Gentilezza

Il melone

Il mio fruttivendolo di fiducia sta per chiudere, siamo ad inizio agosto e attende le meritate vacanze. Mi accoglie con il sorriso, come sempre, e quando gli chiedo il melone, quello buono che solo lui, con grande attenzione, è in grado di procurare, mi dice che è finito.
Ci resto male perché il melone fa estate. Quello giallo retato che profuma e che mi porta dritta verso le melonaie della mia Emilia. Mentre lo mangio penso ai carretti a bordo strada nel caldo di agosto, alle signore giunoniche con il grembiule e il ventaglio che si riparano sotto ad un ombrellone bianco e rosso. Ricordo mia madre che fermava l’auto a bordo strada e che ne annusava almeno dieci prima di scegliere quello buono.
Mi butto sulle pesche noci, ce ne sono ancora tante e mi convinco che mi possono dare soddisfazione. C’è un signore che sta pagando il conto, è stato servito poco prima di me. Si ferma e chiede di levare il melone dal suo sacchetto.
“Per lei.” Mi dice.
Mostro stupore e fatico a comprendere. Il mio fruttivendolo di fiducia mi rincuora spiegandomi che quel signore aveva preso l’ultimo melone e che ha deciso di darlo a me.
“È sicuro?” Gli chiedo.
“Certo. Ho tante altre cose.”
Ritrovo il sorriso e lo ringrazio come se quell’uomo mi avesse donato una pepita d’oro.

Sulla via del ritorno mi rendo conto che siamo impreparati di fronte ad un semplice gesto di gentilezza, rimaniamo stupiti, quasi increduli. Sarebbe bello se tutti lo facessero, se fossimo abituati a viverlo come la normalità. In fondo è gratis, essere gentili non costa nulla ma ripaga con una moneta molto preziosa.

Posso offrirle un caffè?

offirecaffePasseggiavo con un amico e ci è venuta voglia di caffè. Sulla strada c’era un bar, uno dei tanti, e abbiamo deciso di fermarci lì. Sulla porta c’era un signore, un padre di famiglia con la sua carrozzina nella quale, sotto alla copertina, sorrideva il piccolo che avrà avuto poco più di sei mesi.
Il mio amico ha fatto qualche passo in avanti e si è sporto per aprire la porta a quel signore, un gesto normale, ho pensato io, come si fa tante volte quando si vede qualcuno con un passeggino. Capita anche sui mezzi, ci sono le tate con il passeggino che vanno su e giù e ci sono dei signori gentili che aiutano il trasbordo.
In quel bar il padre di famiglia è stato molto felice e ci ha ringraziato con enfasi. Ha finito il suo cappuccio prima di noi, ci ha salutato, ci ha ringraziato ancora e poi è uscito. Noi abbiamo finito di sorseggiare il nostro caffè e siamo andati alla cassa, in quel momento il barista ci ha detto che i nostri caffè erano già stati pagati. Siamo rimasti sorpresi e non abbiamo neppure avuto modo di ringraziare il padre di famiglia, ma chi doveva ringraziare chi? Questo è stato il mio primo pensiero. Un gesto di normale gentilezza, una cordialità verso l’altro, un senso di civile educazione, come quello fatto dal mio amico, ha scatenato un gesto di cortesia; una sorta di reazione a catena, causa-effetto.
Allora mi sono chiesta: ma se tutti fossero sempre gentili e cortesi e venissero ripagati della stessa moneta potremmo vivere in una società fatta di sorrisi e di gioia dove gli insulti per strada o le invettive ai semafori non esisterebbero più?