Vintage

Il bianco e nero

Nonni_B&WSono andata in giro, ho fatto delle fotografie ai luoghi e alle persone e con lo smartphone ho dato ad alcune l’effetto bianco e nero. È stato divertente esaminare le differenze delle diverse cromie. Un tempo non era possibile, si doveva decidere se caricare nella macchina un rullino in bianco e nero o a colori, era necessario sapere prima il risultato desiderato e agire di conseguenza; un tempo ancora più lontano non c’era neppure la possibilità di scegliere il colore, tutto era sempre in bianco e nero. Me lo spiegava un’amica esperta di fotografia, mi diceva che cambiano le tecniche di sviluppo e che il colore è arrivato dopo perché  è più complicato da gestire.  Le ho chiesto se ci fosse qualcosa che influenza la sua scelta e se quando decide di fotografare ha già in mente se la foto sarà a colori o no. Mi ha detto di sì, mi ha spiegato che il bianco e nero restituisce un effetto armonico e, quando decide di ritrarre persone, visi, scatti rubati al quotidiano, preferisce che non ci siano i colori perché le sfumature di grigio mettono in evidenza gli sguardi, le emozioni e non permettono distrazioni a chi ammira il risultato.

Ho fatto un po’ d’ordine e ho trovato delle vecchie foto in bianco e nero e capisco che cosa volesse dire la mia amica. Ho guardato con attenzione e alcune le ho trovate bellissime; per quanto imperfette, a volte sfuocate o ricche di particolari inutili, che oggi si potrebbero eliminare con un semplice foto ritocco, certe immagini raccontano un momento e permettono di cogliere distintamente lo stato d’animo dei protagonisti. Frutto dell’armonia del bianco e nero? In parte sì, le foto senza colore risultano più equilibrate, sono temperate, è come se fossero una ricetta in cui gli ingredienti vengono dosati nel modo giusto. Certo anche il colore serve, nei paesaggi contribuisce a trasferire la bellezza dei luoghi grazie al suo senso di realtà; può essere incisivo anche sulle persone, quando esalta il colore degli occhi o dell’incarnato. Il bianco e nero però è avvolgente, a volte sussurrato, in certi casi melanconico. Forse è per questo che mi piace, per la sua capacità di portarmi vicina a certi ricordi.

Nella foto i miei nonni ritratti all’inizio degli anni quaranta.

Corso Garibaldi

Corso_GaribaldiNon so più come fosse un tempo questo Corso. Ho un ricordo molto appannato di quando era una strada piena di macchine parcheggiate anche sui marciapiedi; un amico abitava lì, rammento quel portone di legno dipinto di un colore chiaro e la fatica che si faceva a trovare un posto in cui lasciare l’auto ogni volta che mi invitava a casa. Ho in mente una strada buia simile a quelle dei paesi dove alle dieci di sera non c’è più in giro nessuno. Oggi Corso Garibaldi è un luogo diverso. L’area  è quasi totalmente pedonale, i marciapiedi sono ampi e c’è gente che riempie i locali; di giorno e di sera ci sono persone che passeggiano o che si siedono fuori, nei tavolini dei caffè o dei ristoranti. Ci vado con la bicicletta, la parcheggio nella rastrelliera che c’è all’inizio della via e cammino avanti e indietro. Guardo le vetrine, osservo i volti dei passanti, mi soffermo in qualche punto e ogni volta scopro qualcosa di nuovo: la chiesa di San Simpliciano, il vecchio teatro Fossati, un negozio di oggetti vintage, una bottega storica, una nicchia che conduce a un parco quasi nascosto dove le persone non pensano di addentrasi. Cammino e penso, questo è l’effetto che mi fa questo Corso. Mi aiuta a mettere in fila i pensieri, a capire quanto sia bella questa città e quanto sia mutevole, in grado di metamorfosi continue che le donano una luce diversa e la rendono accogliente per chi ha voglia di scoprirla.