Evoluzione

The place: Quali sono i vostri desideri?

Se ci fosse un luogo in cui entrare, sedersi di fronte a un uomo pronto ad ascoltare i vostri desideri e a darvi una ricetta per realizzare ciò che chiedete, ci andreste? Che cosa sareste disposti a fare per il vostro desiderio? Avete pensato al prezzo che paghereste? Non si tratta di denaro ma di un’azione, che cosa fareste per avere ciò che più volete? Siete sicuri di volere ciò che descrivete? È proprio quello il vostro desiderio? Qual è l’obiettivo? Ecco una prima lista di domande che pone il film in questione: The Place, scritto e diretto da Paolo Genovese su ispirazione di The booth at the end, serie televisiva americana.
Mi è piaciuto perché il tema fornisce innumerevoli spunti di riflessione; si parte dal chiedersi che cosa vogliamo davvero, fino a comprendere che le nostre azioni hanno delle conseguenze, come se ci fosse una grande regia a governare le nostre vite. Mi fermo, non voglio rovinare la sorpresa a chi deciderà di vedere questa pellicola che è girata con mezzi semplici ma è focalizzata sul dialogo e sulle persone, poiché il vero centro è l’uomo, il genere umano con le sue debolezze e la sua aspirazione a crescere ed evolvere.

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I taxisti di Milano

TaxiHo avuto modo di utilizzare il taxi tante volte in diverse parti del mondo: in grandi città metropolitane e in piccole località turistiche; in Europa, negli Stati Uniti, in America Latina e anche in oriente sia in Cina che in Giappone. A Milano mi capita spesso di usufruire del servizio, soprattutto d’inverno. Ho sempre pensato che i taxisti milanesi fossero i più gentili. Ho incontrato persone orientate al servizio e disponibili non solo a dare informazioni di supporto, ma anche ad aiutare una signora con la valigia pesante o ad aspettare qualche istante davanti al portone per verificare che una donna sola, di sera tardi, entri senza problemi. Negli ultimi giorni ho riscontrato che i nostri taxisti rappresentano anche la memoria di questa città, registrano i cambiamenti delle strade, la nascita di nuovi palazzi e nuovi locali e mantengono in loro il ricordo di come Milano muta la sua pelle. In alcuni casi registrano anche il cambio sociale e il passaggio delle epoche. La scorsa settimana, per esempio, sono salita in taxi, ho dato l’indirizzo e il taxista, pensando velocemente al percorso, mi ha detto: “sì, ho capito,è proprio vicino a dove abitava Craxi.” Immediatamente la mia mente è tornata indietro di trent’anni e in un istante mi sono vista bambina a sognare di una città fatta di luci e pubblicità, un tempo andato ma probabilmente necessario per fare di Milano ciò che è oggi. Grazie a tutti coloro che custodiscono i ricordi di questa città.