Melanzane

Kanpai: esperienza giapponese

Mi hanno portata al giapponese; l’idea era di farsi una scorpacciata di shushi e tempura accompagnati dai classici rotolini, i california roll, di cui vado ghiotta.
Sono entrata al Kanpai e l’ambiente mi è sembrato diverso dal solito ristorante giapponese che incontriamo in città. Poi ho approfondito e ho scoperto che il locale trae ispirazione da “l’Izakaya” che è il tipico locale nipponico dove in maniera informale si beve sakè accompagnato da piatti tradizionali*.
Mi sono accomodata e confesso di essere rimasta delusa dal menù perché non c’era nulla di ciò che si può trovare in un ristorante giapponese a Milano; addio sushi!
Ho guardato meglio, mi sono lasciata consigliare dal personale molto preparato e competente e mi sono buttata alla scoperta di ciò che veniva proposto. Una meraviglia, un percorso nella cucina tradizionale della terra nipponica, gusti delicati e decisi, sapori innovativi che colpiscono le papille e fanno restare senza fiato. La chef Jun viene da Tokyo e non sono riuscita (per ora!) ad incontrarla ma so che ha una laurea in arte e questo credo che abbia influenzato il suo potenziale estetico che esprime con professionalità e competenza nei piatti che propone; ne cito uno su tutti: Nasunagi melanzane in salsa kabayaki in ciotola di riso, una delizia fuori dalla norma.

*Citazione dal sito web del locale.

Nella foto Jun, la chef di Kanpai

Caponata: la sorella di Ratatuia

Il contesto. La mia amica S. è siciliana, è una bravissima cuoca ma non le piacciono: i peperoni, le olive, i capperi e l’uvetta. Per questo motivo non si è mai cimentata con la caponata, nonostante sia uno dei piatti tipici della sua terra d’origine. Io, e insieme a me una schiera di amici comuni, amo la caponata e avrei fatto di tutto per mangiare quella originale, preparata in casa con la ricetta di famiglia. Qualche sera fa è arrivato il momento. S. ci ha invitati a cena e ha presentato la caponata, quella fatta con la ricetta di suo padre, l’ing. Mimmo, che è un cuoco fantastico. Ho assaggiato qualcosa di indimenticabile, avrei voluto che non finisse mai e ho chiesto a S. di portarmene a casa un po’ per gustarla anche l’indomani.
Ho rivisto S. dopo qualche giorno e le ho chiesto la ricetta della caponata, mentre l’ascoltavo pensavo alle similitudini con la Ratatuia, due sorelle; si tratta di due diversi modi di interpretare una miscellanea di verdure dai sapori gustosi e avvolgenti ma in fondo lo stile è simile e di certo c’è una parentela. Conosco S. dai tempi dell’università, abbiamo festeggiato le nozze d’argento della nostra amicizia e abbiamo sempre sostenuto che ci fosse un gemellaggio fraterno fra di noi e le nostre terre. In questo caso parlerei di sorellanza, quella che c’è fra due piatti a noi cari e quella che mi ha dimostrato lei, regalandomi un cibo così prelibato. A voi la ricetta (quella originale!).