontrollati; mi sono abituata a restare chiusa fra le mie quattro mura trasformando in un evento il portare la spazzatura nel cortile. Sono uscita per andare a fare la spesa, dopo avere compilato l’autocertificazione e mi sono detta che quel viaggio, di circa duecento metri, richiedeva più documenti di un volo intercontinentale. Facciamo quello che serve, ho pensato, andiamo avanti facendo la nostra parte per uscire il prima possibile da questa situazione. Poi sono arrivati gli amici e mi sono resa conto che si accelera anche con loro. La consapevolezza di non potersi vedere aumenta la voglia di vedersi e succede che, se prima alcuni li vedevi una volta al mese, adesso li vedi ogni giorno. Ci si industria con piattaforme di condivisione virtuale e proliferano le iniziative di aperitivi, tisane condivise, momenti dedicati alla pausa caffè. Succede a me qui a Milano ma succede ovunque, in tutta la nostra meravigliosa Penisola. Siamo esseri sociali, siamo persone che vogliono stare vicine, abbiamo bisogno di sentirci, e il telefono non basta più. Ci dobbiamo vedere, abbiamo voglia di intervallare le nostre solitudini casalinghe con momenti conviviali che ci accomunano. Qualcuno ha un moto di positività, altri sono più guardinghi, vivono con timore questo momento e cercano conforto nelle parole dell’amico. In pochi giorni ho imparato che l’unione è forza, l’unione è vita, stare insieme (seppure virtualmente) scatena un’energia positiva che alimenta tutti. È come se ci fosse un vento forte, qualcosa di così potente da farci cadere per terra, se ci leghiamo insieme con una corda diventiamo più pesanti. Possiamo incrementare la massa e, aumentando la nostra velocità, insieme al nostro moto di cambiamento, arrivare a produrre una maggiore energia, un bene comune da dividere con tutti.

Nell’immagine: Bambina che corre sul balcone, Giacomo Balla.

Cambiamenti

A volte penso che dipenda da mia madre. Quando ero bambina mi parlava spesso in francese, amava quella lingua e mi diceva che lo faceva per restare in allenamento; si esercitava con me non tanto perché io imparassi ma perché quelle parole restassero vive in lei.
Che il mio amore per la Francia nasca da là? Non so rispondere ma so che ho un’attitudine alla ricerca di francesità. Amo il mio Paese e la mia lingua ma c’è qualcosa nella cultura francese che mi attrae, mi porta allegria, mi ruba un sorriso e mi stimola a trovare l’aspetto positivo di ciò che mi circonda.
Ieri mattina mi sono fermata alla Boulangerie francese vicino a casa, ha aperto qualche anno fa e non sanno quanto la loro decisione mi abbia resa felice, mi sono messa al bancone e ho chiesto un caffè. Il ragazzo mi ha invitata ad accomodarmi, non ha detto perché ma entrambi sapevamo il motivo.
Mi sono seduta al tavolino, ho guardato le altre persone, ho pensato che avrei potuto essere altrove, forse in un piccolo cafè della Provenza. In Francia non c’è l’abitudine a consumare il caffè al banco, le persone si siedono, attendono, impiegano quei minuti in chiacchiere o nella lettura del giornale, sorseggiano il caffè e se ne vanno. In questo rituale mettono a frutto il tempo, si prendono un tempo per pensare, per leggere per guardare e osservare. Ora lo facciamo anche noi. Mentre gustavo il mio caffè pensavo che la situazione che viviamo ci sta dando l’opportunità di osservare. Intorno a noi le cose cambiano, mutano le abitudini, i comportamenti e le modalità di relazione; noi abbiamo l’occasione per diventarne consapevoli.
Stamattina mi sono svegliata e ho realizzato di essere nella zona rossa. La popolazione di tutta la Lombardia, Milano compresa, dovrà restare confinata nell’intorno della propria abitazione. Si tratta di una misura importante che può sembrare drastica e che sicuramente ci chiede un sacrificio, tuttavia è necessaria e va seguita. Io sento che sia opportuno e responsabile adeguarsi alle disposizioni, è utile a tutti e sono sicura che ci porterà ad uscire da questa situazione quanto prima.
Cambieremo i nostri ritmi, muteremo la quotidianità e probabilmente avremo un tempo diverso. Forse ciò che sta accadendo lascerà spazio per l’analisi, per trovare qualche risposta, per restare nel flusso padroni delle nostre giornate e artefici del nostro cambiamento.

Nell’immagine un’opera di Edward Hopper