Autore: Ratatuia Metropolitana

Vecchi posti nuove consapevolezze

Qualcuno pensa che sia noioso tornare nello stesso posto per trascorrere le vacanze, per certi versi lo penso anche io. Mi piace esplorare luoghi che non conosco. Mi preparo prima di raggiungerli e accarezzo l’idea di scovare qualcosa di nuovo, di trovare stimoli che mi possano arricchire. Ultimamente però ho dovuto rivedere la mia posizione; ci sono alcuni luoghi che scatenano un’attrazione e che, magari una volta l’anno, mi spingono a tornare. Sono i posti in cui è successo qualcosa, le località che mi hanno accolta in momenti significativi, quando ci sono stati dei cambiamenti più o meno facili da gestire. Penso alla strada su cui avevo camminato, alla panchina su cui mi ero fermata a leggere o a pensare, al ristorante in cui avevo cenato ammirando la vista di una vallata. Il luogo è rimasto lo stesso, lo conosco quasi a memoria, posso dire con certezza l’orario in cui il panettiere sforna il pane al mattino o quando arriva l’ultima fornitura di viveri dalla città, prima della pausa del fine settimana.
In quel piccolo borgo di un paese poco noto della Francia meridionale mi piace tornare, anche solo per un paio di giorni, giusto il tempo per verificare che tutto sia in ordine, come lo ricordavo. Ritorno su quella panchina e ne approfitto per ascoltare il mio cambiamento, per verificare la mia nuova strada. Il luogo è lo stesso ma mi siedo al crepuscolo e vedo un tramonto diverso e la sera il cielo ha delle stelle più luminose.

Nell’immagine: Sogni, di Matteo Vittorio Corcos

A Firenze da Zà Zà

Stavo facendo ordine tra i materiali e ho trovato questa foto nel mio archivio.
Ho ripensato a una serata di tre anni fa che mi ha portata per caso in questo locale. Mi trovavo in viaggio con qualche amica, la nostra meta era Cortona ma a Firenze avevamo deciso di fermarci per ammirare le bellezze della città. Due passi verso il Duomo e una capatina fino alla Basilica di San Lorenzo; dovevamo cenare ed eravamo certe di trovare un posto accogliente vicino al mercato. Ne abbiamo provati tanti, era tardi e nessun oste ci voleva accogliere. Continuavamo a chiedere, dicevamo che ci saremmo accontentate di qualcosa di freddo, ma tutti erano già in chiusura. Poi arrivammo da Zà Zà, incontrammo una ragazza sorridente che ci fece accomodare, ci diede del pane con l’olio e ci portò un bicchiere di vino. La cucina era in chiusura ma c’era tempo per ordinare ancora qualcosa, la scelta era limitata, anzi forse non c’era neanche la possibilità di scegliere, credo che ci abbia portato lei qualcosa scegliendo tra ciò che era rimasto, ricordo solo che era buono. Il locale, ormai vuoto, era dedicato a noi; il personale disponibile attendeva che noi finissimo la cena in pace e tranquillità, senza fare pressioni. Alla fine, al momento del conto, ci prodigammo in ringraziamenti per l’ospitalità. “Ci mancherebbe!” Disse la ragazza che ci aveva accolto, per lei era stato facile essere gentile ed educata ma spesso questo atteggiamento non è scontato.  Da Zà Zà ci devo tornare.