Progetto

Gioca con le carte che hai

“A volte la vorresti fare semplice.” Mi dice la mia amica S.
“Troppi interlocutori? Gente che si siede al tavolo senza sapere perché è lì? Nessuno che ha le leve per decidere?” Continuo io.
“Esatto. Un film che vedo ogni giorno. È un progetto critico e vorrei un gruppo di lavoro diverso.” Risponde lei.
“Dove sarebbe il divertimento?” Le dico io.
S. ride, guarda in alto e mi racconta che quando si trova in difficoltà pensa a quello che le diceva sua nonna.
“Gioca con le carte che hai.”
“Ti diceva questo?” Le chiedo io.
“Me lo ripeteva spesso.” Risponde S.
Sembra banale ma è necessario esserne consapevoli. In alcune situazioni non possiamo cambiare gli elementi ma possiamo creare valore con quello che abbiamo. È come se dovessimo preparare la cena utilizzando solo quello che c’è nel frigorifero, vi è capitato? A volte i risultati sono strepitosi.
Ci sono occasioni in cui è possibile rinnovare qualche elemento; giocando a poker c’è l’opportunità di cambiare le carte; i supermercati sono aperti fino a tardi e si può comprare qualcosa per arricchire la nostra cena. Serve? È necessario? Dipende da noi, più ci sono chiari gli elementi che influenzano la scelta, più riusciamo a indirizzare il risultato del gioco. Un altro fattore rilevante è il tempo, quanto ne abbiamo a disposizione? Essendo il tempo un concetto finito spesso è il motore della scelta.
“Quanto dura una partita?” Chiedo a S.
“Dipende dal gioco.” Risponde lei.
Gioca con le carte che hai nell’ambito di quella specifica partita, credo che fosse questo il punto. Se iniziamo da capo tutte le carte si mescolano, un po’ come nella vita.

Ci pagano per usare la fantasia

fantasia_2L’ha detto l’altro giorno un mio collaboratore in occasione di una riunione di progetto. Eravamo tutti sotto pressione, c’era una scadenza da rispettare e ci serviva un’idea che ci consentisse di soddisfare, in tempi rapidi, la richiesta di un cliente. Questa frase è stata la molla: “Dai ragazzi, in fondo ci pagano per utilizzare la nostra fantasia!” Dopo qualche istante di silenzio, le persone sedute al tavolo hanno cambiato espressione, ho visto dei volti sorridenti e nella stanza hanno cominciato a circolare idee molto buone. Le abbiamo messe insieme e abbiamo formulato una soluzione che è piaciuta e ci ha permesso di andare avanti sul nostro progetto.

Ho continuato a pensare a quell’episodio, al potere di quella frase che, in poco tempo, è stata in grado di cambiare il clima, l’atmosfera e il risultato di una riunione. Credo che il merito sia da attribuire a un paio di componenti. La fantasia rientra tra le parole “belle”, il suo suono ci porta a pensare alla libertà, stimola la nostra parte più creativa e ci mette di buonumore. Questa è la prima componente, ho esaminato la situazione e ho realizzato che quella parola, pronunciata con enfasi e con convinzione, ha predisposto le persone consentendo loro di dare forma a dei pensieri. L’altro aspetto chiave è la gratitudine, ci si sente fortunati a pensare di ricevere un compenso per qualcosa che troviamo divertente e non ci costa fatica; questo ci motiva e ci stimola a dare il massimo.

Devo ricordarmi di trovare le parole giuste, mi sono segnata questo appunto dopo quell’episodio.