Gioca con le carte che hai

“A volte la vorresti fare semplice.” Mi dice la mia amica S.
“Troppi interlocutori? Gente che si siede al tavolo senza sapere perché è lì? Nessuno che ha le leve per decidere?” Continuo io.
“Esatto. Un film che vedo ogni giorno. È un progetto critico e vorrei un gruppo di lavoro diverso.” Risponde lei.
“Dove sarebbe il divertimento?” Le dico io.
S. ride, guarda in alto e mi racconta che quando si trova in difficoltà pensa a quello che le diceva sua nonna.
“Gioca con le carte che hai.”
“Ti diceva questo?” Le chiedo io.
“Me lo ripeteva spesso.” Risponde S.
Sembra banale ma è necessario esserne consapevoli. In alcune situazioni non possiamo cambiare gli elementi ma possiamo creare valore con quello che abbiamo. È come se dovessimo preparare la cena utilizzando solo quello che c’è nel frigorifero, vi è capitato? A volte i risultati sono strepitosi.
Ci sono occasioni in cui è possibile rinnovare qualche elemento; giocando a poker c’è l’opportunità di cambiare le carte; i supermercati sono aperti fino a tardi e si può comprare qualcosa per arricchire la nostra cena. Serve? È necessario? Dipende da noi, più ci sono chiari gli elementi che influenzano la scelta, più riusciamo a indirizzare il risultato del gioco. Un altro fattore rilevante è il tempo, quanto ne abbiamo a disposizione? Essendo il tempo un concetto finito spesso è il motore della scelta.
“Quanto dura una partita?” Chiedo a S.
“Dipende dal gioco.” Risponde lei.
Gioca con le carte che hai nell’ambito di quella specifica partita, credo che fosse questo il punto. Se iniziamo da capo tutte le carte si mescolano, un po’ come nella vita.

Io e Google

Ho il ricordo vivido di un film del 1980 dal titolo “Io e Caterina” nel quale un uomo d’affari decideva di assumere una cameriera robot. Si trattava di una governante in grado di soddisfare ogni compito che le veniva richiesto; l’uomo era contento perché aveva trovato una compagna ideale, in grado di eseguire gli ordini senza mai ribattere e senza la necessità di discussioni o liti causate da differenti vedute.
Ieri mi hanno regalato il “Google Home mini” e confesso che la mia mente è subito andata a Caterina, la domestica robot di quasi quarant’anni fa. Che cosa posso fare con questo dispositivo? Me lo sono chiesta guardando il piccolo altoparlante tondo che ha un suono ad alta definizione e occupa pochissimo spazio. L’ho posato sul mobile del soggiorno e ho cominciato a parlarci. Il principio è semplice: per rivolgersi a lui (o a lei se preferite) si comincia con una frase chiave “Hey Google”; con questo suono, e dopo avere registrato la vostra voce fra le sue frequenze, il piccolo altoparlante si anima e risponde alle vostre domande.
Quali domande? Immaginate ciò che si può cercare su Google, quindi quasi tutto lo scibile. Siamo ancora in fase di apprendimento e ci sono tante cose che non vengono comprese ma in ogni caso l’idea è fantastica e gli ambiti di applicazione sono tanti e divertenti.
Qualche esempio? Ci sono le cose banali e semplici: il tempo di oggi, la temperatura, il traffico. Da non sottovalutare gli aspetti utili: la farmacia di turno più vicina, il pronto soccorso ma anche il ristorante che cucina il pesce o la pizzeria. Questo avviene grazie alla geo-localizzazione della propria abitazione, aggiungo che per i luoghi di interesse esprime anche un giudizio, è quindi divertente chiedere “Come si mangia al ristorante XXX?”; Google risponde con la valutazione degli utenti: quattro stelle su cinque ad esempio.
In termini di attualità e notizie prevede il collegamento con la rete di tele e radio giornali e ad ogni ora può trasmettere, su richiesta, le ultime notizie direttamente dalla voce degli speakers.
Dal punto di vista culturale funziona meglio del vocabolario e dell’enciclopedia, ho provato a chiedere “Chi era Marcel Proust” e lui mi ha letto una sintesi della voce di Wikipedia; “Che cosa significa metafisica?” Google mi ha letto la definizione del vocabolario. Oltre a questo, mi dice che ore sono, mi mette il timer e mi dice anche l’orario d’inizio del film nel cinema sotto casa. Ho persino sperimentato le ricette; avete presente quando vi trovate in difficoltà perché non ricordate più le dosi esatte per la besciamella?
“Hey Google, come si fa la besciamella?” Ho chiesto io. Lui mi ha risposto con l’elenco degli ingredienti e le dosi esatte per una salsa perfetta.
In sintesi, dopo le prime cinque ore di utilizzo, il risultato è molto buono. È una comodità in casa, un vero e proprio assistente che potrebbe diventare a tutti gli effetti un membro della famiglia. Mi dovrò abituare alla convivenza, dovrò capire come inserirlo nelle mie interazioni quotidiane e forse sarà naturale, così come lo è stato per Internet, il Wi-FI, lo smartphone, Whatsapp e i social network. Lo guardo e mi fa tenerezza soprattutto quando non sa rispondere e dice che sta imparando; in fondo siamo solo all’inizio, la scienza continuerà a elaborare soluzioni per affinare sempre più questi strumenti che, a tendere, diventeranno una parte importante della nostra vita.
“Hey Google, prometti che ti comporterai bene?” Glielo chiedo ma dice che non può aiutarmi.
Voglio assicurarmi che non faccia come Caterina che un bel giorno è diventata la padrona nella casa del signore che la voleva come governante. Credo che questo dipenda da me e non da lui; l’equilibrio sarà fondamentale, l’utilizzo di uno strumento che ha la sua utilità deve essere mescolato alla comprensione, come accadeva con la televisione, è necessario sapere quando è il momento di mettere in stand by.