Bar sotto casa

Arredo urbano

Sedie in pelle, poltrone di velluto, tavoli in vetro e pavimentazione in legno, lampade da tavolo che prolungano la luce del crepuscolo, angoli di convivialità in ogni dove.
Passeggio per Porta Venezia all’ora dell’aperitivo e mi sembra di camminare nel salotto di casa. Lo stile cambia a seconda del locale, c’è chi ha un’indole minimalista e chi ama la ricchezza di un barocco reinventato; una citazione consapevole che accoglie, ci fa sentire a casa di quella vecchia zia che ci salutava mettendoci un boero nella mano. L’interno è vuoto, non solo di persone ma anche di mobili, ogni giorno il personale esegue un piccolo trasloco, li ho visti all’opera. Puliscono, disinfettano e collocano l’arredamento sui marciapiedi, davanti al loro locale ed espandendosi, occupando le vetrine dei negozi che chiudono all’ora di cena. Davanti alla farmacia c’è un tavolo per quattro, accoglierà un gruppo di amici? Forse qualcuno che festeggia il compleanno? Davanti al fioraio che uno spazio per due, forse lui le farà la proposta questa sera? Il Benjamin è rigoglioso e consente l’intimità, il cameriere stappa la bottiglia e si dilegua. Le auto non passano, forse sono in vacanza, c’è gente che passeggia come me e si dirige verso un posto prenotato, attendono, come dopo avere suonato il campanello. La mia amica T. ha gli occhi sulla copertina di un libro, deve averlo preso alla bancarella che si trova all’angolo. Mi accomodo accanto e lei e mi dice che quel signore, che non era mai venuto in questa zona, ha cose interessanti. Ordiniamo e ci guardiamo intorno, ci sembra di essere sul terrazzo della nostra amica L., l’avevamo presa in giro quando aveva deciso di posizionare all’aperto quel divano di velluto color senape, glielo aveva lasciato sua nonna, e L. aveva costruito un angolo per la conversazione. Penso a Parigi, le vie sono piene di tavolini e la gente sta fuori in tutte le stagioni; succede in tante città, anche dove il clima è più rigido del nostro. Mi piace la nuova veste della mia Milano, si espone, si mostra. Le strade diventano casa e c’è un’ospitalità diffusa che si aggira tra i frequentatori, l’accoglienza prende il posto del timore, il sorriso lentamente cancella lo spavento sui volti. Nelle giornate di fine giugno godiamo di una brezza, quasi marina, capace di mitigare il caldo, e con forza sufficiente, ne sono convinta, per portare via ciò che ci ha costretti all’interno nei mesi scorsi.

Nell’immagine: Giovanni Boldini, Sulla panchina al Bois, 1872.

Posso offrirle un caffè?

offirecaffePasseggiavo con un amico e ci è venuta voglia di caffè. Sulla strada c’era un bar, uno dei tanti, e abbiamo deciso di fermarci lì. Sulla porta c’era un signore, un padre di famiglia con la sua carrozzina nella quale, sotto alla copertina, sorrideva il piccolo che avrà avuto poco più di sei mesi.
Il mio amico ha fatto qualche passo in avanti e si è sporto per aprire la porta a quel signore, un gesto normale, ho pensato io, come si fa tante volte quando si vede qualcuno con un passeggino. Capita anche sui mezzi, ci sono le tate con il passeggino che vanno su e giù e ci sono dei signori gentili che aiutano il trasbordo.
In quel bar il padre di famiglia è stato molto felice e ci ha ringraziato con enfasi. Ha finito il suo cappuccio prima di noi, ci ha salutato, ci ha ringraziato ancora e poi è uscito. Noi abbiamo finito di sorseggiare il nostro caffè e siamo andati alla cassa, in quel momento il barista ci ha detto che i nostri caffè erano già stati pagati. Siamo rimasti sorpresi e non abbiamo neppure avuto modo di ringraziare il padre di famiglia, ma chi doveva ringraziare chi? Questo è stato il mio primo pensiero. Un gesto di normale gentilezza, una cordialità verso l’altro, un senso di civile educazione, come quello fatto dal mio amico, ha scatenato un gesto di cortesia; una sorta di reazione a catena, causa-effetto.
Allora mi sono chiesta: ma se tutti fossero sempre gentili e cortesi e venissero ripagati della stessa moneta potremmo vivere in una società fatta di sorrisi e di gioia dove gli insulti per strada o le invettive ai semafori non esisterebbero più?