Asides

La natura insegna

GeremiaGeremia sta per compiere un anno. È nato per gioco, in un giorno in cui, dopo avere visto gli ottimi risultati ottenuti dalla mia amica S., decisi di verificare se anche con me potesse funzionare. Seguii i consigli trovati in rete e aspettai. Ci mise qualche settimana a fare uscire dalla testolina il piccolo germoglio, fu allora che mostrai il risultato alla signora che mi aiuta in casa la quale, con la gioia materna che la contraddistingue, mi disse: “Devi dargli un nome perché così, quando io vengo e tu non ci sei, gli posso parlare. Se non ha un nome come posso rivolgermi a lui?”
Il suo ragionamento così lucido mi convinse e, in quel momento, battezzai il mio seme di avocado. Da allora me ne presi cura con maggiore serietà, come se l’avergli dato un nome mi investisse di una responsabilità vicina alla maternità. Chissà se era questo l’intento della mia cara signora saggia. Non importa. Non è sempre necessario identificare la causa, in certi casi, e questo ne è un esempio, è bene godere dell’effetto. Da Geremia ho imparato la forza perché il suo stelo, che in principio sembrava fragile, crescendo è diventato robusto. Ho imparato che per diventare grandi non servono additivi, un po’ d’acqua contiene il necessario. Questo me lo ha insegnato quando mi incaponivo ad aggiungere foglie di tè come concime e lui mi ammoniva, facendo cadere le sue foglie. Ho insistito, perché ogni tanto si ha la convinzione di sapere e ci si dimentica di osservare. Fu la signora saggia a scuotermi perché un bel giorno decise di intervenire dicendomi: “Basta con questo tè, non vedi che lo rovini?”.
L’insegnamento più recente è quello di oggi in cui Geremia mi ha insegnato come si affrontano le difficoltà. Sono stata fuori per una settimana e, con una solida incuranza, ho chiuso tutte le finestre lasciando Geremia al buio. Avrei potuto organizzare per tempo un ricovero, magari presso la signora saggia, ma non l’ho fatto e ho pensato che in fondo una settimana non è così lunga.  Entrando in casa, avvolta dal necessario senso di colpa, sono corsa dal mio Geremia, il quale mi ha mostrato con orgoglio la sua crescita: quattro centimetri di stelo e due nuove foglie di un verde pallidissimo! Ho ringraziato il mio piccolo avocado poiché oggi mi ha mostrato che le difficoltà si affrontano, le risorse le possiamo trovare in noi ed è grazie a quelle difficoltà che possiamo crescere, spesso con maggiore rapidità.

Nella foto: Geremia.

Illuminare

Lisa_con_lombrelloÈ questa la parola che ho scelto per il nuovo anno; la porto con me, la tengo stretta, la incido nell’angolo recondito che accoglie i miei pensieri, come un promemoria perpetuo.
In un’epoca in cui la luce è divenuta una risorsa scarsa, inneggio alla luce. L’ho osservata a lungo, nelle sue differenti manifestazioni; può essere calda o fredda, presentarsi nelle tonalità del giallo o dell’azzurro. Può diventare abbagliante o essere timida e fare capolino dal bordo di una candela. Disegna i contorni dell’albero di Natale o quelli delle strade di notte, quando il sole addormentato ci lascia al buio.
Luce fioca o ardente; come il fuoco riscalda il corpo, il bagliore esalta i pensieri. Ma se la luce che proviene dall’esterno diventa scarsa è necessario ricercare una fonte alternativa e in questa rincorsa di pensieri, utili a trovare un’idea, mi chiedo perché non provare a cercare all’interno. Siamo in grado di trasmettere calore, il nostro corpo può riscaldare e, quando siamo insieme, percepiamo l’aumento di temperatura in una stanza. Tutta questione di energia e questa, è indubbio, circola a volontà nell’essere umano.
Luce negli occhi, in alcune persone è riconoscibile un luccichio che rallegra e illumina il tempo trascorso in loro compagnia. Chissà da dove viene, non importa quali siano i motivi che hanno scatenato tanta bellezza, ciò che vale è la possibilità: possiamo illuminare. Chiamiamola pace interiore, equilibrio, serenità, diamo altri mille nomi differenti; spendiamo anche la parola felicità, per descrivere la luce che viene da dentro. Poco importa la ragione, ognuno trova la propria, basta sapere che è possibile. Convivere con questa idea è già un primo passo per trovare la luce. Il quotidiano è scandito da intervalli di luce e ombra, il buio esiste, ed esisterà sempre, ma concentrarci sui momenti di luce lascia lo spazio al bagliore per manifestarsi.

Le possibilità del nostro essere sono infinite, scontiamo la fatica (questo bisogna ammetterlo!) ma per quanto piccola sia, seppure minuscola e indecisa, a volte flebile e timida, la luce appare sempre sul cammino. Voglio imparare a illuminare, coltivo il coraggio di fare uscire la mia luce consapevole che potrà illuminare non solo il mio cammino ma anche quello di chi incontrerò sulla strada.

Nell’immagine: Lisa con l’ombrello di Pierre-Auguste Renoir, 1867.