La mezza porzione

“Stasera ho voglia di tradizione.”
L’ho detto al signor Stefano dopo avere consultato il menù del ristorante Skuisito. Lui mi ha guardata compiaciuto perché sapeva che nella sua proposta c’era ciò che mi avrebbe soddisfatta.
“Sono indecisa fra la Norma e il ragù di cinghiale con i porcini.”
Ho proseguito sperando di trovare in lui un consiglio.
“Lasci fare a me, si fida?” Mi ha detto.
Ho accettato la proposta dopo la sua spiegazione, mi ha parlato della mezza porzione, il modo che mi avrebbe consentito di assaggiare entrambi i piatti. Non è un bis di secondi, quello che si trova in occasione di eventi, dove il piatto accoglie entrambe le portate e i fondi si mischiano creando, a volte, una commistione non del tutto gradevole. La mezza porzione proposta dal signor Stefano è un genere diverso.
“Le faccio uscire prima la Norma, che è più delicata. Aspettiamo un po’ e poi le mando le pappardelle.”
Così ha senso la mezza porzione, un assaggio ragionato con un percorso gustativo studiato e gradevole. Oltre al buon cibo ho trovato in questo posto un’atmosfera familiare insieme alla sensazione di essere accolta e (perché no) coccolata. Ho mangiato molto bene, entrambe le portate erano cucinate con ingredienti di ottima qualità e con passione; ho ricevuto molte attenzioni dal personale e tanti sorrisi, fa piacere essere ospiti di un luogo in cui si respira armonia.

Nella foto un’immagine presa dal sito web del ristorante.

L’idea secondo Matteo Fronduti

Mi hanno portata a cena al Manna di Matteo Fronduti, ho mangiato molto bene, in un locale semplice, minimalista nella scelta dell’arredamento, e con un servizio ottimo. Lo chef ha partecipato al nostro convivio. Ci ha accolto, ha chiesto se avevamo domande sul menù ed è passato un paio di volte al tavolo per verificare che fossimo soddisfatti della nostra scelta. Non l’ha fatto solo con noi, è il suo modo di gestire il locale, con tutti gli ospiti si comporta così. Dicevano che fosse un burbero, non sono d’accordo, ho incontrato una persona schietta (questo sì), molto competente e appassionata del proprio lavoro.

Ratatuia Metropolitana: Come mai ha scelto questi nomi per i piatti? Alcuni sono dei riferimenti un po’ datati, ad esempio Kunta Kinte, non so chi se lo ricorda.

[Ndr. Kunta Kinte è il titolo di un piatto a base di radici che ho trovato delizioso.]

Matteo Fronduti: Io me lo ricordo. In ogni caso questa è una cialtroneria.

Lo dice con trasparenza e serietà. Mi chiedo perché abbia voluto utilizzare proprio quella parola per descrivere il vezzo di dare nomi strani ai piatti (ad esempio Uè testinaaa…; Contro il logorio della vita moderna, De sera e de matina…). Leggendo avevo pensato a quelle abitudini tipiche delle osterie, dove si vuole ammiccare al commensale attraverso un titolo evocativo che possa rubare un sorriso. Lui è stato schietto e il sorriso me l’ha rubato.

Alla fine della cena, complice il fatto che fossimo gli ultimi a lasciare il tavolo, si è seduto con noi e ho continuato la conversazione, abbiamo iniziato dandoci del tu.