
Incontro la dottoressa Riva di venerdì, poco dopo mezzogiorno. Mi accompagna in un delizioso studiolo della Casa del Manzoni e, mentre mi siedo, osservo.
Fatico a non sentirmi trasportata all’indietro, negli anni in cui Don Lisander passeggiava per lo stesso corridoio che i miei passi hanno appena percorso, e mi lascio andare. Grazie alla dottoressa Jone Riva l’orologio cammina velocemente all’indietro e sono sicura che, da qualche parte del meraviglioso stabile, Alessandro Manzoni si stia sedendo per consumare il suo pranzo.
“Al venerdì compro i fiori, li metto in soggiorno e li guardo fino alla domenica”. È questa la prima cosa che mi dice la dottoressa, mentre commentiamo il finire della settimana di lavoro e, nonostante l’affermazione si riferisca alla sua abitazione, immagino che lo farebbe anche a Casa Manzoni.
La vedo mentre sistema un vaso di tulipani sul tavolino di fronte a noi, nel gesto che denota cura per la casa e senso di accoglienza per i visitatori.
La dottoressa Riva cominciò a frequentare la Casa ai tempi dell’università. Volendosi laureare con il Professor Enzo Noè Girardi accettò la tesi manzoniana che lui le propose anche se, come lei stessa confessa, ai tempi il Manzoni non era fra i suoi autori preferiti. >> Leggi il ritratto.
Passione
Maison Madame Ilary Couture
Non è semplice parlare di Ilaria senza pensare a Maison Madame Ilary Couture poiché Ilaria Parente è la Maison. Io stessa mi sono sempre rivolta a lei chiamandola Ilary, omettendo “Madame” solo da quando siamo entrate in confidenza.
“Non ho mai avuto un piano B, per me creare è una necessità” Ilary mi ha accolto in atelier con queste parole e, mentre ascoltavo la sua storia, ho trovato la ragione della totale aderenza tra la persona e il progetto. La Maison è Ilaria, dentro alla Maison confluisce la passione, a tratti ossessione, che Ilary ha per il suo mestiere che non è un lavoro ma il suo modo di manifestare ciò che ama. Il lavoro c’è, e questo Ilary lo sa bene, ma diventa l’energia sprigionata dalla dedizione, dalla pazienza e dallo studio continuo.
Ha iniziato a tredici anni a Napoli, dove è nata. Si innamorò di un turbante bianco, che conserva ancora oggi, come una reliquia, nel suo atelier, e fu un vero colpo di fulmine. >> Leggi il ritratto