Libri

Lèggere per diventar leggère

“Si finiscono gli argomenti di conversazione.” Me lo ha detto la mia amica S. durante una video chiamata.
Non ci sentivano da mesi e ci eravamo date un appuntamento avendo cura di ritagliarci almeno un’ora ma, dopo i primi venti minuti, è arrivato il silenzio.  Niente viaggi, nessuna mostra né concerti, impossibilità di andare a teatro per non parlare delle conferenze, delle feste, dei ristoranti.
“Sto dedicando più tempo alla lettura.” Mi ha detto S. mentre mi mostrava il libro che aveva accanto a lei sul divano. Me ne ha parlato e mi ha accompagnata in quella storia, le ho risposto con quella che stavo leggendo io. Ci siamo trovate a parlare degli anni Cinquanta, delle mode e dei fatti. Siamo tornate ai giorni nostri passando per qualche città straniera, alcune note altre diventate dei luoghi in cui pianificare il prossimo viaggio, quando si potrà, in sicurezza. Abbiamo sfiorato il tema dell’amicizia e quello del matrimonio (e del tradimento), ci siamo scambiate dei consigli sulle prossime letture dandoci appuntamento per i commenti.
Ho chiuso la telefonata e ho ripensato alle ultime conversazioni che ho avuto. Persone dai gusti eterogenei, età diverse, dislocate in luoghi differenti ma tutte accomunate dalla lettura. Che il libro sia diventato uno dei protagonisti degli ultimi tempi? In effetti, quando passeggio per la città, vedo code di persone in attesa di fronte ai negozi di alimentari e alle librerie. Sembra che le persone cerchino gratificazione nel buon cibo e nella lettura, io stessa mi comporto così. Amo leggere ma ho iniziato tardi e non sono una divoratrice, sono quel genere di persona che ha sempre un libro in cui rifugiarsi nei ritagli di tempo. Inizio a cercare il successore quando mi mancano una ventina di pagine alla fine, comincio a farmi un’idea di chi riempirà quel posto, a volte scelgo perché ho voglia di una determinata atmosfera, in altre occasioni mi lascio guidare dall’ignoto, ascolto il consiglio di un libraio, di un trafiletto o di un amico.
Negli ultimi mesi ho letto di più, è stato un po’ come viaggiare. Ho trovato nella lettura un sentiero per la leggerezza, una via per guardare con distacco ciò che sta accadendo e allo stesso tempo è stato un modo per apprendere, per conoscere qualcosa di nuovo sia di me che degli altri. Avete pensato a quanto si possa conoscere una persona dalle letture che fa?

Nell’immagine un’opera di Michael Shane Neal

Il tempo sgombro

Si tratta di minuti. Ci si trova in un intermezzo al di fuori delle proprie abitudini; non si è collocati, si va in libertà. È quel tempo che rimane, si può creare per un disguido oppure per una decisione presa con consapevolezza. Non si rientra nel programma, il piano è stato rivisto. A me capita nei pressi della cena che, anche se non ha un orario stabilito, ha delle sue regole condivise e può iniziare in un intervallo che dura dalle sette alle nove di sera, o nei suoi dintorni. Ci si trova in giro, si passeggia senza fretta e si osserva. Dipendo da un’abitudine? Me lo sono chiesta perché mi è piaciuto guardarmi intorno; ho osservato i visi delle persone e sembravano allegri. Ho rallentato. Ho aspettato che i semafori fossero verdi prima di attraversare, ho guardato una vetrina mentre ascoltavo le risate di due ragazze che camminavano. Un signore aveva un libro in mano, si è appoggiato alla ringhiera della metropolitana e si è messo a leggere. La luce era buona, il cielo era illuminato dai lampioni e forse un po’ anche dalla luna.
Io mi sono fermata vicino a un albero, stavo in piedi e guardare. Volevo fermarmi e sentire, annusare l’aria e ascoltare il brusio. Cercavo dentro, era come se ci fosse una porticina che aspettava il padrone con la chiave. Questione di minuti. Un tempo aperto, vuoto, che vuole farsi riempire. Dove sta di solito? Non esiste o forse sono io che devo imparare a trovarlo? La deviazione dal percorso noto, l’uscita dal canone praticato con regolarità. Lo posso riempire; potrei trasformare quei pochi minuti in ore da dipanare, ci potrei mettere nuove idee, quelle che arrivano all’improvviso e che si accantonano perché non si ha tempo. Mi figuro la porticina, la immagino di legno scuro con un chiavistello dorato. Sono io il padrone che ha la chiave.