Memoria

I taxisti di Milano

TaxiHo avuto modo di utilizzare il taxi tante volte in diverse parti del mondo: in grandi città metropolitane e in piccole località turistiche; in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina e anche in oriente sia in Cina che in Giappone. A Milano mi capita spesso di usufruire del servizio, soprattutto d’inverno. Ho sempre pensato che i taxisti milanesi fossero i più gentili. Ho incontrato persone orientate al servizio e disponibili non solo a dare informazioni di supporto, ma anche ad aiutare una signora con la valigia pesante o ad aspettare qualche istante davanti al portone per verificare che una donna sola, di sera tardi, entri senza problemi. Negli ultimi giorni ho riscontrato che i nostri taxisti rappresentano anche la memoria di questa città, registrano i cambiamenti delle strade, la nascita di nuovi palazzi e nuovi locali e mantengono in loro il ricordo di come Milano muta la sua pelle. In alcuni casi registrano anche il cambio sociale e il passaggio delle epoche. La scorsa settimana, per esempio, sono salita in taxi, ho dato l’indirizzo e il taxista, pensando velocemente al percorso, mi ha detto: “sì, ho capito,è proprio vicino a dove abitava Craxi.” Immediatamente la mia mente è tornata indietro di trent’anni e in un istante mi sono vista bambina a sognare di una città fatta di luci e pubblicità, un tempo andato ma probabilmente necessario per fare di Milano ciò che è oggi. Grazie a tutti coloro che custodiscono i ricordi di questa città.

Il cappello da prete: la zucca mantovana

Pesto_zuccaIl contesto. I tortelli di zucca sono stati la mia madeleine. Come diceva Marcel Proust esiste una memoria involontaria, o spontanea, che, sollecitata da una casuale sensazione, ci rituffa nel passato permettendoci di sentire con contemporaneità quel passato. Nei suoi scritti Proust sostiene che catturando il valore assoluto di un ricordo abbandonato, quindi non sollecitato volontariamente, possiamo vincere sul tempo, diventando capaci di recuperare quel tempo, azzerandolo, e andando così oltre la materia e la mortalità. La madeleine fu per lui lo strumento per ritrovare quel ricordo abbandonato cogliendo così l’occasione per elaborarlo, sentirlo, conoscerlo e, contemporaneamente, per conoscere una parte di sé, della propria essenza, fuori dal tempo.

Ho ritrovato un ricordo abbandonato l’anno scorso, proprio in questo periodo, grazie ai tortelli di zucca che preparai con la ricetta della mia cara nonna. Ci ho riprovato anche ieri e confesso che, con l’esperienza, la ricetta è diventata ancora più buona. Non sono riuscita a trovare altri ricordi abbandonati, quelli che mi tornano alla mente sono tutti volontari e lasciano spazio a un po’ di nostalgia e a tanta tenerezza. Mi piace però l’idea di potere evocare quei ricordi preparando un paio di ricette dedicate alla zucca (rigorosamente mantovana): il risotto alla zucca e i tortelli di zucca.