Viaggio

Parole

Parole_2Fin da piccola mi divertivo con le parole. Cercavo di esplorarne i suoni e il significato recondito. Mi piaceva ascoltare quei fonemi che mi colpivano per la loro musicalità e dei quali non conoscevo ancora il significato, cercavo di indurre il senso, provavo e facevo delle ipotesi. Mi ricordo la parola lacuna, che è stata per me oscura per tanto tempo, mi sembrava simile a laguna, in fondo cambiava solo una consonante, invece non c’era nulla in comune tra le due, anzi forse hanno degli aspetti antitetici. C’è stato poi il momento degli accenti, quando ho capito che un piccolo segno su una vocale poteva fare la differenza: principi e princìpi, àmbito e ambito, la e là e così via. Mi chiedevo come fosse possibile non fare confusione, chi mi assicurava di evitare fraintendimenti? Crescendo ho sperimentato le parole che possono avere significati profondamente diversi. Certe hanno un significato entrato ormai nell’uso comune e al quale tutti fanno riferimento ma, a ben cercare, possono definire qualcosa di molto diverso. Un esempio è temperare. A sentirla tutti pensiamo alla matita e a quel temperino di metallo che usavamo alle elementari; se andiamo a cercare meglio, temperare vuole anche dire: mescolare in giusta proporzione, diluire (cit. Garzanti Linguistica) che è molto distante dall’aguzzare la punta di una matita. Ultimamente tante altre parole hanno attirato la mia attenzione. Una di queste è compartire, l’ho sentita in spagnolo (compartir) e mi è piaciuta perché ha il significato di condividere nel suo senso più concreto, cioè di dividere un pezzo di pane con qualcuno. Ho così scoperto che la stessa parola esiste in italiano, anche se è meno utilizzata, e significa dividere in parti uguali. Che cosa c’entra il verbo partire? Il significato dovrebbe essere influenzato in qualche modo da una partenza (com – partire) ed è come se si decidesse di partire insieme per un viaggio. Allora tutto torna perché in fondo quando si parte insieme si deve essere predisposti alla condivisione e alla divisione di ciò che si ha per metterlo a fattor comune con l’altro. Un po’ come avviene nella vita quando si decide di unirsi a un’altra persona; mi piace immaginare che si intraprenda un viaggio insieme verso un luogo che forse non è noto ma entusiasma. In effetti uno dei significati della parola compartire (cit. Garzanti Linguistica) è: dare, concedere. Non è forse questo che si fa quando si decide di condividere la propria vita con qualcuno?

Nelle parole c’è tutto e quando le utilizziamo dobbiamo averne consapevolezza (e fare anche un po’ di attenzione).

Coincidenze

Coincidenze _2Da piccola, nelle settimane di giugno in cui la scuola era appena finita, partivo con la mia nonna per accompagnarla in qualche località termale. Mi divertivo, nonostante mi sottoponessero a quelle inalazioni che sapevano di zolfo. Sapevo che dovevo sopportare per un’oretta quella tortura ma poi avevo a mia disposizione tutto il resto del tempo per giocare e passeggiare mentre osservavo il mondo intorno. Facevamo il viaggio in treno ma non c’era un diretto per la nostra meta. Arrivavamo nella prima stazione, aspettavamo circa dieci minuti e poi prendevamo la coincidenza che ci accompagnava a destinazione. Avrò avuto circa otto anni e non avevo mai viaggiato in treno. Ricordo che la nonna ripeteva costantemente la parola coincidenza che io ancora non conoscevo. Iniziava a parlarne mentre programmava il viaggio e si informava sugli orari, ne parlava con il personale dell’albergo mentre faceva la prenotazione, lo diceva a tutti i passeggeri sul treno, chiedeva costantemente al controllore per avere conferma che il treno fosse in orario e che noi arrivassimo in tempo per la nostra coincidenza. Ho vissuto altre volte la stessa esperienza quando ho fatto dei viaggi più articolati, in occasione di voli intercontinentali. Mi sono trovata a rischiare di perdere la coincidenza a causa di ritardi o disguidi.

Nel tempo ho capito che le coincidenze capitano anche nella nostra giornata. Si esce al mattino pensando che è necessario contattare quella determinata persona e dopo poco squilla il telefono ed è proprio lei che ci cerca; si pedala spensierati in bicicletta e ad un certo punto tutto diventa strano e si realizza di avere bucato, ci si guarda intorno e si scopre che lì di fronte c’è un negozio che ripara le biciclette. La vita è piena di questi episodi più o meno grandi. Un’amica mi ha raccontato che l’asilo nido della sua piccola ha avuto dei problemi e ha dovuto chiudere ad anno ormai iniziato. Lei doveva cercarne un altro che fosse vicino a casa, ha provato con quello che sarebbe stato il miglior sostituto e guarda caso proprio quel giorno si era ritirato un bambino che aveva lasciato un unico posto disponibile. Credo che ognuno abbia un elenco molto ricco di episodi analoghi. Molti le chiamano coincidenze alludendo a casi fortuiti, a concomitanze casuali di eventi. Io le penso tutte come le coincidenze di un viaggio: il collegamento tra un punto di passaggio e la meta. A volte la destinazione finale può necessitare di passaggi intermedi, come quando si arriva tardi e si deve aspettare la coincidenza successiva; in questo caso consiglio di non prendersela con la sorte ma di riflettere e chiedersi se il viaggio che vogliamo percorrere è quello giusto per noi.

Nella foto una scritta che ho incontrato mentre passeggiavo. Era incisa sull’asfalto, coincidenza?