Agosto è un momento di pausa, un’abitudine tipicamente italiana in grado di lasciare stupiti gli stranieri, abituati a prendersi vacanze in ogni mese dell’anno o a non farle per niente. Noi invece abbiamo un momento di stop, tutti insieme. Si chiude la saracinesca del negozio, il cancello della fabbrica e la porta dell’ufficio. Il computer viene spento e si parte. Il viaggio può essere per ogni luogo, c’è chi va altrove e chi resta in zona ma ciò che importa è staccare. Da cosa dobbiamo staccare? Io credo che sia necessario uscire dalla quotidianità di una vita frenetica, che mette le persone alla prova e crea pressioni. Durante l’anno sono pochi i momenti in cui ci si può concedere il lusso di avere tempo per fare altro, tempo per vedere qualche cosa di diverso e ascoltare il mondo, e anche se stessi. La pausa estiva è un buon momento per guardare altrove, per questo consiglio di portare nella valigia qualche pensiero. Una sorta di promemoria che ci ricordi di riflettere su alcune cose perché è adesso che abbiamo il tempo. Progetti futuri, esame di quello che abbiamo fatto, risultati raggiunti e nuovi obiettivi. Questa è una parte della mia lista e non c’è bisogno di andare lontano per esaminarla, può accadere anche in città, all’ombra di un albero seduti su una panchina. La cosa più importante è approfittare del tempo che ci viene dato. BUONE VACANZE!
Pensare
Il piatto che aiuta a conoscersi
Non avevo mai pensato seriamente a un piatto che mi rappresenti. È stata la mia amica S. a spronarmi su questo tema. Eravamo a cena e, visto che entrambe amiamo cucinare, abbiamo cominciato a scambiarci ricette e a confrontarci sui nostri piccoli esperimenti. Poi lei se n’è uscita con:
“Hai mai pensato al piatto che vorresti essere?”
Mi ha colta impreparata. La sua domanda non era riferita al piatto che più mi piace, voleva che io immaginassi un piatto che possa rappresentare chi sono. Non facile. Soprattutto perché questo significa conoscersi e avere chiara la percezione che gli altri hanno di te. Inoltre nella sua domanda ho colto un senso di proiezione poiché non mi ha chiesto chi sono oggi ma chi vorrei essere, che prevede un’ idea definita dei propri obiettivi e del cammino che s’intende percorrere per raggiungerli. Crisi.
Avendomi vista perplessa e pensosa S. ha cercato di aiutarmi dicendo:
“Prova a pensare al piatto che sei, a quello che non sei e poi a quello che vorresti essere.” Sempre più difficile. “Iniziamo da quello che non sono.” Ho detto. Mi sembrava più semplice partire da lì perché ho chiaro ciò che non sono, o meglio ho chiaro ciò che assolutamente non voglio essere e non voglio che gli altri pensino di me.
“Il lesso.” È quello che mi è uscito dopo qualche secondo di riflessione.
“Non è che il lesso non mi piaccia.” Ho specificato. “Lo vedo così banale e privo di personalità, per non parlare del colore della carne: grigino. No il lesso no.”
“Però potresti servirlo con tante salse colorate.” Ha aggiunto lei.
“Sì ma il vero sapore del lesso è quello della carne, aggiungere le salse significa barare.” Ho specificato.
“Dimmi il tuo.” Ho incalzato mentre prendevo tempo per pensare agli altri due piatti.
“Il branzino al sale.” Mi ha risposto.
Anche nel suo caso non si tratta di un piatto che non piace, anzi è uno dei modi più gustosi per mangiare il branzino, ma in fondo è così semplice da preparare.
“Lo trovo piatto, con poco spessore, semplice, troppo. No il branzino al sale no.” Ha voluto rimarcare lei.
La conversazione è andata avanti, non siamo ancora riuscite a identificare con certezza gli altri due piatti ma ci stiamo lavorando e confesso che è stato un ottimo esercizio per capirsi un po’ di più.