Pensare

Cattura qualche spunto per una riflessione

Le persone tristi

Le_Persone_tristiCi sono persone che non ridono mai, che ti accolgono con la faccia scura e che quando parlano stanno sulla difensiva. Hanno una sorta di rabbia dentro, qualcosa di brutto che li schiaccia.  È come se non potessero mai trovare un motivo per sorridere, vivono la loro giornata con i pugni chiusi, lo sguardo accigliato e le labbra strette. A volte è normale essere un po’ giù, c’è sempre quella giornata storta che ti spinge a desiderare che finisca presto; si può essere tristi ma la vedo come una situazione temporanea, un momento a cui trovare il modo per reagire. Forse ha a che fare con il grado di ottimismo che uno si porta in dote o forse dipende da quanto sappiamo riconoscerci. Nel tempo ho cominciato a pensare che esista una forte correlazione fra l’essere tristi e il non sapere chi siamo, che cosa vogliamo e soprattutto che cosa possiamo fare per cambiare le cose.

Nell’immagine: Roy Lichtenstein, Crying Girl

La lingua delle emozioni

Linguaggio_emozioniQualche giorno fa parlavo con un amico svizzero che è sposato con una brasiliana di origine giapponese. La loro è una bellissima storia d’amore, fatta di viaggi e di attese, di incontri e di decisioni. Era da tempo che pensavo di chiedere a lui in quale lingua parlassero quando si sono conosciuti; con loro io parlo l’italiano, lo parlano bene, lo conoscono da tempo ma quando si sono incontrati nessuno dei due lo sapeva. La risposta è l’inglese, questa era la lingua con cui hanno iniziato la loro storia d’amore. Poi lei ha deciso di studiare l’italiano e lui ne ha approfittato per esercitarsi, per approfondire una lingua che amava ma che non conosceva bene. Da anni dialogano in italiano. Nel tempo è arrivata anche una splendida bimba con cui ognuno di loro parla la lingua madre. L’italiano resta però la lingua della famiglia, quella con cui dialogano tutti e tre insieme. Per un momento mi sono soffermata a immaginare la loro vita famigliare: il padre che parla in tedesco (è della Svizzera tedesca) con la figlia, la madre che le parla in portoghese, insieme che dialogano in italiano a volte con qualche supporto di inglese se serve. Mi sono chiesta se la lingua sarà sempre necessaria, ci potrà essere un giorno in cui non serviranno più le parole? Potremo comunicare con dei gesti? O solo con gli sguardi? Ho fatto queste considerazioni ad alta voce, insieme agli amici, e qualcuno ha dato un’ottima idea. Ha parlato della lingua delle emozioni, quella che non ha bisogno di parole, quella che parte da dentro e ha la capacità di esprimere ciò che si sente solo attraverso delle vibrazioni. Onde di energia che arrivano all’altro e che trasmettono il sentire. Non so se capiterà ma di certo questa potrebbe essere una lingua universale.