Autore: Ratatuia Metropolitana

I sapori della Francia: Tourrettes sur loup

Vista_finestraSono capitata per caso in questo luogo ameno nell’entroterra a nord di  Antibes. Non è Costa Azzurra perché dista dal mare almeno una trentina di chilometri ed è differente rispetto all’immagine condivisa della mondanità di Cannes o della movida di Juan Les Pins. Non è neppure piena Provenza, certo si sentono alcuni di quei tipici sapori ma siamo distanti dalla terra della lavanda. Non è neppure montagna e Alpi, anche se i colli si intravedono e a pochi chilometri da qui ci sono i primi valichi che promettono vette elevate. Il villaggio mi ha incuriosita e ho speso qui un paio di giorni ad assaporare la commistione tipica di una terra di mezzo. Si può apprezzare nella vegetazione: rigogliosa e verde, figlia del mare e dei monti. La buganvillea e le palme convivono con il pino e il faggio. Si assapora nel cibo: spezie provenzali e magrebine avvolgono piatti di ispirazione mediterranea fatti di pomodoro, melanzana e olio di oliva. Si vive nel clima: il sole caldo brucia come sulla spiaggia ma quando arriva una nuvola a nasconderlo si viene avvolti dal fresco della montagna.

Villaggio_TSLTourrettes è un borgo medievale arroccato in cui tutto ruota attorno alla calma e alla tranquillità delle attività artigiane. Chi lavora il legno, chi l’argento e chi modella la ceramica. Alcuni producono formaggio e altri si cimentano nella coltivazione e lavorazione della violetta, il fiore simbolo di questo luogo. Tutto qui va lentamente, le persone si prendono i loro tempi: per mangiare, per pensare, per sorridere e, perché no, per giocare alla petanque con gli amici all’ombra di un albero di fico. Mi è servito per rilassarmi, per mollare la presa, quella tipica di una città che ci chiede di restare sempre sull’attenti.

I sapori della Francia: la violetta

ViolettaA Tourrettes la coltivazione della violetta iniziò alla fine del 1800. Il fiore, diventato simbolo del luogo, viene utilizzato sia per produrre profumi ed essenze che per la gastronomia; una delle marmellate più buone che abbia mai assaggiato è proprio quella alla violetta. A questo fiore è stato dedicato un museo nel quale è possibile apprezzare la storia locale e il forte legame tra la coltivazione e il villaggio. Durante il tempo che ho trascorso in questo luogo ho voluto approfondirne il significato e la visita al museo mi ha aiutato a cogliere una simbologia che non conoscevo.

(Citazione tratta dagli scritti del museo della violetta) In ragione del suo colore viola, ottenuto mescolando il rosso, che richiama la parte più intima della terra, e il blu che richiama il cielo, il fiore è stato da sempre associato al passaggio fra i due mondi. Una leggenda tedesca racconta che tre angeli che accompagnavano una giovane fanciulla nell’altro mondo le fecero un copricapo di violette per facilitarle il passaggio. Questa storia conferma l’antica credenza secondo cui il profumo della violetta è uno dei mezzi per comunicare con l’aldilà. La simbologia della violetta abbraccia culture e tradizioni che hanno a che fare con il mito e con le credenze cristiane. Si dice ad esempio che Vulcano, il dio fabbro, non riuscì ad ottenere un bacio da Venere fino al giorno in cui si profumò con la violetta. Una credenza cristiana sostiene inoltre  che Adamo, dopo essere stato cacciato dal Paradiso, versò lacrime che di fronte al sole si trasformarono in violette. Nel tempo questo fiore è diventato il simbolo della fedeltà e dell’amore insieme all’umiltà e alla purezza e forse per questo da anni ormai il fiore testimonia la promessa di amore eterno.