Pensierino

I suonatori nell’autoradio

Quando ero piccola credevo che dentro all’autoradio ci fossero dei piccoli suonatori pronti per esibirsi ogni volta che si schiacciava il tasto dell’accensione. Mi sedevo davanti, nel posto del passeggero, e alzavo la linguetta del mangiacassette per scrutare dentro e scovare una banda di archi e di percussioni; mia madre mi guardava con sospetto ma non faceva domande. Crescendo ho dovuto accettare l’impossibilità della mia convinzione; sono arrivata all’università e, in occasione della tesi, ho fatto una ricerca specifica sulle tecnologie di trasferimento dati fra la banca e l’azienda. Mi occupai dell’antenato dei sistemi di Internet banking e continuai a lavorare in questo campo per scoprire che dietro a sistemi complessi, a schermate disegnate con una grafica gradevole e chiara, alla raccolta di informazioni utili per il cliente finale, non ci sono macchine ma ci stanno le persone. Grazie al lavoro di molti individui si è in grado di abilitare l’accesso in tempo reale al proprio conto e alle proprie operazioni bancarie. I progressi sono stati enormi e oggi, anziché correre per la città alla ricerca di qualche cosa, possiamo stare seduti alla scrivania e acquistare online. Meccanismi perfetti, tecnologia di alto livello, processi automatici, assistenti virtuali, chat e supporto via Whatsapp; questa è la promessa veicolata dai grandi colossi del commercio elettronico, ma siamo sicuri che l’uomo abbia un ruolo minore?
L’altro giorno cercavo un prodotto difficile da reperire nei negozi fisici, avevo provato diverse strade ma senza risultati, così ho sfoderato l’arma di Internet e cercando ho individuato un negozio online che aveva il mio prodotto ad un prezzo giusto, ne ho presi tre per crearmi una scorta. Ho fatto il processo, ho confermato l’indirizzo di spedizione e il pagamento e nel giro di dieci minuti il mio acquisto si è concluso. Dopo circa due minuti ho ricevuto una telefonata, era l’azienda da cui avevo ordinato online che mi comunicava che aveva in assortimento solo uno dei prodotti perché gli altri due erano danneggiati e ritenevano che fosse meglio non consegnarli. Di fronte alla mia delusione mi hanno proposto di sostituire i prodotti con qualcos’altro ma io non avevo bisogno di niente, la soluzione finale è stata lo storno sulla mia carta di credito per il valore dei due prodotti mancanti, tutto ciò è avvenuto in tempo reale, mentre parlavamo al telefono ho ricevuto il messaggio dell’operazione nella mia email. Ho ripensato ai suonatori nell’autoradio, lo ammetto, ho avuto la sensazione che dietro a sistemi complessi che sembrano virtuali ci fosse un omino pronto ad accendere e spegnere i pulsanti.
Ho chiesto al signore gentile quando prevedeva che arrivasse il pacco perché sul sito non c’era una data di consegna.
“L’abbiamo spedito ora, dovrebbe arrivare domani.” Mentre lo diceva ho ricevuto il messaggio SMS del corriere che mi comunicava la presa in carico.

E voi volete convincermi che non c’erano dei piccoli suonatori dentro all’autoradio? Io continuo a credere al regno di tutte le possibilità!

Il trucco

“Aspetta, metto gli occhiali.” Il mio amico G. lo disse mentre infilava le lenti scure di una montatura in voga nei primi anni novanta e diventata iconografica.
“Non sono miei.” Aggiunse G. dopo essersi messo comodo sulla sedia.
“Li ho rubati a lui.” Lo disse indicando il nostro amico A. che stava parlando al telefono.
“Puoi ripetere?” Me lo chiese G., voleva che gli facessi di nuovo la domanda o forse voleva avere ancora un po’ di tempo per trovare la risposta.
“Sei felice?” Gli chiesi io mentre tenevo in mano il bicchiere con il prosecco.
Non ci vedevamo da tempo, ci eravamo incrociati, avevamo fatto chiacchiere di lavoro al telefono ma non avevamo mai parlato. Io lo vedevo felice, aveva un’aria di pace e volevo sapere il trucco.
“Dalla.” Disse G. “È questo il trucco. Dalla sempre, con chiunque.” Proseguì dietro agli occhiali.
Rimasi a pensare per qualche istante. Sapevo che il significato era diverso da quello che s’intendeva al liceo.
“Vuoi dire che è bello fare qualcosa per gli altri?” Chiesi io.
“Voglio dire darsi, donarsi, pensare all’altro prima che a te. Sei disposta?”
“È bello?” Chiesi a G.; volli approfondire, mi fece degli esempi. Mi parlò dei tre figli, della moglie, dei suoceri e aggiunse qualcun altro nella lista. Parlò di persone estranee, di quelle che incontrava al bar al mattino o sul treno a fine giornata.
“Ridammi i miei occhiali.” Urlò A. dopo avere finito la sua telefonata.
G. tolse le lenti nere, vidi gli occhi sinceri, sorrise e ricordai quello che mi mostrò quindici anni prima,  quando ci presentammo.
“Sono un pezzo raro, hanno più di vent’anni.” Disse A. prendendo gli occhiali e poggiandoli sulla testa.
Ci alzammo in piedi e andammo verso il tavolo dove gli amici ci aspettavano per cena.
“Ci vuole consapevolezza?” Chiesi a G.
“Per darla?” Mi chiese lui.
“Credo che sia necessario farlo con volontà.” Precisai io.
“L’importante è fare qualcosa per gli altri. Hai mai visto come sono felici?” Mi disse G.
Ripensai alle volte in cui avevo ceduto o a quando avevo fatto una sorpresa; avevo visto la gioia nell’altro, mi piaceva quella sensazione.

Nella foto: Marcello Mastroianni nel film 8 ½.