
La casa di Mariagrazia è un teatro. Ci accomodiamo su due poltroncine, in una stanza deliziosa allestita come camerino per le attrici che andranno in scena fra poche ore.
“Aspetta che spengo le lenticchie” mi dice lei correndo verso la cucina. Riappare dopo pochi minuti e mi racconta il menù della serata perché, dopo lo spettacolo, offre agli ospiti qualche cosa di semplice, dal gusto buono che nasce da chi prepara con passione.
Due volte alla settimana, nel grande appartamento di Mariagrazia, avviene l’incontro fra il pubblico e gli attori. Il salone è palcoscenico e platea, nell’ingresso ci sono le quinte e la cabina di regia, nelle stanze i camerini. Il cartellone è ricco e la stagione è già completa, da settembre fino all’estate. Gli spettacoli non avvengono solo nella sua casa, poiché nel tempo Mariagrazia ha costruito una rete (le talee) di altre abitazioni, disseminate in tutta Italia, pronte a ospitare il teatro.
L’impegno è tanto, lo confessa lei stessa dicendomi che in un anno trascorre almeno duecento serate in questo modo, ma la soddisfazione del progetto la ripaga di ogni cosa e mentre lo dice comprendo, perché incrocio lo sguardo di un’artista. Mariagrazia è una fantasista che usa la sua creatività con grande praticità e concretezza. >> Leggi il ritratto.
Nell’immagine: Eva Gonzalès, Un palchetto al Teatro degli Italiani, 1874.