Mariagrazia Innecco

Mariagrazia Innecco

La casa di Mariagrazia è un teatro. Ci accomodiamo su due poltroncine, in una stanza deliziosa allestita come camerino per le attrici che andranno in scena fra poche ore.
“Aspetta che spengo le lenticchie” mi dice lei correndo verso la cucina. Riappare dopo pochi minuti e mi racconta il menù della serata perché, dopo lo spettacolo, offre agli ospiti qualche cosa di semplice, dal gusto buono che nasce da chi prepara con passione.

Due volte alla settimana, nel grande appartamento di Mariagrazia, avviene l’incontro fra il pubblico e gli attori. Il salone è palcoscenico e platea, nell’ingresso ci sono le quinte e la cabina di regia, nelle stanze i camerini. Il cartellone è ricco e la stagione è già completa, da settembre fino all’estate. Gli spettacoli non avvengono solo nella sua casa, poiché nel tempo Mariagrazia ha costruito una rete (le talee) di altre abitazioni, disseminate in tutta Italia, pronte a ospitare il teatro.
L’impegno è tanto, lo confessa lei stessa dicendomi che in un anno trascorre almeno duecento serate in questo modo, ma la soddisfazione del progetto la ripaga di ogni cosa e mentre lo dice comprendo, perché incrocio lo sguardo di un’artista. Mariagrazia è una fantasista che usa la sua creatività con grande praticità e concretezza.
L’iniziativa è stata battezzata come “Portiamo il teatro a casa tua”, progetto nato in anni difficili, quelli del COVID, in cui Mariagrazia inventò un modo per allietare la solitudine di tante persone, raggiungendo virtualmente un pubblico internazionale.
Sono curiosa, le chiedo di fare un passo indietro per spiegarmi com’è nato tutto questo. Torniamo al 2015, sono passati dieci anni e a pensarci non lo direbbe, mi ripete che è difficile descrivere come nasce un’idea, ma può raccontare una storia per condividere l’emozione e la motivazione che ha fatto crescere l’idea. Un’amica le chiese di utilizzare la sua casa per ospitare una serie di conferenze, il primo evento fu difficile, andò bene ma riscontrò tante cose da sistemare, da affinare. Grazie a quella breve esperienza, Mariagrazia imparò come gestire un evento, ma capì che non erano le conferenze a interessarla bensì la rappresentazione teatrale. Ci sono tanti attori che non hanno palcoscenico, l’intuizione di Mariagrazia è nata con il proposito di fornire un luogo in cui esibirsi e, al contempo, di diffondere presso il pubblico la cultura e la passione per il teatro. Gli anni della pandemia hanno richiesto un necessario cambiamento e allora ebbe la seconda grande intuizione. Grazie alla collaborazione con un amico (Massimo Allegri), che faceva il produttore di spettacoli, iniziò a riprendere in diretta streaming le rappresentazioni teatrali che avvenivano nella sua abitazione. A casa sua, oltre a lei, c’erano gli attori e il produttore che riprendeva la scena. Il piano iniziale prevedeva quattro spettacoli ma il successo fu tale che decisero di continuare e ne realizzarono quarantasette, allietando all’incirca centro cinquanta spettatori collegati da ogni dove. Nel racconto di Mariagrazia colgo l’emozione della storia. Con il sorriso, mi descrive le persone collegate da casa che si vestivano con la stessa cura e attenzione usata per recarsi a una serata a teatro. Sento il desiderio di stare insieme, seppure a distanza, e la volontà di regalare qualche ora di gioia in momenti così difficili.
La sua storia s’intreccia a quella di tutti gli altri, ognuno con la sua parte, chi spettatore e chi attore, tutti insieme protagonisti. I confini sono labili e il palcoscenico diventa infinito, popolato da personaggi che cercano una voce.
Quando un’idea è potente genera movimento, esce dalla fissità di una rappresentazione e cammina. Così accadde a Mariagrazia, che cominciò a ricevere proposte da tanti attori, pronti a prestare il loro talento nell’infinito palcoscenico.
Il periodo della pandemia finì e Mariagrazia riuscì a mutare, ancora una volta, il suo progetto intessendo una fitta rete di persone disposte a trasformare la propria casa in palcoscenico. La rappresentazione a distanza, accessibile virtualmente, è diventata spettacolo in presenza in trentasette abitazioni (talee) distribuite sul territorio italiano. Indubbiamente questo ha richiesto lavoro, organizzazione e, soprattutto, collaborazione.
Solidarietà, fiducia, spirito di adattamento, sono gli elementi che Mariagrazia elenca mentre mi descrive la sua attività quotidiana. Ma c’è tanta voglia di stare insieme, di perpetuare quei momenti antichi di convivio, di scambio di emozioni, di pensieri, di gioia.
“Voglio recuperare quello che accadeva un tempo, quando nelle stalle ci si riuniva per raccontare le fiabe ai bambini. In queste serate basta una candela, un fuocherello che scalda, e creiamo un’occasione per stare insieme. Crediamo di non essere soli perché abbiamo amici, ma com’è la relazione? Spesso è astratta, fatta di messaggini, di faccine. Siamo sicuri che esista la relazione?”
Con queste parole Mariagrazia mi spiega lo spirito dell’iniziativa. Non si tratta di un’impresa, ciò che viene fatto diventa un valore per tutti. Non c’è un guadagno in denaro ma si guadagnano tante cose che non si comprano con la moneta: la conoscenza reciproca, la rete fra le persone, le relazioni.

In un contesto in cui tutto è misurato dal denaro, l’esempio di Mariagrazia è così fuori dal comune che sembra irreale. Ma poiché è reale la meravigliosa energia scatenata dall’idea, così come è reale l’attrazione verso la leggerezza di un’impresa fantastica (nata dalla fantasia creativa) priva di secondi fini, volta solo a generare bellezza da condividere, sono grata di questo incontro. Ringrazio il caso che, in una sera qualsiasi, mi ha portato nel palcoscenico infinito di Mariagrazia e mi ha consentito di godere di questa incredibile esperienza.
La magia del teatro racchiude misteri, spesso segreti, popolati da sensazioni difficili da nominare. Ogni rappresentazione è unica, anche se si ripete, e ravviva gli animi di chi vorrà partecipare. Che sia spettatore o attore non importa, è la composizione del tutto che crea l’opera.

Se qualcuno dipingesse Mariagrazia Innecco sceglierebbe colori caldi e decisi, come il giallo di un sole pieno d’estate e il rosso di un sipario in velluto. Non potrà mancare il nero del buio in scena, rischiarato dalla luce della luna che asseconda l’energia creativa femminile.