Un uomo decide di fare del bene a qualcuno, ha una somma di denaro a disposizione e la vuole donare a chi ne ha bisogno. I candidati sono tanti e ognuno ha la sua storia, le sue ragioni e la sua sofferenza. Come fare per scegliere il più meritevole? La trama si sviluppa a Teheran, nei giorni nostri, e la storia ci consente di cogliere, seppur con molta delicatezza, le sfumature della vita quotidiana di quel paese e delle difficoltà che le donne incontrano ogni giorno. Ho trovato il film, opera prima di Vahid Jalilvand, strutturato molto bene dal punto di vista della narrazione; i dialoghi sono ben equilibrati e le scene sono girate con grande professionalità. Lo spettatore resta coinvolto nella storia fino alla fine e si troverà a dover decidere, quasi supportando il protagonista nella sua scelta.
Mi è piaciuto perché questo uomo ha voluto dare un esempio, aiutando una persona bisognosa ha comunicato che è possibile fare qualcosa per gli altri senza avere un secondo fine. L’aiuto può essere dato semplicemente per trovare la felicità che proviene dall’avere donato.
Cinema
Le Confessioni: non avere per essere
Ho trovato questo film potente. L’andamento è abbastanza lento, è un film che stimola il pensiero e il silenzio e per questo ha bisogno di tempo e di pazienza. Si svolge in un luogo che appare distante dal mondo, è un hotel in cui gli ospiti restano protetti da ciò che accade all’esterno quasi come se volessero restare lontani dai pensieri e dalla vita di ogni giorno. Il monaco protagonista (interpretato da Toni Servillo) è una figura che accompagna; una sorta di voce fuori dal coro che, attraverso il suo esempio, conduce a riflettere su grandi temi: il potere, l’avere, l’orgoglio, la vanità, l’egoismo. Mi è piaciuto perché ho trovato un modo diverso di spingere lo spettatore alla riflessione, senza retorici paternalismi ma attraverso il racconto e la manifestazione di qualcuno che ha un punto di vista diverso.