Fotografia

Gli istanti di Instagram

Follower, seguaci, fan, post, twit, hashtag, like e cuoricini rossi. Ne parlavo l’altra sera a cena con la mia amica S. che fa un lavoro molto distante dal digitale e non ha nessun account social, a parte Linkedin che ha aperto solo perché rientra nelle linee guida dell’azienda in cui lavora e, come dice lei, glielo hanno imposto.
Cercavo di mostrarle che i social network hanno cambiato il nostro linguaggio, insieme al nostro modo di socializzare e di comunicare con le persone.
L’abbiamo sperimentato tutti, dicevo a S., a dosi diverse e con modalità proprie; chi usa questi media per stare più vicino agli amici che vede di rado, qualcuno lo fa per sentirsi meno solo e per condividere la propria quotidianità, altri hanno trovato uno spazio in cui manifestarsi.
S. mi guardava attonita, come se venisse da un pianeta in cui i social network non esistono.
Instagram è uno dei più diffusi, continuavo, conta più di 800 milioni di utenti attivi al mese[1], solo in Italia sono circa 14 milioni[2] che significa quasi un quarto della popolazione. Attraverso Instagram è possibile condividere immagini, fotografie, disegni, brevi video, istantanee; momenti catturati e diffusi immediatamente in tutto il mondo. Un tramonto al mare, una giornata di sole sotto alla Tourre Eiffel o davanti al Colosseo, un piatto preparato da un noto chef, i primi passi del proprio figlio, un abbraccio, un paio di scarpe nuove ma anche un’opera d’arte o l’ultimo libro che si è letto; tutto può essere catturato e condiviso. Immagini che si propagano nella rete Internet e che arrivano ovunque; l’opportunità di avere una vetrina davanti alla quale passeggia la popolazione di tutto il mondo.
Molti l’hanno colta. Ci sono artigiani che propongono i propri prodotti e possono farsi conoscere senza utilizzare i tradizionali canali distributivi; artisti che espongono le proprie opere al di fuori delle gallerie d’arte nelle quali avrebbero un pubblico minore; personaggi a cui è riconosciuta la qualifica di influencer e per questo motivo mostrano ciò che indossano o i luoghi che frequentano con la volontà di influenzare le scelte di acquisto del pubblico che li osserva. Sono nate, grazie a Instagram, nuove professioni ma anche nuove mode e modalità, nuove forme di rappresentazione. In campo artistico, ad esempio, gli scenari possibili sono tanti: si può ammirare la fotografia dell’opera di un pittore così come il video del pittore stesso all’opera, per condividere il momento in cui nasce l’ispirazione. L’opera d’arte può nascere con il solo intento di essere condivisa su Instagram e vivere per un tempo limitato, al massimo 24 ore, per poi svanire senza lasciare traccia se non il ricordo fra chi l’ha potuta vedere per qualche istante.
Ma chi sono questi influencer? Mi ha chiesto S. con aria stranita.
Sono figure che hanno imparato a sfruttare la grande vetrina dando seguito a una trasformazione del modo in cui viene fatta la pubblicità. Non c’è più il prodotto al centro del messaggio promozionale ma c’è una persona, con il proprio stile di vita, con momenti pubblici e privati. Il soggetto, il cosiddetto influenzatore, utilizza un prodotto e ne parla al pubblico che valuterà se comprare.
Quindi, ha detto S., una persona si fa fotografare con un prodotto e gli altri decidono di comprarlo? Ma è come il testimonial. Quante persone famose hanno prestato il loro volto a un detersivo o a un pacco di pasta? Che novità è?
È diverso, ho risposto a S., il confine fra realtà e finzione è molto labile. Il testimonial faceva uno spot e recitava una parte, qui il prodotto è dentro alla vita personale. Un personaggio si fa fotografare a casa sua, con il suo cane e la sua famiglia. O per lo meno, questo è quello che ci fanno intendere. Chissà magari anche loro stanno su un set, te lo ricordi il Truman show?
Sì, sarà stato vent’anni fa. Vuoi dire che è tutta una grande finzione? Mi ha chiesto S.
Tutto avviene attraverso le immagini che danno una forma concreta ai pensieri, in maniera istantanea. Ho detto a S.
Quali sono i nostri pensieri? Riusciamo a individuare ciò che più ci interessa tra gli innumerevoli stimoli che riceviamo? A noi la scelta.
S. mi ha guardata per un istante e poi ha detto: “Io prendo un caffè e tu?”

[1] Utenti attivi: persone che ogni mese dedicano del loro tempo, almeno mezz’ora, a consultare e visitare le pagine del social network. Fonte dati: dichiarazione di Carolyn Everson, vicepresidente delle soluzioni marketing globali di Facebook. Settembre 2017.

[2] Fonte dati: Wired Italia, giugno 2017.

Nell’immagine: Le Baiser Blotto, 1950 di Robert Doisneau

Il bianco e nero

Nonni_B&WSono andata in giro, ho fatto delle fotografie ai luoghi e alle persone e con lo smartphone ho dato ad alcune l’effetto bianco e nero. È stato divertente esaminare le differenze delle diverse cromie. Un tempo non era possibile, si doveva decidere se caricare nella macchina un rullino in bianco e nero o a colori, era necessario sapere prima il risultato desiderato e agire di conseguenza; un tempo ancora più lontano non c’era neppure la possibilità di scegliere il colore, tutto era sempre in bianco e nero. Me lo spiegava un’amica esperta di fotografia, mi diceva che cambiano le tecniche di sviluppo e che il colore è arrivato dopo perché  è più complicato da gestire.  Le ho chiesto se ci fosse qualcosa che influenza la sua scelta e se quando decide di fotografare ha già in mente se la foto sarà a colori o no. Mi ha detto di sì, mi ha spiegato che il bianco e nero restituisce un effetto armonico e, quando decide di ritrarre persone, visi, scatti rubati al quotidiano, preferisce che non ci siano i colori perché le sfumature di grigio mettono in evidenza gli sguardi, le emozioni e non permettono distrazioni a chi ammira il risultato.

Ho fatto un po’ d’ordine e ho trovato delle vecchie foto in bianco e nero e capisco che cosa volesse dire la mia amica. Ho guardato con attenzione e alcune le ho trovate bellissime; per quanto imperfette, a volte sfuocate o ricche di particolari inutili, che oggi si potrebbero eliminare con un semplice foto ritocco, certe immagini raccontano un momento e permettono di cogliere distintamente lo stato d’animo dei protagonisti. Frutto dell’armonia del bianco e nero? In parte sì, le foto senza colore risultano più equilibrate, sono temperate, è come se fossero una ricetta in cui gli ingredienti vengono dosati nel modo giusto. Certo anche il colore serve, nei paesaggi contribuisce a trasferire la bellezza dei luoghi grazie al suo senso di realtà; può essere incisivo anche sulle persone, quando esalta il colore degli occhi o dell’incarnato. Il bianco e nero però è avvolgente, a volte sussurrato, in certi casi melanconico. Forse è per questo che mi piace, per la sua capacità di portarmi vicina a certi ricordi.

Nella foto i miei nonni ritratti all’inizio degli anni quaranta.