Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

Luna di pomeriggio

Luna_pomeriggioMi capita di vederla ogni tanto. Mi soffermo, la osservo e mi chiedo se la sua visibilità sia un caso o se casuale sia la mia attenzione verso il cielo. Fatto sta che, quando la incontro, mi fermo e le dedico tempo. Trovandoci a tu per tu, lascio spazio a parole dentro, che alimentano i miei pensieri con una rapidità che mi stordisce.
L’ultima volta è stata un paio di giorni fa. Se ne stava nella piccola striscia di cielo che separa i palazzi della strada in cui camminavo. Non c’è stata una ragione che mi ha portato a guardare su, l’ho fatto e basta. Era tardo pomeriggio, un orario inconsueto per ammirare il suo splendore, tuttavia, anche se ancora pallida, quasi timida e incerta nella sua manifestazione, io quella luna l’ho guardata. Il primo pensiero, che è una costante di fronte alla luna diurna, è stato per mia nonna perché mi rimproverava quando vedevo la luna di giorno.
Ricordo il giardino della mia infanzia, dove l’accompagnavo d’estate, mentre si prendeva cura dei fiori. Il cielo era ampio negli spazi aperti della pianura e vedevo spesso la luna di pomeriggio, chiamavo mia nonna a gran voce, per renderla partecipe di un fenomeno che, allora, giudicavo insolito, quasi magico. Lei alzava lo sguardo sorridendo, e poi mi diceva che non si doveva dire, perché solo i pazzi vedono la luna di giorno. Non ho mai capito quale strana teoria ci fosse dietro a quell’affermazione, in ogni caso il rimprovero non mi azzittiva, continuavo a dichiarare la presenza della luna, ma sottovoce.
La magia la sento ancora, non so se sia la parola corretta, si tratta di sentirsi nel terreno del privilegio, dentro ai passi di chi ha l’opportunità di osservare tale bellezza. Forse sono vittima della pazzia di cui parlava mia nonna che, a ben vedere, descrive lo stato di colui che parla senza essere compreso. Ma se la comprensione è ardua, forse è meglio il silenzio. Dopo tanti anni, attribuisco questo significato al rimprovero di mia nonna. Il dialogo con la luna è intimo, va custodito nel profondo, è composto di parole private, diverse per ognuno.
Ultimamente mi sono soffermata su una descrizione di Italo Calvino “La luna è il più mutevole dei corpi dell’universo visibile, è il più regolare nelle sue complicate abitudini: non manca mai agli appuntamenti e puoi aspettarla al varco, ma se la lasci in un posto la ritrovi sempre altrove…” [Cit. Palomar, luna di pomeriggio]; ho trovato in questo brano una famigliarità con il comportamento umano: siamo esseri mutevoli e regolari nelle nostre abitudini, spesso complicate. Abbiamo paura di mutare, ma la luna, dentro al suo irrefrenabile moto, ci rassicura sulla possibilità che esiste. Nel silenzioso dialogo con la luna trovo la similitudine. Nella sua lucentezza mi posso perdere, sentendomi parte di un tutto che mi somiglia e diventando parte di un tutto a cui assomiglio.

Nell’immagine: By the Seashore di Pierre-Auguste Renoir, 1883.

Buon compleanno

Buon_Compleanno_Ratatuia

Mi era noto il periodo, ricordo bene come mi sentivo mentre navigavo per mettere insieme i pezzi che galleggiavano nella mia mente. Erano giorni calmi. Era l’intermezzo popolato da una vacanza inaspettata, di quelle che nascono solo se il calendario è favorevole, nell’intervallo tra il venticinque aprile e il primo maggio.
Da anni, quando trascorro il periodo che da allora ti appartiene, penso alla tua nascita. Rammento i primi passi, le prime parole messe insieme con timore, le fotografie. Ma quest’anno è diverso, è un anno importante perché, mia cara Ratatuia, guardando nell’archivio dei tuoi contenuti, vedo che la data del primo articolo è il primo maggio di dieci anni fa.
Non avevo scelto con consapevolezza di farti nascere nella data dedicata alla celebrazione del lavoro. Il fatto fu dettato dalle circostanze, da tempi tecnici e da numerose tecnicalità, ma oggi sono felice che il caso (se così vogliamo definirlo) abbia identificato quella data per l’inizio del viaggio. In te leggo un tragitto, partito dalla ricetta della Ratatuia, che rimanda al manifesto, e al mio impegno verso le tue pagine e chi vorrà leggerle, e arriva ai più recenti pensierini. Nelle parole che custodisci vedo i miei passi su una strada che non è stata sempre lineare o pianeggiante, che ha avuto momenti in cui la luce è stata molto debole. Del resto, è così la vita. Negli articoli vedo i miei cambiamenti: nuovi gusti che si mescolano ai vecchi, inversione di priorità, scoperte e meraviglie. L’apprezzamento della meraviglia, che provenga da una nuova ricetta o da un luogo o un libro o un’amicizia o altra miscellanea, c’era e continua ad esserci. L’ho coltivato, è diventato nel tempo parte del mio lavoro, mi fa stare bene e di questo ti ringrazio perché l’ho compreso mettendo in fila le parole sulle tue pagine che ripesco spesso nella mente come si fa con le fotografie.
Immagini che racchiudono il mio sentire, che prendono forma nel giorno singolo ma che restituiscono il senso nell’insieme (infinito) di punti che costruiscono il percorso. Sei testimone del mio cambiamento, di una facoltà propria dell’essere umano, che per compiersi richiede lavoro quindi, mia cara Ratatuia, quale migliore data se non oggi per suggellare la tua nascita?

Nell’immagine: Jeanne Samary in abito scollato, o La Rêverie di Pierre-Augueste Renoir (1877)