Metropolitana

Il movimento a Parigi

parigi_louvre_rivoliMi piace tanto questa città, mi chiama spesso. Non amo andare troppe volte nello stesso luogo ma per Parigi faccio un’eccezione, anzi mi sono data la regola di andarci almeno una volta l’anno. Perché? È bella, risplende con la sua architettura opulenta, si respira l’aria dei grandi scrittori e dei grandi pittori, si chiacchiera di filosofia nei caffè della Rive Gauche ma si parla anche di moda, delle ultime tendenze, dei locali e dei ristoranti stellati. Il clima? Non è dei migliori, continentale. Può piovere spesso, c’è molto vento, l’inverno è freddo e l’estate è calda. Nonostante ciò le persone amano stare all’aperto, si sta seduti ai tavolini sui marciapiedi, l’ambiente viene riscaldato e ci si beve un bicchiere di vino per rendere più sopportabile la temperatura. Stare fuori perché? D’inverno? Per osservare. La gente passa, si muove e a volte si ferma a chiacchierare con gli astanti davanti al tavolino dei caffè. Si può incontrare un personaggio curioso o qualcuno che ha solo voglia di stare in compagnia. Poi si va oltre, si passa alla tappa successiva. In libreria, a una mostra, ai giardini, a fare shopping, a cena fuori, al cinema, ad ascoltare musica, a teatro, a bere un cocktail, a passeggiare verso Place Vendôme. Movimento. Animazione, corrente, moto, spostamento. Ci trovo questo a Parigi. Sento la forza del movimento e ricevo una spinta che mi porta a superare i confini dei miei pensieri, a vedere delle nuove prospettive e a trovare l’equilibrio tra il moto interiore e il traffico che mi circonda.

Ribadire l’ovvio

MetropolitanaIn alcune circostanze, mentre si dialoga con qualcuno, si tende a tacere alcune informazioni dandole per scontate. In genere lo si fa perché si pensa che l’altro si possa offendere di fronte a parole o temi che si sono già affrontati o che fanno parte di un’esperienza molto comune. Mi è capitato un esempio qualche settimana fa. Un amico, che aveva un appuntamento in Duomo, mi ha chiesto quale fosse il mezzo più rapido per arrivare in centro, gli ho indicato la metropolitana come la migliore soluzione. Facile. Non ho però specificato che a una certa ora la metropolitana chiude e che bisogna informarsi sull’orario dell’ultimo treno di sera, oppure si decide di trovare una soluzione alternativa per il ritorno: taxi, bus, bicicletta… L’indomani l’amico mi ha chiamata lamentandosi della sua disavventura. È arrivato alla metropolitana e l’ha trovata chiusa, non aveva i soldi per un taxi, non trovava un autobus che andasse nella sua direzione. Un disastro, più di un’ora persa per trovare una soluzione. Avevo dato per scontato l’informazione sull’orario perché lui prende i mezzi pubblici di frequente, in realtà ho scoperto che non gli era mai capitato di ritornare dopo la chiusura della metro. Ho capito che non è utile tacere le informazioni che abbiamo quando non conosciamo l’esperienza dell’altro. Ogni punto del processo va condiviso e comunicato all’altro il quale così ha l’opportunità di arricchire la propria esperienza e di godere di una sorta di vantaggio che, forse, tornerà indietro anche a noi grazie a qualcuno che ci dirà quello che conosce. In fondo è un po’ come fanno le mamme o le nonne, abituate a fare raccomandazioni. Credo che lo facciano per un motivo, anzi, a questo punto ne sono certa.