Calle

Odore di Venezia

Sono stata molte volte in questa città. L’ho vissuta a tante età e per diversi motivi: per una semplice gita, per lavoro, per celebrare il matrimonio di amici cari, o per temi specifici legati ad un arricchimento culturale. Questa volta è stato diverso. Ho trascorso poco più di ventiquattrore in laguna, in un periodo caldo e affollato dai turisti, eppure ho trovato una meraviglia. La città è accogliente, ben disposta al prossimo, c’è cordialità nello sguardo dei residenti e gli ospiti sono rispettosi. Il luogo è fuori dal normale, si tratta di un’ambientazione unica al mondo: sali e scendi sui ponti, l’acqua intorno insieme alla maestosità dei campi e dei palazzi. C’è decadenza, quel senso di fatiscente sui muri, o negli anfratti, che la rende ancora più affascinante così come lo è una donna ricca di esperienza. Ho amato fare la veneziana, perdermi fra i calli e i sotopordeghi, passeggiare velocemente per raggiungere il teatro schivando per pochi istanti un temporale improvviso. Mi sono piaciuti il cielo cupo e l’aria umida che mi ammoscia i capelli. Ho amato i gondolieri che parlano fra loro in una lingua straniera e poi chiedono ai passanti “Gondola?” e i turisti si mettono in fila per fare un giro di mezz’ora fra i canali. Passeggiando mi è tornata in mente una storia che mi raccontò una ragazza americana conosciuta qualche anno fa; mi disse che era arrivata a Venezia per turismo, in occasione di un viaggio organizzato, e si innamorò di un gondoliere. Fu amore a prima vista e lei decise di non tornare più negli Stati Uniti ma di vivere per sempre all’ombra del Leone. Aveva scritto un racconto nel quale sembrava mancasse la verosimiglianza, la credevano una storia inventata perché era troppo perfetta. Venezia ci può serbare anche questo: una realtà che sembra una finzione che rivendica la sua autenticità.
Ci voglio tornare. Per ora mi sono portata a casa il suo odore; c’era un negozio vicino all’albergo che emanava un profumo di buono, sono entrata e ho chiesto cosa fosse.
“Il nostro profumo per ambienti.” Mi ha detto il commesso.
“Lo voglio.” Ho risposto io.
Ogni volta che lo spruzzerò chiuderò gli occhi e penserò a questa città.

La citazione

CitazioneNelle ultime settimane mi sono imbattuta spesso in questa parola e, poiché le parole non vengono a noi per caso, sono stata stimolata a entrare nella profondità del suo significato. Restringo l’ambito alla citazione in campo artistico (letterario, pittorico, fotografico, cinematografico…) per provare a dare una semplice definizione che ho raccolto mettendo insieme diversi pensieri. La citazione avviene quando nella costruzione di una qualsiasi forma di espressione chi la crea inserisce un elemento preso da un autore che ha fatto già qualcosa di simile. Il senso della citazione è rendere omaggio al maestro. Chi decide di citare esprime la propria stima e il rispetto per colui che è venuto prima e ha lasciato qualcosa di grande, è come se fosse un percorso, un passaggio di testimone che dura per secoli nel cammino dell’evoluzione dell’uomo. Mi piace questa immagine perché consente di vedere gli individui come un tutto ed è in antitesi rispetto alla solitudine e al senso d’isolamento della nostra società che, schermandosi dietro la ricerca dell’originalità ad ogni costo, si manifesta come un insieme di punti, al più una serie di segmenti che restano separati tra loro e rischiano di perdere il loro senso. Forse la ricerca dell’originalità non è altro che la consapevolezza delle origini, è lì che si trova il tutto. L’insieme delle persone è movimento, il cammino corale porta un’energia maggiore rispetto a quella del singolo, certo bisogna essere consapevoli e citare richiede la responsabilità di conoscere e portare il giusto rispetto a chi ci ha preceduto, non cadendo nell’errore del plagio che è cosa diversa.

L’immagine è una fotografia di Tina Modotti che ha dato il via a questo pensiero sulla citazione.