Fotografare

Fotografia

La mia amica R. mi ha fatto vedere una fotografia in bianco e nero che la ritrae accanto alla sua nipotina nel giorno della Cresima. È passato un po’ di tempo da quello scatto, basti pensare che la sua nipotina ha un figlio che si è laureato l’anno scorso. Mi piace quell’immagine ed è piaciuta anche a R. che ha deciso di renderla digitale per ospitarla nella chat del suo smartphone.
Ricordo le fotografie della mia infanzia e ripercorro le occasioni in cui si decideva di immortalare l’evento; accadeva nei momenti importanti ed era affidato al professionista. Ad un certo punto avevano cominciato a circolare le prime macchine fotografiche, ho memoria anche di quegli scatti, li ho registrati tutti fino al giorno in cui arrivò l’istantanea, quella che non aveva bisogno dei tempi di sviluppo, usciva come una lingua e si dovevano aspettare pochi minuti per vedere l’effetto. Ne conservo qualcuna, mi ritraggono goffa o mossa, a volte con gli occhi chiusi ma hanno reso eterno il momento. C’è una situazione dietro a quello scatto; penso ad una foto in cui stavo mangiando delle patate al ristorante, avrò avuto otto anni, me la fece mia madre. Ricordo quella vacanza, eravamo al mare e ho in mente la spiaggia e la disposizione dello sdraio, rivivo il sorriso di mia madre e la sua pazienza di fronte ai miei capricci perché preferivo le patate arrosto all’insalata. Oggi con lo smartphone è tutto più facile, si fanno migliaia di scatti e si butta ciò che non va bene, non si deve attendere e ci si può fare il selfie. Si prova, si sbaglia, si taglia, ci si mette in posa e si utilizzano effetti speciali. Continuo ad essere parsimoniosa, registro ciò che ritengo importante, mi piace sapere che c’è una situazione dietro all’immagine, è quello che dà lo spessore, è la profondità di una dimensione in più; penso alla complicità tra i soggetti e il fotografo e sono convinta che in questo modo il ricordo rimanga vivo, l’esperienza sarà registrata.