Teatro

Mariagrazia Inncecco


La casa di Mariagrazia è un teatro. Ci accomodiamo su due poltroncine, in una stanza deliziosa allestita come camerino per le attrici che andranno in scena fra poche ore.
“Aspetta che spengo le lenticchie” mi dice lei correndo verso la cucina. Riappare dopo pochi minuti e mi racconta il menù della serata perché, dopo lo spettacolo, offre agli ospiti qualche cosa di semplice, dal gusto buono che nasce da chi prepara con passione.

Due volte alla settimana, nel grande appartamento di Mariagrazia, avviene l’incontro fra il pubblico e gli attori. Il salone è palcoscenico e platea, nell’ingresso ci sono le quinte e la cabina di regia, nelle stanze i camerini. Il cartellone è ricco e la stagione è già completa, da settembre fino all’estate. Gli spettacoli non avvengono solo nella sua casa, poiché nel tempo Mariagrazia ha costruito una rete (le talee) di altre abitazioni, disseminate in tutta Italia, pronte a ospitare il teatro.
L’impegno è tanto, lo confessa lei stessa dicendomi che in un anno trascorre almeno duecento serate in questo modo, ma la soddisfazione del progetto la ripaga di ogni cosa e mentre lo dice comprendo, perché incrocio lo sguardo di un’artista. Mariagrazia è una fantasista che usa la sua creatività con grande praticità e concretezza. >> Leggi il ritratto.

 

Nell’immagine: Eva Gonzalès, Un palchetto al Teatro degli Italiani, 1874.

Atti osceni, i 3 processi di Oscar Wilde

Nulla accade per caso, ne sono convinta. Il mese scorso stavo lavorando al post dedicato a Oscar Wilde e ho avuto modo di entrare ancora nella sua poetica. Una sorta di ripasso che spesso fa bene; sono tornata sui libri del liceo con la consapevolezza di oggi e mi è piaciuto comprendere con maggiore intensità ciò che questo autore aveva voluto esprimere. Dopo meno di un mese, passeggiando per Milano, ho visto i cartelloni di questo spettacolo e ho pensato che sarebbe stato interessante. Il tempo è sempre un gran tiranno e a volte non trovo lo spazio per fare ciò che vorrei, in questo caso però una persona cara mi ha supportata: a sorpresa mi sono stati recapitati i biglietti per la pièce.
Meraviglioso. Voglio insistere sulla bellezza e l’intensità di quest’opera teatrale perché l’ho trovata un esempio di innovazione. Lo spettacolo dura più di due ore ma l’attenzione resta sempre alta grazie al ritmo e alla dinamicità in cui si viene coinvolti. Viene proposto un pezzo di storia e si ha l’opportunità di apprezzare la bellezza dell’arte che Oscar Wilde è riuscito a donarci; tutto questo con una modalità vicina ai nostri tempi in cui siamo abituati a ricevere tanti stimoli e siamo spesso preda della facile noia. Inoltre, mentre ascoltavo le accuse a cui fu sottoposto questo grande artista, mentre sentivo la sua volontà di rimanere sempre fedele a ciò in cui credeva, ho provato emozione e commozione. Sensazioni che mi hanno fatto riflettere sull’attualità delle tematiche proposte. Grazie all’autore Moisés Kaufman, alla regia, allo staff e agli attori. Spero di rivedere ancora questo genere di teatro.
Cosa intendevo dicendo che nulla accade per caso? Senza questo pezzo teatrale la mia riflessione su Oscar Wilde non sarebbe stata compiuta, tornerò sul tema [To be continued…come direbbero gli inglesi].

In scena al teatro Elfo Puccini fino al 12 novembre.