
È stato Amabili resti che mi ha spinta a chiedere a Giulia Marchi una mediazione.
“Si tratta di un esercizio di memoria, è la sicurezza di non aver dimenticato”, iniziò così la spiegazione dell’opera da parte dell’autrice, durante l’inaugurazione della mostra La misura nelle cose, presso LCA studio legale.
Guardando il trittico, fui attratta dalla fotografia dedicata a L’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina dipinto nel 1476. Non avrei saputo definire il tempo in cui avevo ammirato l’originale, e neppure il luogo, ma il manto azzurro-blu era vivo in me. Il pantone, insieme alle sue pieghe, aveva riacceso il volto della Vergine.
Durante la passeggiata attraverso le sue opere, Giulia Marchi mi fornì delle chiavi che non schiudevano solo un significato per comprendere il suo lavoro, ma risvegliavano qualcosa di mio, una parte intima da ascoltare e da capire con pazienza. Decisi di approfondire e chiesi a Giulia un incontro per conversare.
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Nell’immagine: Giulia Marchi , ritratto di Simone Maria Fiorani.
La foto è stata gentilmente concessa dall’artista.