Amicizia

Vibrazioni

“Dipende da te o dall’altro?” Me lo ha chiesto la mia amica P. riferendosi ad una terza persona che ci girava intorno e che entrambe cercavamo di evitare.
“Deve essere una questione di vibrazioni.” Ho risposto io mentre mi spostavo dall’altro capo della stanza in cui stavamo cenando.
P. mi aveva trascinata a un aperitivo (o apericena come molti lo chiamavano) che aveva lo scopo di promuovere non so più cosa. Per caso, o forse no, avevamo incontrato T. con cui io avevo un rapporto di cortesia, solo perché lei era amica di P., e facevo in modo limitare il tempo del dialogo.
“Allora ho vibrazioni disarmoniche.” Ha detto P.
“Pensavo foste amiche.” Ho detto io.
“Lo credevo, però negli ultimi tempi me ne ha combinate due o tre. Non mi posso fidare di lei. Ride e poi parla male di te agli altri.” Ha risposto P.
“La trovo opportunista e calcolatrice.” Ho detto. Me lo ero permessa, avrei voluto parlarle da tempo ma ero convinta che fossero amiche.
“Questione vibratoria.” Ha detto P. mentre mi seguiva verso il fondo della stanza. Ci eravamo ritagliate un angolo cieco in cui T. non ci avrebbe visto.
La serata è stata piacevole, ce ne siamo andate presto e abbiamo passeggiato per il centro, ci siamo fermate ad ammirare “Il Quarto Stato” e come ogni volta ci siamo chieste se la gente lo sa che si può entrare al Museo solo per vedere quella meraviglia.
Sono le vibrazioni. Con alcune persone si cavalca un moto vibratorio cosparso di similitudini; è come ad un concerto, dove strumenti diversi suonano lo stesso pezzo con armonia. Fra le persone accade qualcosa di simile, lo immagino come quando si prepara la besciamella; si cerca la cremosità evitando di formare grumi.
Un percorso liscio, senza dissonanze fra individui.
“Tu le senti le vibrazioni?” Mi ha chiesto P. prima di salutarmi.
“Sì.”
“E come sono?:”
“Immagina un pezzo di Chopin, oppure la besciamella.” Ho detto io.
P. mi ha abbracciata, le sue vibrazioni sono buone, quasi come un piatto di lasagne nella giornata di Natale.

Il senso di un’isola

“L’isola no. Io non ce la farei, mi sentirei troppo isolata.” L’ha detto L. ieri sera durante una cena fra amici.
“Io invece sì. Per sei mesi all’anno, magari tre prima e tre dopo, con una pausa in mezzo.” Ha risposto P.
Sono tornata ai miei venti anni; alla vacanza all’Elba con la mia amica S.
Era pomeriggio, il momento più caldo della giornata e stavamo sdraiate sul divano letto del monolocale che avevamo affittato. G. era con noi e dormiva, io ed S. parlavamo sottovoce. Le persiane verdi erano chiuse e filtravano righe di sole, il necessario per farci intravedere l’espressione dei visi. Era un momento di confidenze, come quelle che Marguerite faceva all’amica nei momenti intimi al collegio di Saigon, prima di uscire con l’amante cinese. Parlavamo del nostro futuro, delle aspirazioni, di ciò che avremmo voluto e S. mi disse:
“Io voglio vivere su un’isola.”
Mi alzai di scatto, le dissi che non aveva senso ciò che diceva, insistei sul fatto che doveva avere ambizioni più serie, non poteva essere quello il futuro che lei immaginava per se stessa.
S. rimase in silenzio. Io andai in bagno e mi preparai per la spiaggia.
Non ne parlammo più. Restammo amiche perché sapevamo di essere diverse e trovavamo in questo un’attrazione che dura ancora oggi, dopo quasi trent’anni.
Sono tornata più volte, nella mia mente, a quell’episodio e nel tempo ho capito.
S. aveva avuto il coraggio di esprimersi, aveva concentrato in quella frase ciò che lei voleva essere. L’isola per lei era il senso della libertà di potersi manifestare, senza maschere, senza pregiudizi. S. oggi non vive su un’isola ma è diventata ciò che voleva quindi ha trovato la sua isola.
Le piace il mare e trascorre le sue vacanze esplorando isole, l’ultima volta è stata a Procida. Le ho chiesto se le fosse piaciuto, mi ha detto di sì e ha ribadito che prima o poi si trasferirà su un’isola.
Le ho parlato dell’episodio dell’Elba, lo ricorda bene, le ho chiesto scusa ma lei sapeva che non era necessario. Sapeva che l’avevo già capita da tempo, anche se non ce l’eravamo ancora detto.