In questa città si dimentica spesso di sorridere. Penso ai rapporti che si hanno quotidianamente con i servizi, tutto va veloce e sembra che non ci sia tempo per niente. Se mi fermo in metropolitana ad acquistare un biglietto trovo l’edicolante già pronto con i biglietti in mano che aspetta solo che io dica quanti; entro in un bar e non chiedo neppure il caffè perché il cameriere appena mi vede ha già avviato la macchina. Ringrazio perché si risparmia tempo e questo lo si apprezza quando si ha fretta. Tuttavia credo che ogni tanto faccia bene passare attraverso i convenevoli del tipo: buongiorno o buonasera, che cosa desidera? L’ho capito l’altro giorno, sono entrata in un bar pieno di gente e questo non ha dissuaso la ragazza al bancone dall’accogliermi con un bel sorriso dicendomi buongiorno e chiedendo con gentilezza che cosa io desiderassi. Mi ha fatto bene, ho sorriso anche io. Ho salutato e quel caffè alla fine mi è sembrato ancora più buono.
Autore: Ratatuia Metropolitana
Accabadora
Accabadora di Michela Murgia, 2009 Einaudi Edizioni.
Lo stile è deciso e la scrittura, secca e diretta, sa arrivare a quel punto del sentire del lettore che rappresenta l’inizio, l’apertura di un varco attraverso il quale si fanno scivolare le emozioni. Se dovessi paragonare questo libro a qualcosa lo vedrei come una cascata, ho colto l’irruenza e la forza dell’acqua che scende a valle ma anche la sua freschezza e limpidezza, a tratti la sua purezza simile all’ingenuità dei bambini. La storia è coinvolgente e le protagoniste sono dipinte dall’autrice con un forte senso di realismo che consente di vivere la tradizione e i luoghi di un’antica Sardegna che forse, in qualche parte, esiste ancora.