Bianco e nero

Frantz: perdonare o essere perdonati?

frantzHo visto con piacere questo film che ha un sapore vintage e retrò; dal punto di vista stilistico l’ho trovato delizioso: un film in bianco e nero che riesce a coinvolgere e che trasmette una fedele fotografia di un’epoca lontana. La storia è coinvolgente, lascia diversi spazi all’interpretazione e non è per niente scontata. Si gustano le  scene, una dopo l’altra, e si fanno ipotesi su che cosa sia realmente accaduto fra due militari che si sono incontrati al fronte. Poi il mistero si dipana e ciò che emerge è il perdono. Esiste una forte necessità di ottenere il perdono da parte di uno dei protagonisti, questo diventa l’unica ragione di vita fino al punto di immaginare di rinunciare a vivere se non si ottiene il compenso desiderato. Dall’altra parte c’è chi deve perdonare che è alle prese con un grande conflitto e, per trovare un giusto equilibrio, decide anche di mentire. Alla fine ci si chiede che cosa fosse davvero importante per i protagonisti. Il tema del perdono e del raggiungimento della pace interiore non è di facile gestione ma trovo che il regista, François Ozon, abbia trovato un ottimo modo per darci l’occasione di parlarne.

Il bianco e nero

Nonni_B&WSono andata in giro, ho fatto delle fotografie ai luoghi e alle persone e con lo smartphone ho dato ad alcune l’effetto bianco e nero. È stato divertente esaminare le differenze delle diverse cromie. Un tempo non era possibile, si doveva decidere se caricare nella macchina un rullino in bianco e nero o a colori, era necessario sapere prima il risultato desiderato e agire di conseguenza; un tempo ancora più lontano non c’era neppure la possibilità di scegliere il colore, tutto era sempre in bianco e nero. Me lo spiegava un’amica esperta di fotografia, mi diceva che cambiano le tecniche di sviluppo e che il colore è arrivato dopo perché  è più complicato da gestire.  Le ho chiesto se ci fosse qualcosa che influenza la sua scelta e se quando decide di fotografare ha già in mente se la foto sarà a colori o no. Mi ha detto di sì, mi ha spiegato che il bianco e nero restituisce un effetto armonico e, quando decide di ritrarre persone, visi, scatti rubati al quotidiano, preferisce che non ci siano i colori perché le sfumature di grigio mettono in evidenza gli sguardi, le emozioni e non permettono distrazioni a chi ammira il risultato.

Ho fatto un po’ d’ordine e ho trovato delle vecchie foto in bianco e nero e capisco che cosa volesse dire la mia amica. Ho guardato con attenzione e alcune le ho trovate bellissime; per quanto imperfette, a volte sfuocate o ricche di particolari inutili, che oggi si potrebbero eliminare con un semplice foto ritocco, certe immagini raccontano un momento e permettono di cogliere distintamente lo stato d’animo dei protagonisti. Frutto dell’armonia del bianco e nero? In parte sì, le foto senza colore risultano più equilibrate, sono temperate, è come se fossero una ricetta in cui gli ingredienti vengono dosati nel modo giusto. Certo anche il colore serve, nei paesaggi contribuisce a trasferire la bellezza dei luoghi grazie al suo senso di realtà; può essere incisivo anche sulle persone, quando esalta il colore degli occhi o dell’incarnato. Il bianco e nero però è avvolgente, a volte sussurrato, in certi casi melanconico. Forse è per questo che mi piace, per la sua capacità di portarmi vicina a certi ricordi.

Nella foto i miei nonni ritratti all’inizio degli anni quaranta.