Unione

Vibrazioni

“Dipende da te o dall’altro?” Me lo ha chiesto la mia amica P. riferendosi ad una terza persona che ci girava intorno e che entrambe cercavamo di evitare.
“Deve essere una questione di vibrazioni.” Ho risposto io mentre mi spostavo dall’altro capo della stanza in cui stavamo cenando.
P. mi aveva trascinata a un aperitivo (o apericena come molti lo chiamavano) che aveva lo scopo di promuovere non so più cosa. Per caso, o forse no, avevamo incontrato T. con cui io avevo un rapporto di cortesia, solo perché lei era amica di P., e facevo in modo limitare il tempo del dialogo.
“Allora ho vibrazioni disarmoniche.” Ha detto P.
“Pensavo foste amiche.” Ho detto io.
“Lo credevo, però negli ultimi tempi me ne ha combinate due o tre. Non mi posso fidare di lei. Ride e poi parla male di te agli altri.” Ha risposto P.
“La trovo opportunista e calcolatrice.” Ho detto. Me lo ero permessa, avrei voluto parlarle da tempo ma ero convinta che fossero amiche.
“Questione vibratoria.” Ha detto P. mentre mi seguiva verso il fondo della stanza. Ci eravamo ritagliate un angolo cieco in cui T. non ci avrebbe visto.
La serata è stata piacevole, ce ne siamo andate presto e abbiamo passeggiato per il centro, ci siamo fermate ad ammirare “Il Quarto Stato” e come ogni volta ci siamo chieste se la gente lo sa che si può entrare al Museo solo per vedere quella meraviglia.
Sono le vibrazioni. Con alcune persone si cavalca un moto vibratorio cosparso di similitudini; è come ad un concerto, dove strumenti diversi suonano lo stesso pezzo con armonia. Fra le persone accade qualcosa di simile, lo immagino come quando si prepara la besciamella; si cerca la cremosità evitando di formare grumi.
Un percorso liscio, senza dissonanze fra individui.
“Tu le senti le vibrazioni?” Mi ha chiesto P. prima di salutarmi.
“Sì.”
“E come sono?:”
“Immagina un pezzo di Chopin, oppure la besciamella.” Ho detto io.
P. mi ha abbracciata, le sue vibrazioni sono buone, quasi come un piatto di lasagne nella giornata di Natale.

Ognuno ha una virtù

VirtuAccade spesso di giudicare l’altro mettendo in luce i suoi difetti e tacendo sui suoi pregi. Mi piace l’idea di potere cambiare il punto di vista e di guardare all’altro facendo prima di tutto l’elenco delle sue virtù. Tutti sappiamo fare bene qualche cosa, se ci sforziamo di osservare troveremo nell’altro un pregio, un aspetto positivo, almeno uno ci dovrà essere. La definizione di virtù (citazione da Wikipedia) è la capacità di un uomo di eccellere in qualcosa, di compiere un certo atto in maniera ottimale. Ognuno ha questa capacità e nelle relazioni con gli altri tocca a noi provare a scovare quel punto di eccellenza in chi abbiamo di fronte. Se provassimo a farlo, soprattutto in ambito professionale con i nostri collaboratori, saremmo tutti più contenti: noi perché avremo un risultato eccellente e l’altro perché proverà la soddisfazione di avere dato un contributo al raggiungimento dell’obiettivo e avrà dimostrato la sua capacità.