Denaro

Ci pagano per usare la fantasia

fantasia_2L’ha detto l’altro giorno un mio collaboratore in occasione di una riunione di progetto. Eravamo tutti sotto pressione, c’era una scadenza da rispettare e ci serviva un’idea che ci consentisse di soddisfare, in tempi rapidi, la richiesta di un cliente. Questa frase è stata la molla: “Dai ragazzi, in fondo ci pagano per utilizzare la nostra fantasia!” Dopo qualche istante di silenzio, le persone sedute al tavolo hanno cambiato espressione, ho visto dei volti sorridenti e nella stanza hanno cominciato a circolare idee molto buone. Le abbiamo messe insieme e abbiamo formulato una soluzione che è piaciuta e ci ha permesso di andare avanti sul nostro progetto.

Ho continuato a pensare a quell’episodio, al potere di quella frase che, in poco tempo, è stata in grado di cambiare il clima, l’atmosfera e il risultato di una riunione. Credo che il merito sia da attribuire a un paio di componenti. La fantasia rientra tra le parole “belle”, il suo suono ci porta a pensare alla libertà, stimola la nostra parte più creativa e ci mette di buonumore. Questa è la prima componente, ho esaminato la situazione e ho realizzato che quella parola, pronunciata con enfasi e con convinzione, ha predisposto le persone consentendo loro di dare forma a dei pensieri. L’altro aspetto chiave è la gratitudine, ci si sente fortunati a pensare di ricevere un compenso per qualcosa che troviamo divertente e non ci costa fatica; questo ci motiva e ci stimola a dare il massimo.

Devo ricordarmi di trovare le parole giuste, mi sono segnata questo appunto dopo quell’episodio.

Un mercoledì di maggio

Mercoledì_maggioUn uomo decide di fare del bene a qualcuno, ha una somma di denaro a disposizione e la vuole donare a chi ne ha bisogno. I candidati sono tanti e ognuno ha la sua storia, le sue ragioni e la sua sofferenza. Come fare per scegliere il più meritevole? La trama si sviluppa a Teheran, nei giorni nostri, e la storia ci consente di cogliere, seppur con molta delicatezza, le sfumature della vita quotidiana di quel paese e delle difficoltà che le donne incontrano ogni giorno. Ho trovato il film, opera prima di Vahid Jalilvand, strutturato molto bene dal punto di vista della narrazione; i dialoghi sono ben equilibrati e le scene sono girate con grande professionalità. Lo spettatore resta coinvolto nella storia fino alla fine e si troverà a dover decidere, quasi supportando il protagonista nella sua scelta.
Mi è piaciuto perché questo uomo ha voluto dare un esempio, aiutando una persona bisognosa ha comunicato che è possibile fare qualcosa per gli altri senza avere un secondo fine. L’aiuto può essere dato semplicemente per trovare la felicità che proviene dall’avere donato.