Gabriel Garcia Marquez

L.O.V.E.

LOVE_2Mi sono chiesta perché Maurizio Cattelan abbia intitolato L.O.V.E. l’opera costruita al centro di Piazza degli Affari. Con questo acronimo identifica: Liberta, Odio, Vendetta, Eternità. Ci ho pensato un po’ e mi sono resa conto che il significato di queste quattro parole ha molto a che fare con l’amore.
Libertà ed Eternità mi fanno pensare al bene, esiste una grande bellezza in questi due termini e in fondo la libertà contiene l’eternità perché ci regala l’immortalità e, viceversa, possiamo dire che c’è tanta libertà nell’essere eterno. L’odio e la vendetta sono il male, tra loro si parlano e si alimentano. Nella parola amore troviamo quindi due opposti, due calamite che si attraggono, due poli la cui esistenza è possibile solo in ragione dell’esistenza dell’altro. È questo l’amore? Non sono riuscita a rispondere ma ho trovato autorevoli pensatori che si sono interrogati prima di me.
Nelle vicinanze di un giorno che ci porta a soffermarci sull’amore, condivido il pensiero di grandi scrittori che si sono già interrogati su questo tema spendendo parole meravigliose.

Alda Merini diceva semplicemente questo: “Due cose portano alla follia l’amore e la sua mancanza”.

Gabriel García Márquez, ne L’amore ai tempi del colera, cerca qualcosa di eterno: “…Doveva insegnarle a pensare all’amore come a uno stato di grazia che non era un mezzo per nulla, bensì un’origine e un fine in sé.”

Marcel Proust, ne All’ombra delle fanciulle in fiore, parla di libertà: “…E forse anche non c’è atto più libero, perché è ancora sprovvisto di abitudine, di quella specie di mania mentale che, in amore, favorisce il rinascere esclusivo dell’immagine di una data persona.”

Il punto di felicità

Punto_felicitaIl tempo passa senza fare rumore.

Considero questa citazione di Gabriel García Márquez come un’esortazione che ci deve spingere a non distrarci. La vita quotidiana e l’operatività che ne consegue spesso ci portano ad andare avanti senza farci domande, senza chiederci se siamo davvero felici di quello che stiamo facendo. L’invito è quello di utilizzare il tempo come uno strumento, evitando di diventarne schiavi. Lavorare su se stessi per ascoltarsi e capire che cosa possiamo fare per essere migliori. Diventare protagonisti del proprio tempo attraverso un susseguirsi di piccoli passi che ci porteranno al raggiungimento dei nostri obiettivi. Ogni passo, se vissuto con consapevolezza, potrà diventare un punto di felicità.