Amicizia

Messaggiamo

Aspettavo che mia madre uscisse per attaccarmi al telefono fisso. Cercavo la scusa per uscire, inventavo che mi serviva un quaderno, la penna rossa, la china per il rapido. Infilavo le scarpe e andavo dalla mia amica, ci raccontavamo delle cose; probabilmente stupide ma importanti per allora. Ridevamo e piangevamo. Poi arrivavano le altre, anche loro per caso, sentivano un richiamo. La voglia di stare insieme a dire niente o forse tutto. Oggi continuiamo, ci diciamo tante cose. Lo facciamo nella chat del gruppo, ci mettiamo i vocali e tutto il resto. C’è lo spazio per gli alti temi dell’essere su questa Terra e quello per le futilità. La foto dell’ultima gonna acquistata, di quella scarpa deliziosa che vive insieme alla citazione di un libro di Calvino. Il quadro all’ultima mostra, l’interno di una chiesa francese, i video del Madagascar con le scimmie che danno il buongiorno. Il mare, l’aperitivo in terrazza. La voglia di stare ancora insieme, i progetti per trascorrere un fine settimana in un luogo esotico, solo noi, come siamo oggi ma con il sorriso di un tempo. Condivisione. Voglia di vivere insieme quel momento e la sua bellezza.
La tecnologia ci consente di entrare nei tempi di vite che hanno tempi diversi. Non c’è la censura dovuta alla paura di disturbare, al pensiero che l’altro stia preparando la cena o addormentando il bambino. Abbiamo fatto verbo il sostantivo che viene superato dall’azione. Non ci serve più l’atto dell’inviare ma è il messaggio in sé la nostra azione, diretta più che mai verso la condivisione. Schiaccio il microfonino e so che arrivo dai miei amici così come loro vengono da me, nelle sere più fredde, per lenire la stanchezza della giornata, per portarmi un sorriso. Poi però ci vediamo, abbiamo ancora bisogno di stare insieme davanti ad un bicchiere di vino o ad una tisana calda, a seconda dell’umore, in base ai temi e alle passioni. Prendiamo più tempo, quello che non avevamo, quello che dedichiamo a tutto il resto. Di questo ora una porzione è anche per noi che non smettiamo mai di messaggiare.

Vibrazioni

“Dipende da te o dall’altro?” Me lo ha chiesto la mia amica P. riferendosi ad una terza persona che ci girava intorno e che entrambe cercavamo di evitare.
“Deve essere una questione di vibrazioni.” Ho risposto io mentre mi spostavo dall’altro capo della stanza in cui stavamo cenando.
P. mi aveva trascinata a un aperitivo (o apericena come molti lo chiamavano) che aveva lo scopo di promuovere non so più cosa. Per caso, o forse no, avevamo incontrato T. con cui io avevo un rapporto di cortesia, solo perché lei era amica di P., e facevo in modo limitare il tempo del dialogo.
“Allora ho vibrazioni disarmoniche.” Ha detto P.
“Pensavo foste amiche.” Ho detto io.
“Lo credevo, però negli ultimi tempi me ne ha combinate due o tre. Non mi posso fidare di lei. Ride e poi parla male di te agli altri.” Ha risposto P.
“La trovo opportunista e calcolatrice.” Ho detto. Me lo ero permessa, avrei voluto parlarle da tempo ma ero convinta che fossero amiche.
“Questione vibratoria.” Ha detto P. mentre mi seguiva verso il fondo della stanza. Ci eravamo ritagliate un angolo cieco in cui T. non ci avrebbe visto.
La serata è stata piacevole, ce ne siamo andate presto e abbiamo passeggiato per il centro, ci siamo fermate ad ammirare “Il Quarto Stato” e come ogni volta ci siamo chieste se la gente lo sa che si può entrare al Museo solo per vedere quella meraviglia.
Sono le vibrazioni. Con alcune persone si cavalca un moto vibratorio cosparso di similitudini; è come ad un concerto, dove strumenti diversi suonano lo stesso pezzo con armonia. Fra le persone accade qualcosa di simile, lo immagino come quando si prepara la besciamella; si cerca la cremosità evitando di formare grumi.
Un percorso liscio, senza dissonanze fra individui.
“Tu le senti le vibrazioni?” Mi ha chiesto P. prima di salutarmi.
“Sì.”
“E come sono?:”
“Immagina un pezzo di Chopin, oppure la besciamella.” Ho detto io.
P. mi ha abbracciata, le sue vibrazioni sono buone, quasi come un piatto di lasagne nella giornata di Natale.