Creatività

Mariagrazia Inncecco


La casa di Mariagrazia è un teatro. Ci accomodiamo su due poltroncine, in una stanza deliziosa allestita come camerino per le attrici che andranno in scena fra poche ore.
“Aspetta che spengo le lenticchie” mi dice lei correndo verso la cucina. Riappare dopo pochi minuti e mi racconta il menù della serata perché, dopo lo spettacolo, offre agli ospiti qualche cosa di semplice, dal gusto buono che nasce da chi prepara con passione.

Due volte alla settimana, nel grande appartamento di Mariagrazia, avviene l’incontro fra il pubblico e gli attori. Il salone è palcoscenico e platea, nell’ingresso ci sono le quinte e la cabina di regia, nelle stanze i camerini. Il cartellone è ricco e la stagione è già completa, da settembre fino all’estate. Gli spettacoli non avvengono solo nella sua casa, poiché nel tempo Mariagrazia ha costruito una rete (le talee) di altre abitazioni, disseminate in tutta Italia, pronte a ospitare il teatro.
L’impegno è tanto, lo confessa lei stessa dicendomi che in un anno trascorre almeno duecento serate in questo modo, ma la soddisfazione del progetto la ripaga di ogni cosa e mentre lo dice comprendo, perché incrocio lo sguardo di un’artista. Mariagrazia è una fantasista che usa la sua creatività con grande praticità e concretezza. >> Leggi il ritratto.

 

Nell’immagine: Eva Gonzalès, Un palchetto al Teatro degli Italiani, 1874.

Maison Madame Ilary Couture

IlaryNon è semplice parlare di Ilaria senza pensare a Maison Madame Ilary Couture poiché Ilaria Parente è la Maison. Io stessa mi sono sempre rivolta a lei chiamandola Ilary, omettendo “Madame” solo da quando siamo entrate in confidenza.

“Non ho mai avuto un piano B, per me creare è una necessità” Ilary mi ha accolto in atelier con queste parole e, mentre ascoltavo la sua storia, ho trovato la ragione della totale aderenza tra la persona e il progetto. La Maison è Ilaria, dentro alla Maison confluisce la passione, a tratti ossessione, che Ilary ha per il suo mestiere che non è un lavoro ma il suo modo di manifestare ciò che ama. Il lavoro c’è, e questo Ilary lo sa bene, ma diventa l’energia sprigionata dalla dedizione, dalla pazienza e dallo studio continuo.
Ha iniziato a tredici anni a Napoli, dove è nata. Si innamorò di un turbante bianco, che conserva ancora oggi, come una reliquia, nel suo atelier, e fu un vero colpo di fulmine. >> Leggi il ritratto