Conoscersi

Il piatto che aiuta a conoscersi

Piatto_che_aiuta_a_conoscersiNon avevo mai pensato seriamente a un piatto che mi rappresenti. È stata la mia amica S. a spronarmi su questo tema. Eravamo a cena e, visto che entrambe amiamo cucinare, abbiamo cominciato a scambiarci ricette e a confrontarci sui nostri piccoli esperimenti. Poi lei se n’è uscita con:
“Hai mai pensato al piatto che vorresti essere?”

Mi ha colta impreparata. La sua domanda non era riferita al piatto che più mi piace, voleva che io immaginassi un piatto che possa rappresentare chi sono. Non facile. Soprattutto perché questo significa conoscersi e avere chiara la percezione che gli altri hanno di te. Inoltre nella sua domanda ho colto un senso di proiezione poiché non mi ha chiesto chi sono oggi ma chi vorrei essere, che prevede un’ idea definita dei propri obiettivi e del cammino che s’intende percorrere per raggiungerli. Crisi.
Avendomi vista perplessa e pensosa S. ha cercato di aiutarmi dicendo:
“Prova a pensare al piatto che sei, a quello che non sei e poi a quello che vorresti essere.” Sempre più difficile. “Iniziamo da quello che non sono.” Ho detto. Mi sembrava più semplice partire da lì perché ho chiaro ciò che non sono, o meglio ho chiaro ciò che assolutamente non voglio essere e non voglio che gli altri pensino di me.
“Il lesso.” È quello che mi è uscito dopo qualche secondo di riflessione.
“Non è che il lesso non mi piaccia.” Ho specificato. “Lo vedo così banale e privo di personalità, per non parlare del colore della carne: grigino. No il lesso no.”
“Però potresti servirlo con tante salse colorate.” Ha aggiunto lei.
“Sì ma il vero sapore del lesso è quello della carne, aggiungere le salse significa barare.” Ho specificato.
“Dimmi il tuo.” Ho incalzato mentre prendevo tempo per pensare agli altri due piatti.
“Il branzino al sale.” Mi ha risposto.
Anche nel suo caso non si tratta di un piatto che non piace, anzi è uno dei modi più gustosi per mangiare il branzino, ma in fondo è così semplice da preparare.
“Lo trovo piatto, con poco spessore, semplice, troppo. No il branzino al sale no.” Ha voluto rimarcare lei.

La conversazione è andata avanti, non siamo ancora riuscite a identificare con certezza gli altri due piatti ma ci stiamo lavorando e confesso che è stato un ottimo esercizio per capirsi un po’ di più.

Non è colpa di Plutone

NonColpaPlutoneNella disciplina dello Yoga si dice che bisogna sempre andare un po’ oltre, intendo nella pratica e nella tensione verso l’asana perfetta, quella che spinge il proprio corpo a movimenti che possono essere sconosciuti ma possibili. Con pazienza e costanza si migliora progressivamente, il corpo sembra duttile e la mente lo governa per condurlo verso quella determinata posizione. Ho provato a farlo anche nella quotidianità, nei miei pensieri e nelle mie azioni. Ho sperimentato cose semplici, come superare la pigrizia e uscire per andare al cinema a godersi un bel film anche se tutti dicevano che non ne valesse la pena. Ho ascoltato e ho chiesto a me stessa di superare quei limiti che mi pongo quotidianamente. A volte sono vincoli stupidi: la pioggia, il freddo, l’orario, che nascono dall’abitudine alla stasi. Ho pensato a un esploratore che affronta una terra sconosciuta e che non si ferma, va avanti di fronte all’ignoto anche se non c’è luce, anche se ha paura, perché desidera scoprire e lo vive con entusiasmo. Il continuo movimento, la voglia di conoscere e di conoscersi, credo che questa sia la molla che scatena l’attitudine e non Plutone che, come dice una mia amica, quando è in 1° casa smuove il mondo.