Francia

Mia cara Francia

Anche quest’anno ho scelto di trascorrere il tempo delle mie vacanze in un luogo magnifico del tuo territorio. Ho esplorato un’area piuttosto circoscritta della Provenza, un insieme di villaggi del dipartimento delle Alpi Marittime: Mougins, Valbonne, Biot e Mouans-Sartoux. Mi hai accolto con un sorriso, con gentilezza ed eleganza. Mi hai regalato colori, profumi, vegetazione rigogliosa. Ho trovato un clima perfetto: sole splendente, brezza costante a raffreddare il caldo estivo, cielo blu con qualche nuvola che sembrava dipinta, come in uno dei quadri dei grandi artisti che hanno deciso di stabilire lì la loro dimora. La notte era serena e piena di stelle pronte a farsi ammirare sul tardi, all’uscita da uno dei tanti ristoranti in cui si serve un cibo delizioso e si beve un vino rosé da ricordare.
Ti ringrazio per tutto questo e per la tua capacità di donare ai tuoi ospiti simili esperienze.
Sono tornata in città da poche ore e mi ritrovo a pensare alla vacanza; metto in ordine ciò che ho comprato e ripercorro il dialogo con la signora alta e rotonda, dai capelli scuri e con gli occhiali da gatto, che stava nella epicerie del villaggio di Mougins. Prima di partire le ho chiesto di consigliarmi qualcosa di tipico da portare con me in Italia, lei mi ha guardata e mi ha chiesto di accompagnarla vicino a uno scaffale. Lì mi ha domandato se preferissi qualcosa di dolce o di salato, ho risposto che avrei voluto entrambe le cose. Mi ha suggerito il caviar de aubergine, che già solo a sentirlo dire sembra qualcosa di meraviglioso, e per il dolce mi ha consigliato una confettura di rose che nascono in quel luogo. Mi ha detto che avrei potuto gustarli durante l’inverno ricordando, a ogni boccone, il mio tempo trascorso nella sua terra. Che cosa c’è stato dentro a quel tempo? Metto insieme le idee e mi rispondo: è stato un momento in cui ho avuto la capacità di pensare, di ascoltare, di sentire, di andare un po’ più adagio rispetto ai giorni fagocitanti della città. Ho portato con me quelle sensazioni e farò in modo di ricordare che quello stato potrò raggiungerlo ancora, dipenderà da me e dalla mia capacità e, se avrò difficoltà, potrò sempre aprire uno dei vasetti che mi ha consigliato la signora del negozio.

Vecchi posti nuove consapevolezze

Qualcuno pensa che sia noioso tornare nello stesso posto per trascorrere le vacanze, per certi versi lo penso anche io. Mi piace esplorare luoghi che non conosco. Mi preparo prima di raggiungerli e accarezzo l’idea di scovare qualcosa di nuovo, di trovare stimoli che mi possano arricchire. Ultimamente però ho dovuto rivedere la mia posizione; ci sono alcuni luoghi che scatenano un’attrazione e che, magari una volta l’anno, mi spingono a tornare. Sono i posti in cui è successo qualcosa, le località che mi hanno accolta in momenti significativi, quando ci sono stati dei cambiamenti più o meno facili da gestire. Penso alla strada su cui avevo camminato, alla panchina su cui mi ero fermata a leggere o a pensare, al ristorante in cui avevo cenato ammirando la vista di una vallata. Il luogo è rimasto lo stesso, lo conosco quasi a memoria, posso dire con certezza l’orario in cui il panettiere sforna il pane al mattino o quando arriva l’ultima fornitura di viveri dalla città, prima della pausa del fine settimana.
In quel piccolo borgo di un paese poco noto della Francia meridionale mi piace tornare, anche solo per un paio di giorni, giusto il tempo per verificare che tutto sia in ordine, come lo ricordavo. Ritorno su quella panchina e ne approfitto per ascoltare il mio cambiamento, per verificare la mia nuova strada. Il luogo è lo stesso ma mi siedo al crepuscolo e vedo un tramonto diverso e la sera il cielo ha delle stelle più luminose.

Nell’immagine: Sogni, di Matteo Vittorio Corcos