La forma del tempo

Stavo pulendo l’insalata, selezionavo una dopo l’altra le foglie della scarola acquistata dal fruttivendolo sotto casa, ho pensato a mia nonna. D’estate raccoglieva le verdure nell’orto poco prima di preparare il pranzo, io l’accompagnavo e l’aiutavo a scegliere i pomodori rossi, quelli più grandi e maturi. Ricordo ancora il profumo; il gambo del pomodoro ramato diffondeva quell’odore d’estate che restava nelle mani anche dopo averle lavate.
Era una donna in costante movimento. Faceva la casalinga, che dalle mie parti si dice rezdora, arzdoura nel bolognese, e non si fermava un istante. Riempiva ogni minuto della giornata in attività di manutenzione o di ordinaria e straordinaria amministrazione. Cucinava, puliva, si occupava del giardino, lavava, stirava, preparava la pasta all’uovo, gestiva gli uomini di casa e anche me, che stavo da lei quando non c’era la scuola. Non c’erano sabati né domeniche, non esistevano festività, faceva gli straordinari e i turni serali. Mia nonna mi ha portato a pensare al concetto del tempo. Se ne parla spesso ultimamente; mi sono confrontata con A. che sostiene che oggi ci troviamo in un tempo lineare in cui ogni giorno è uguale all’altro e si procede in continuità anche quando affrontiamo le questioni lavorative. M. invece mi parla di un tempo fatto di pieni e di vuoti, in cui ha la necessità di riempire spazi che non hanno padrone e che sembrano di nessuno. Sono probabilmente i momenti di mancata socialità, quelli in cui, in condizioni normali, ci si dedicherebbe allo svago. Mi sono confrontata con C. che sostiene di avere troppo tempo a disposizione e di non riuscire a fare niente, proprio a causa dell’abbondanza di ciò che prima era scarso. Mi sono chiesta se il tempo abbia una forma. Può essere una linea retta? Oppure è una sinusoide? Una sorta di onda che va su e giù e varia a seconda delle giornate. Forse è un cerchio? Possiamo mettere tutto in una circonferenza con un perimetro definito? Mattina, pomeriggio, sera. Le inquadrature sono sempre uguali, il panorama che vediamo dalla nostra finestra, o dal balcone, resta immutato e i cicli si ripetono di giorno in giorno. Voglio concentrarmi sui dettagli. Sono sicura che potrò trovare qualcosa di nuovo ad ogni inizio; credo che la luce, modificando le ombre proiettate sul muro, ci consenta di vedere qualcosa di diverso. È il tempo dell’osservazione, un tempo che oggi ci viene concesso e che domani potrebbe svanire. Riflettendoci, se proprio dovessi fare una scelta, attribuirei la linearità a questo amico che spesso ci minaccia ma al contempo ci sollecita. Un tempo lineare, da percorrere in avanti, che mi conduce con maggiore determinazione all’obiettivo, dentro e fuori di me.

Nell’immagine “Morning Sun” di Edward Hopper.

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