Parigi

Il movimento a Parigi

parigi_louvre_rivoliMi piace tanto questa città, mi chiama spesso. Non amo andare troppe volte nello stesso luogo ma per Parigi faccio un’eccezione, anzi mi sono data la regola di andarci almeno una volta l’anno. Perché? È bella, risplende con la sua architettura opulenta, si respira l’aria dei grandi scrittori e dei grandi pittori, si chiacchiera di filosofia nei caffè della Rive Gauche ma si parla anche di moda, delle ultime tendenze, dei locali e dei ristoranti stellati. Il clima? Non è dei migliori, continentale. Può piovere spesso, c’è molto vento, l’inverno è freddo e l’estate è calda. Nonostante ciò le persone amano stare all’aperto, si sta seduti ai tavolini sui marciapiedi, l’ambiente viene riscaldato e ci si beve un bicchiere di vino per rendere più sopportabile la temperatura. Stare fuori perché? D’inverno? Per osservare. La gente passa, si muove e a volte si ferma a chiacchierare con gli astanti davanti al tavolino dei caffè. Si può incontrare un personaggio curioso o qualcuno che ha solo voglia di stare in compagnia. Poi si va oltre, si passa alla tappa successiva. In libreria, a una mostra, ai giardini, a fare shopping, a cena fuori, al cinema, ad ascoltare musica, a teatro, a bere un cocktail, a passeggiare verso Place Vendôme. Movimento. Animazione, corrente, moto, spostamento. Ci trovo questo a Parigi. Sento la forza del movimento e ricevo una spinta che mi porta a superare i confini dei miei pensieri, a vedere delle nuove prospettive e a trovare l’equilibrio tra il moto interiore e il traffico che mi circonda.

Il ballo

Il_BalloIl ballo di Irène Némirovsky, Edizione originale 1930; 1° edizione italiana 1989 per Piccola Biblioteca Adelphi.

Ho ripreso questo libro ultimamente, ne ho sentito parlare di nuovo, dopo un po’ di tempo dalla mia prima lettura, e ho desiderato ripercorrere la storia di Antoinette. Si tratta di un romanzo molto breve che ha la capacità di condensare in poche pagine temi articolati e complessi. Fra tutti, quello che più mi ha portata a riflettere, è la rivalità madre-figlia e la conseguente vendetta che la piccola protagonista mette in pratica. Mi sono chiesta se sia possibile arrivare a una tale crudeltà, forse sì. Nell’età dell’adolescenza si può essere capaci di gesti smisurati dei quali non si ha la consapevolezza delle conseguenza; si tratta di un’età in cui tutto sembra essere concesso; probabilmente la propria sensibilità viene alterata dal bisogno di cure e di amore da parte dei genitori che, a volte, hanno molte altre faccende in cui impegnarsi. Difficile dire chi abbia ragione tra la madre e la figlia, il pensiero cade su chi è più adulto e dovrebbe essere in grado di sentire che qualcosa può accadere.