Nel tempo ho maturato la consapevolezza che i processi cognitivi dell’uomo e della donna sono diversi. Mi baso principalmente sull’esperienza empirica fatta di dialoghi continui con gli uni e le altre ma credo che qualche sociologo o psicologo abbia fatto ricerche in questa direzione. Di fronte a situazioni in cui si deve fare una scelta o semplicemente si cerca conforto in momenti di crisi, le donne hanno una visione diversa dall’uomo. Parli con l’amica che ti comprende, si scatena l’empatia, si piange e si ride insieme e poi spesso viene emessa la sentenza su quale sia la strada migliore da seguire. L’amico invece ti ascolta, fa pochi commenti, riflette, lascia a te lo spazio per esprimerti e alla fine difficilmente emette una sentenza ma fornisce uno stimolo per un’ulteriore riflessione. Ultimamente ho apprezzato il suggerimento di un amico il quale, di fronte a una situazione d’indecisione, mi ha detto che ogni giorno in cui si ritarda la decisione è un giorno in meno da vivere nella nuova situazione. Ha ragione, il tempo passa e l’indugio deve essere solo quello necessario per fare le valutazioni del caso. A volte invece procrastiniamo e rischiamo una latenza, forse per paura di cambiare o forse perché i conflitti che abbiamo ci impediscono il movimento. Ringrazio l’amico perché mi ha fatto riflettere e le sue parole mi hanno dato coraggio. Ringrazio anche le amiche perché senza la loro comprensione è difficile avere la lucidità per trovare il coraggio. Uomini e donne sono diversi ma entrambi sono capaci di grandi virtù.
Tempo
I sapori della Francia: Tourrettes sur loup
Sono capitata per caso in questo luogo ameno nell’entroterra a nord di Antibes. Non è Costa Azzurra perché dista dal mare almeno una trentina di chilometri ed è differente rispetto all’immagine condivisa della mondanità di Cannes o della movida di Juan Les Pins. Non è neppure piena Provenza, certo si sentono alcuni di quei tipici sapori ma siamo distanti dalla terra della lavanda. Non è neppure montagna e Alpi, anche se i colli si intravedono e a pochi chilometri da qui ci sono i primi valichi che promettono vette elevate. Il villaggio mi ha incuriosita e ho speso qui un paio di giorni ad assaporare la commistione tipica di una terra di mezzo. Si può apprezzare nella vegetazione: rigogliosa e verde, figlia del mare e dei monti. La buganvillea e le palme convivono con il pino e il faggio. Si assapora nel cibo: spezie provenzali e magrebine avvolgono piatti di ispirazione mediterranea fatti di pomodoro, melanzana e olio di oliva. Si vive nel clima: il sole caldo brucia come sulla spiaggia ma quando arriva una nuvola a nasconderlo si viene avvolti dal fresco della montagna.
Tourrettes è un borgo medievale arroccato in cui tutto ruota attorno alla calma e alla tranquillità delle attività artigiane. Chi lavora il legno, chi l’argento e chi modella la ceramica. Alcuni producono formaggio e altri si cimentano nella coltivazione e lavorazione della violetta, il fiore simbolo di questo luogo. Tutto qui va lentamente, le persone si prendono i loro tempi: per mangiare, per pensare, per sorridere e, perché no, per giocare alla petanque con gli amici all’ombra di un albero di fico. Mi è servito per rilassarmi, per mollare la presa, quella tipica di una città che ci chiede di restare sempre sull’attenti.