Spazio

Piccolo Mondo

Piccolo_MondoSono tornata a Tourrettes dopo un po’ di tempo. Mi piace questo luogo, lo trovo delizioso e ogni volta mi riserva una sorpresa. Il borgo è piccolo e all’ora di pranzo nelle viuzze c’è poca gente; i negozi restano chiusi e mentre si cammina si ha la sensazione che siano tutti in casa a preparare da mangiare. I pochi turisti che decidono di fare una tappa qui potrebbero restare a pancia vuota se non fosse per il simpatico e gentile Patrice che gestisce la sua Creperie chiamata “Piccolo Mondo”. Gli ha dato un nome italiano perché, mi ha confessato, ama l’Italia, il suo cibo, i profumi, i paesaggi e la gente che ci abita. L’ha voluto identificare come “piccolo” perché i tavoli sono pochi e il luogo ospita al massimo una decina di persone. Patrice riceve gli avventori, chiede che cosa desiderano e cucina per loro al momento. Prepara le galettes o le crepes dolci con zucchero e miele, ci mette impegno e passione e dispensa tanti sorrisi. Mentre tornavo verso l’auto, pronta per la tappa successiva del mio viaggio, ho pensato che bisogna lasciare degli spazi che potranno riempirsi in base alle circostanze. Non sempre è bene pianificare, certo può essere rischioso lasciare tutto al caso quando si viaggia, serve un giusto equilibrio. Bisogna comprendere ciò che è importante da decidere prima di partire e cosa invece può essere affidato al caso. In genere quest’ultimo ci fa dei grandi regali, tocca a noi saperli scoprire. Ho chiuso la portiera e mentre il motore si accendeva mi sono detta che devo ricordare di lasciare sempre un po’ di spazio.

Creare spazio

CreareSpazioIl caldo è arrivato all’improvviso e ci ha sorpreso impreparati, con un abbigliamento non ancora adeguato. Era primavera fino a pochi giorni fa e oggi dobbiamo correre ai ripari cercando canottiere e sandali in fondo all’armadio, il nostro alleato che possiamo amare ma anche odiare. Il rammarico nei suoi confronti arriva quando ci troviamo di fronte al cambio, spostare i capi da sopra a sotto, l’attività più faticosa che ci sia (almeno per me) e che metterebbe a dura prova anche i maestri dell’organizzazione. C’è quel momento drammatico in cui ci si guarda intorno e si vedono solo: montagne di vestiti accatastate, scatole di scarpe ammonticchiate, appendi abiti sparsi per terra. Si arriva alla disperazione e sembra che non vedremo mai più la luce, e proprio in quel momento appaiono i capi dimenticati. Quel paio di pantaloni con un taglio fuori moda, quella giacca stile inglese che non avete più voglia di mettere, quella camicia in voile che vi piaceva tanto ma che ormai non vi sta più bene. Oppure c’è quel vestitino attillato, diventato forse troppo corto, vi chiedete se valga la pena tenerlo o se sia bene buttarlo. In quel momento arrivano i ricordi, vi passa davanti il film delle volte in cui avete indossato quella cosa, provate nuovamente le emozioni che avevate vissuto, magari durante un incontro particolare.

Questa è la fine. Io so che quando arrivo a quel punto non c’è verso di buttare via niente. Resto qualche minuto seduta sul letto con il capo incriminato fra le mani. Mi alzo e decido di provarlo per un’ultima volta prima di decidere, mi guardo allo specchio. Provo una scarpa a tema, che possa valorizzare l’abito. Mi siedo di nuovo sul letto e penso. Se voglio comprare qualcosa di nuovo è necessario eliminare e creare spazio. In generale è così, per fare entrare il nuovo serve spazio. La pulizia e l’ordine hanno lo scopo di creare un posto libero per ciò che ancora non conosciamo ma arriverà. Allora decido. Tolgo quello che avevo indossato, lo ripiego per bene, lo tengo ancora un po’ tra le mani per ringraziarlo del tempo che ha passato con me e lo poso in un sacco che porterò a chi ne ha bisogno.