Ritratti

Cecilia Ferreri

Cecilia_1

Nel salotto di Cecilia il pianoforte è protagonista, troneggia in un’area a lui dedicata e il mondo esterno si riflette sul nero lucido. Ero già stata in questa casa, in occasione di Piano City, e, durante l’ultima performance, mi ha colpita non solo la bravura della pianista, ma anche la sua capacità (e per certi versi il coraggio) di proporre un repertorio classico composto da donne.
L’occasione è arrivata in un momento in cui riflettevo sulla voce femminile. Mi ero soffermata sulle scrittrici che hanno lavorato per distinguersi, per individuare uno stile personale che celebrasse la loro unicità, ma non avevo ancora esaminato le pianiste. Compositrici e concertiste che hanno soffocato un talento per consentire ad altri membri della famiglia di emergere, quasi che non ci fosse lo spazio necessario per tutti. Cecilia Ferreri ha dato voce a Funny Mendelsshon sorella di Felix, a Clara Wieck Schumann moglie di Robert, a Cécile Chaminade e Amy Beach , nomi che non avevo mai sentito e sui quali non avevo mai avuto occasione di soffermarmi. La musica non è mai stata una materia di studio per me, l’ho sempre vissuta da ascoltatrice. Ascoltando si aprono porte che sollecitano l’immaginazione. Percorro luoghi che non conosco, mi aggiro tra le vie strette di una medina e, quando lascio lo spazio alla pazienza, scopro qualcosa di nuovo.
Ho chiesto a Cecilia di parlarmi della musica, del pianoforte e delle donne che negli anni si sono cimentate con tenacia e passione, esprimendo una sensibilità che, inevitabilmente, è un pregio femminile e ha a che fare con la cura. È nata da qui la nostra conversazione. >> Leggi il ritratto.

Jone Riva

Jone_2

Incontro la dottoressa Riva di venerdì, poco dopo mezzogiorno. Mi accompagna in un delizioso studiolo della Casa del Manzoni e, mentre mi siedo, osservo.
Fatico a non sentirmi trasportata all’indietro, negli anni in cui Don Lisander passeggiava per lo stesso corridoio che i miei passi hanno appena percorso, e mi lascio andare. Grazie alla dottoressa Jone Riva l’orologio cammina velocemente all’indietro e sono sicura che, da qualche parte del meraviglioso stabile, Alessandro Manzoni si stia sedendo per consumare il suo pranzo.
“Al venerdì compro i fiori, li metto in soggiorno e li guardo fino alla domenica”. È questa la prima cosa che mi dice la dottoressa, mentre commentiamo il finire della settimana di lavoro e, nonostante l’affermazione si riferisca alla sua abitazione, immagino che lo farebbe anche a Casa Manzoni.
La vedo mentre sistema un vaso di tulipani sul tavolino di fronte a noi, nel gesto che denota cura per la casa e senso di accoglienza per i visitatori.
La dottoressa Riva cominciò a frequentare la Casa ai tempi dell’università. Volendosi laureare con il Professor Enzo Noè Girardi accettò la tesi manzoniana che lui le propose anche se, come lei stessa confessa, ai tempi il Manzoni non era fra i suoi autori preferiti. >> Leggi il ritratto.